• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Il dittatore che sta giocando con l’arma nucleare

Washington sta trattando con Pechino, guardando nel fondo degli occhi Pyongyang, cercando di tranquillizzare Tokio. Una sorpresa, dunque, ma tutt’altro che priva di una logica militare e politica.

di Alberto Pasolini Zanelli | 26 Dicembre 2017

Detto così, sembra la ripetizione di una abitudine della Superpotenza americana: la promessa di un intervento militare nel caso che il potere e le istituzioni di un altro Paese stiano crollando e minacciando i vicini. Invece non c’è niente di “solito”, perché l’offerta non è rivolta alle autorità di un Paese amico, ma alla nazione che in questo momento rappresenta il più grave pericolo per tutto il pianeta, compresi e anzi in prima fila gli Stati Uniti. Non è un’offerta né un ultimatum a Kim Jong un, il dittatore che sta giocando con l’arma nucleare, minacciando un attacco a qualche sua frontiera e nominando spesso e in maniera truce prima di tutti Washington. L’America ha risposto più d’una volta a queste eventualità, facendo balenare una rappresaglia di “fuoco e fiamme” e cioè la distruzione della Corea del Nord.

Adesso egli, oltre a minacciare, promette, allo stesso indirizzo ma a un interlocutore diverso e ipotetico. Non riguarda una sempre possibile e sempre temuta aggressione di Kim, bensì le conseguenze di un abbattimento del suo regime, che metterebbe delle testate atomiche e dei megamissili in mani ignote come conseguenza di uno sfacelo di tutte le strutture nordcoreane, che a sua volta sarebbe conseguenza di un abbattimento del regime, probabilmente accompagnato dall’uccisione di Kim. Da vivo egli fa paura, ma da morto un vero e proprio terrore planetario. I consiglieri di Trump sono riusciti a convincerlo di un pericolo e concreto fino a pochi giorni fa non menzionato. Trump contempla adesso l’ipotesi di “qualcuno di peggio” a Pyongyang, di un caos di violenza tale da rovesciare il dittatore ed ereditarne gli ordigni dell’angoscia, per regalarli addirittura al caos. Si immaginano le sfere nucleari a disposizione del primo che passa, possibilmente peggiore del dittatore di oggi perché sconosciuto e interamente imprevedibile. Sarebbe il terrore in primo luogo per la Corea del Sud, autentica vicina di casa e poi per il Giappone e per le due Superpotenze: la Cina e l’America. In questo caso avverte Washington non si starebbe con le mani in mano ma si ricorrerebbe a un’azione militare senza regole e confini, senza neanche l’efficacia di un ultimatum che ha senso solo se ha un preciso indirizzo.

Un discorso inatteso ma chiaro, non lasciato a un portavoce qualsiasi ma spedito personalmente dal “ministro degli Esteri” Usa, il Segretario di Stato Rex Tillerson e immediatamente confermato da Kim in persona, che ha confermato l’esistenza di “piani di contingenza” e rivelato che contatti sono già in corso con la Cina, idealmente per una strategia comune ma in un contesto diverso estensibile a una vera e propria concorrenza. Washington sta trattando con Pechino, guardando nel fondo degli occhi Pyongyang, cercando di tranquillizzare Tokio. Una sorpresa, dunque, ma tutt’altro che priva di una logica militare e politica, di dimensioni senza precedenti, che finora ha raccolto cauti consensi in varia forma in tutto il mondo. Dovrebbe unirvisi, secondo logica, lo stesso governo nordcoreano. Cosa che non accadrà, ma che potrebbe servire ad ammorbidire le furie di Kim, che potrà non ammetterlo, anche se avesse già iniziato a riflettervi. Quasi altrettanto immediato come il monito al dittatore in carica che c’è chi si preoccupa della sua morte ancora di più che di lui vivo. Kim non potrà far finta, anche se rimane per ora improbabile la conseguenza di un’immediata apertura di dialogo. Se lui non ascolterà potranno ascoltarlo i suoi nemici occulti e invidiosi, che potrebbero non avere scrupoli di fronte a un personaggio che per consolidare il proprio potere ha sterminato la propria famiglia.

Non si è dunque aperto finora un dialogo, ma se ne mettono in tavola le materie prime. È improbabile che Trump, non solo a causa della sua inesperienza assorba il piano strategico che è alla base della minaccia e offerta della Casa Bianca. Quello che però fra l’altro sembra delinearsi è un’indiretta solidarietà da parte della seconda superpotenza nucleare del pianeta: la Russia. Che formalmente non è parte della crisi originata dalla Corea del Nord, ma ha un suo peso planetario, soprattutto per quanto riguarda i rapporti con l’America. È difficile che sia una totale coincidenza il riavvicinamento proclamato negli ultimi giorni almeno due volte da Vladimir Putin. Un elogio e un ringraziamento. Una telefonata dal Cremlino per riconoscere ed esaltare i successi degli Stati Uniti – e dunque di Trump – nel campo dell’economia mondiale, compresa la citazione della brillante crescita a Wall Street, definita da Putin una straordinaria performance economica. E un paio di giorni dopo un gesto ancora più impegnativo e senza precedenti: il ringraziamento, sempre per telefono dal Cremlino alla Casa Bianca, di Putin a Trump per il contributo dato dallo spionaggio americano a scongiurare alla Russia una sanguinaria congiura terroristica che avrebbe dovuto colpire rovinosamente un monumento religioso e cristiano come la cattedrale di Kazan sulla Prospettiva Evsky a Sanpietroburgo. Un monumento non antico ma costruito in anni difficili e importanti per la Russia, cioè all’inizio dell’Ottocento. Per la seconda volta in tre giorni, Vladimir Putin, nel bel mezzo della polemica politica a Washington per le presunte “interferenze” delle “spie di Putin” nelle elezioni presidenziali americane, ha manifestato gratitudine e solidarietà. Due sentimenti che non capitava più di ascoltare dopo il progressivo inasprimento dei rapporti fra le due Superpotenze dai giorni in cui le ostilità avevano fatto temere il tramonto del “miracolo” costruito da Mikhail Gorbaciov e da Ronald Reagan.

Alberto Pasolini Zanelli      (letter from Washington)

Pasolini.zanelli@gmail.com

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, casa bianca, cina, crisi, discorso, disposizione, dittatore, elezioni, governo, mondo, nazione, putin, regime, stati uniti, usa, wall street

Info Alberto Pasolini Zanelli

Alberto Pasolini Zanelli, giornalista e scrittore da anni residente a Washington.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti