Che fare una volta avuta l’ennesima conferma che ciò che avevamo previsto si sta realizzando?
La “seconda repubblica” nata per mano dei magistrati ma per volontà dei circoli finanziari e industriali che tiravano le fila da dietro le quinte, sta franando sotto i colpi dei medesimi che l’avevano imposta agli italiani.
Viene da ridere della dabbenaggine di coloro che si sono fatti spremere come limoni e poi cinicamente gettare in pasto alla rabbia popolare. Ci si può incazzare per i sermoni che, con prosopopea pari all’ipocrisia, ci ammanniscono quotidianamente giornali, radio e televisione: cioè gli strumenti brutali delle peggiori operazioni subite da questo Paese.
Ma, soprattutto, c’è da essere addolorati per le misere condizioni della nostra Patria.
Qualcuno propone la convocazione di una Assemblea Costituente. E’ la proposta che non da oggi sostiene Società Aperta, associazione diretta da Enrico Cisnetto, economista e giornalista che molto stimiamo. Concordiamo: sarebbe la via maestra, la più lineare e corretta. Ma, escluse rivoluzioni che nessuno è in grado di fare (e che è bene non fare), tale Assemblea dovrebbe essere convocata dagli stessi che si vogliono mandare a casa. E, come è noto, non si sono mai visti i tacchini accorciare i tempi per finire su qualche tavola imbandita.
Nella speranza di poterci un domani ricredere, per l’oggi ci permettiamo di proporre piccole e poche “istruzioni per l’uso”, al fine di affrontare meglio i tempi grami che ci attendono.
Primo: cercare di passare da coglioni, per la seconda volta in venti anni, non è possibile. Così come nel lontano 1992, le avvisaglie del passaggio dalla padella alla brace, ci sono tutte. Non si dica, come allora, non sapevamo quanto costassero i partiti, non ci avevamo niente a che fare, se c’eravamo dormivamo. Come quelli della prima, anche i politici della “seconda repubblica” erano omaggiati, rincorsi, blanditi e contesi. Ricordate le folle plaudenti al passaggio di Berlusconi? Ricordate le adunate di milioni, trilioni di persone strombazzate da centrodestra e centrosinistra? E le valanghe di partecipanti alle primarie per Prodi e per Bersani, compresi divi della TV, grandi banchieri, i soliti intellettuali, etc? Dunque: c’eravate, eccome. Nessuno dormiva.
Secondo: le procure hanno fatto partire i primi colpi di maglio per demolire il potere politico. Dobbiamo pretendere prove inoppugnabili, non vaghi teoremi nei quali si disquisisce di fantomatiche organizzazioni segrete e criminali. Fatti vogliamo dai magistrati, non analisi sociologiche. Non accettiamo che la maggior parte degli inquisiti risultino poi innocenti dopo essere stati rovinati. E l’abuso della carcerazione preventiva a mo’ di tortura per ottenere confessioni e chiamate di correo dovrà essere bandito.
Terzo: non tolleriamo strabismi giudiziari. Gli italiani hanno capito da tempo che la corruzione riguarda tanto il centrodestra quanto il centrosinistra. Non solo: riguarda la politica ma, ancora di più, i protagonisti dell’economia nei riguardi dei quali si indaga molto meno. Magari è più difficile. Ma, almeno, ci provino.
Quarto: se, alla fine di tutto il casino, si vorrà proporre al Paese un cambiamento, che sia effettivo. La “seconda repubblica” è stata spartita esattamente a metà fra centrodestra e centrosinistra. Spartizione di beni e privilegi per se e per gli amici; ma anche spartizione del tempo passato al governo nazionale e dei governi locali e regionali. Dunque: l’ideale sarebbe che nessuno dei protagonisti degli ultimi venti anni si ripresentasse. Ma ci accontenteremmo che non si lasciasse da un lato il deserto, dall’altro una “gioiosa macchina da guerra” già pronta.
Quinto: basta deleghe in bianco. Facciamo pure finta di credere che nessuno si era accorto delle leggi elettorali “porcata” come quella che il centrodestra ha copiato pari pari alla Regione Toscana, da sempre di sinistra. Ora tutti lo sanno che dalle leggi elettorali dipende la possibilità non solo di scegliere, ma anche e sopratutto di controllare.
Chi dovrebbe fare tesoro di queste istruzioni? Un sacco di gente: il presidente della repubblica, i pubblici ministeri ed i giudici, i giornalisti e gli intellettuali che volessero affrancarsi, gli imprenditori che davvero accettano le regole del mercato. Ma, in particolare, le donne e gli uomini un po’ troppo distratti e che non vogliano nuovamente cadere dalla padella nella brace.
Nicola Cariglia

Caro Nicola,
perchè si capisca come funziona la Stampa in Italia, sopporta se ti allego, con taglia e incolla, il mio intervento ad un articolo di Segio Romano sul Corriere della Sera, ovviamente censurato, con due invece, ovviamente pubblicati:
Trevigiano-Sono stanco dei santerelli Piemontesi, bravissimi a dimenticare le loro colpe: Fascismo, rovina dell’Italia, rapina del Sud e del Nord Est, riversandone colpa al destino cinico e baro.
Con le mani piene di sassi per gli altri: Piemontese coltello in mano e sorriso cortese, resta a casa tua, sono stanco di chi ci ha portato alla rovina.
psbq53-COMPLIMENTI;Complimenti Sergio Romano per la sua attenta analisi sulla situazione nella quale si trova Tremonti. Sono proprio curioso di vedere cosa Tremonti le risponderá.
qawasa-Bravo Sergio Romano;Ancora una volta Sergio Romano ha con lucidità ed acume censurato in modo puntuale un comportamento apparentemente non corretto da parte di un potente. Bravo.
GRAZIE PENSALIBERO CHE COMINCI A FARE LUCE ANCHE SU QUESTO.
una legge sulla corruzione dovrebbe vedere punibile solo il corrotto, con severa pena prestabilita fissa qualunque sia il caso. Giudici e avvocati discuterebbero solo del quid. Divieto di carcerazione preventiva.
Il problema vero l’ ha centrato Mercanzin…sul piatto mancano non i soldi ,ma i valori . Quelli religiosi e morali non ci sono più , quelli sociali sono evanescenti ed occasionali; negletti tutti ed offuscati da “nuovi “valori ,che tali non sono mai stati,rivendicati comunque da minoranze che cercano di imporsi oltre la propria reale consistenza …conta solo il potere ,di cui la politica è il viatico più semplice .
E che tra i “poteri” ci sia intesa ( economico,politico ,giudiziario ) appare naturale . La soluzione sarebbe trovare il modo a che la politica controlli ed indirizzi gli altri poteri non mercanteggi con essi. Ma senza valori conclamati non si può.
Bisognerebbe sconfiggerE questa classe dirigente con un brevissimo periodo di OCLOCRAZIA. Con una sottoscrizione della maggioranza degli elettori per un nuovo plebiscito. Solo così si by-passerebbe un Parlamento che rappresenta solo se stesso, ma che gode della possibilità di fare Leggi che tutti debbono osservare. Del resto, uscire dal gioco politico è impossibile e dire che la politica è sporca non risolve il problema. Il fatto è che non si può essere dei Saviano che fa i soldi con GOMORRA e non accorgersi che il RIGORE MORALE di un popolo, soggetto alle promesse e abituato agli eccessi del permissivismo, è sceso all’ultimo piano dello scantinato sociale.
A che valori siamo legati: alla fede religiosa?; all’onestà?; alla famiglia?; al matrimonio?; al rispetto del prossimo?; AL SACRIFICIO?; ed altro. Mi sembra ormai di no: neanche alla ricchezza, ma solo es esclusivamente al VILE DENARO. L’uomo ITALICUS si sente ormai onnipotente, permettendosi di rivendicare tutto senza mai ricambiare nulla. E non fraintendetemi: anche l’ultimo dei diseredati ha perso l’umiltà.
Serve quindi un colpo di reni: UN’IDEA FORTE: qualcosa che faccia riflettere i PADRI sull’avvenire dei figli e del FIGLI sulla prospettiva del loro avvenire.
Siamo ormai all’esaltazione della droga, della diversità, dell’eutanasia, della supremazia, per cui rifiutiamo i lavori umili,ecc. Non condanniamo i clandestini (non gli immigrati, non confondiamo: l’immigrato non ha bisogno di fare il clandestino!) spacciandoli per poveri e sfortunati, quando per la maggior parte, sono avanzi di galera che si pongono al servizio dei nostri avanzi di galera.
Allora: PROPONIAMOCI IN TUTTO IL PAESE PER UNA RACCOLTA FIRME PER UNA NUOVA STAGIONE COSTUTUZIONALE VERA ED APPLICATA, con alcuni punti di base fermi, sul tipo dei 10 comandamenti ovvero delle leggi della REGINA dei Maori (mi pare).
Uno sforzo sovrumano di un popolo che, se e vero che dice di essere stanco, non dovrebbe avere difficoltà a sostenere ed a sottoscrivere. Altrimenti teniamoci quello che passa il convento e non firmiamo REFERENDA che servono solo a qualche furbastro per by-passare la Legge sul FINANZIAMENTO DEI PARTITI!
Caro Nicola,
Come vedi dal precedente contributo, ti voglio così bene, che a esprimerlo mi sembra d’avere già terminato.
Volendo continuare, direi di non sottovalutare comunque, la novità democratica in atto in questo preciso momento.
Per la prima volta in assoluto, il governo eletto, continua a governare fino alla fine della legislatura, nonostante tutti gli inganni, imbrogli mediatici, truffe di poteri oscuri, persino nonostante il tradimento dei soliti Italiani, che l’avevano eletto: Possa il Cavaliere, se degno di questo nome, portare il cavallo alla morte piuttosto che al solito tradimento.
Poi quando tutti capiranno, che le elezioni sono una cosa seria, non valgono poi i se e i ma, le cose miglioreranno, perché tutti capiranno che chi vince governa nella buona e nella cattiva sorte: Caveat victo.
Caro Nicola
Sono d’accordo con quanto dice Traquandi “un’analisi secca, precisa, completa e sincera”. Condivido anche la necessità di trovare una soluzione super partes (vedi Cisnetto) facendo “tesoro di queste istruzioni”.
Allora mi chiedo se sarebbe possibile proporre una Legge di iniziativa popolare finalizzata a porre la questione sotto l’egida del Capo dello Stato e della Corte Costituzionale. Queste Istituzioni super partes avrebbero il compito di evidenziare (con quella chiarezza dell’ultimo discorso di Napolitano ai nuovi magistrati) le cose che non sono più compatibili con la vita civile italiana e che devono essere cambiate nelle varie componenti politica, giudiziaria ed economica.
Un eventuale voto popolare, favorevole a questo, non darebbe sufficiente forza a Istituzioni che, per loro natura, altrimenti non le avrebbero?
Non sarebbe possibile, a quel punto, dotare il Quirinale e la Corte, una tantum, di poteri di indirizzo e sollecitazione verso le componenti di cui sopra?
La situazione è nuova nella sua drammaticità e va affrontata con mezzi nuovi. Francamente non so se quanto ipotizzato possa essere anche solo pensato. Però l’ottica va cambiata (come ho cercato di dire nella piccola storia che hai avuto la bontà di pubblicare). E ho avuto l’impressione che le tue parole, molto più pragmatiche e aderenti a una realtà riconoscibile rispetto alle mie, che anche tu vedessi come irrevocabile la necessità che tutti inizino a fare un passo indietro prima della catastrofe.
Di nuovo un’analisi secca, precisa, completa e
sincera. Nicola è persona dabbene e saggia.
Io, che continuo ad essere, ed oggi è così
difficile, laico, repubblicano, mazziniano ed illuminista, non posso che essere d’accordo
con lui.
Ci fu un tempo in cui mazziniani, socialisti, liberali e riformatori democratici si avversavano,
nella battaglia politica per le diversificate soluzioni che proponevano all’elettorato.
Oggi, allorchè molte di quelle istanze hanno trovato soluzione, di fronte alle moderne problematiche sociali, etiche, economiche ed ambientali, da tempo sosteniamo che giocoforza dobbiamo fare fronte comune e
formulare al paese una credibile proposta.
Lavoriamo assieme per arrivarci.
Renato Traquandi
Mi fa piacere leggere da un laico/socialista che stimo (Nicola Cariglia) un messaggio sano alla Magistratura. Nella seconda repubblica la nostra parte, quella laica e socialista, si è sempre arroccata in aristocratico distacco (per non dire disprezzo) verso tutto quello che è Magistratura.
Ho sostenuto, e sostengo ancora, che questa avversione preconcetta è il rovescio della medaglia del “partito dei giudici, sedicente legalitario, sedicente manettaro” che pure esiste. E questa contrapposizione avvilente – perché non è utile a nessuno – è stato l’elemento su cui si è fondata l’intera seconda repubblichetta con Berlusconi da un lato e Di Pietro (con il suo suggeritore) dall’altro.
Ho sostenuto, e sostengo ancora, che con la fine del berlusconismo i veri problemi della Giustizia restano intatti se non aggravati.
Perché noi laici e socialisti non lanciamo la pietra nello stagno su questo problema?
Ma dobbiamo farlo dentro un nuovo centro/sinistra tutto da insediare ancora.
Ne riparliamo a settembre