• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Disinformazione russa

Invece di ridicolizzare le iniziative del Copasir i direttori dei giornali farebbero meglio a mobiltare i loro giornalisti investigativi per scavare in profondità le tecniche della disinformazione russa, nonché i suoi risvolti nel nostro paese. Di Marco Mayer

di Marco Mayer | 8 Maggio 2022

Il Copasir fa benissimo ad avviare un supplemento di istruttoria sul fenomeno della disinformazione russa. Non è certo un argomento nuovo per il Comitato e tanto meno per l’  intelligence italiana. Tuttavia, sarebbe ingenuo domandarsi perchè fino all’invasione russa dell’Ucraina i decisori politici non abbiano tratto  conseguenze operative da ciò che era ampiamente noto. Come non richiamare a questo proposito  i vincoli  energetici e bancari che hanno legato Italia e Russia nell’ ultimo ventennio? Ma con l’ invasione dell’ Ucraina  sembrano  profilarsi  alcune novità nella narrativa russa  su cui e’ utile che il COPASIR accenda i riflettori. 

Invece di ridicolizzare le iniziative del Copasir (definite  “neurodeliri” da alcuni dei giornalisti italiani più famosi,  Marco Travaglio in primis) i direttori dei giornali farebbero meglio  a mobiltare i loro giornalisti investigativi per scavare in profondità le tecniche della disinformazione russa, nonché  i suoi risvolti nel.nostro paese. Intendiamoci la libertà di informazione é sacra e  non c’è niente da censurare. C’ e’ solo da studiare sodo per comprendere come funziona la  grande macchina della  disinformazione russa.  Non dispongo di informazioni  aggiornate, ma qualche anno fa si stimava che solo a Mosca ci fossero un migliaio di persone impegnate a vario titolo in questo tipo di attività che – come é  noto  – affonda le sue origini nella storia stessa dell’ URSS.

In realtà, dopo la dissoluzione dell’ Unione sovietica,  durante il periodo di Eltsin e nella prima fase di Putin (più o meno sino al 2007) è improprio parlare di  disinformazione aggressiva così come avveniva ai tempi dell’URSS. Negli anni novanta il vero problema di Mosca era la sua scarsa  reputazione internazionale ovvero come  migliorare la propria immagine duramente colpita dagli scandali e dalla diffusa criminalità finanziaria. Cito a questo proposito un ricordo personale. Nel 1997 ho partecipato, in rappresentanza del sindaco di Firenze,  alle celebrazioni del 750° anniversario della fondazione di Mosca. L’ iniziativa,  che si tenne al Cremlino, fu organizzata dal sindaco di Mosca  Luzkhov con il supporto di una società di PR di Londra. Ciò che mi colpì  fu la vastissima partecipazione  dei manager di quasi tutte le più importanti aziende del mondo, che segnalava quanto tali aziende vivessero con grande  speranza l’apertura economica e culturale della Russia al mondo. 

Le cose , come sappiamo, andarono diversamente.   Nell’ anno successivo – il 1998 – la  Russia fu colpita da una  crisi finanziaria durissima. C’ è chi sostiene che di fronte al collasso finanziario  l’ occidente avrebbe dovuto intervenire in modo più consistente.  E su questa presunta inadempienza fu lanciata una prima campagna di influenza sul presunto complotto anti russo dell’ occidente.

Forse si poteva in effetti fare di più, ma il vero problema non era la quantità degli aiuti. Almeno un terzo delle decine di miliardi di dollari inviati a Mosca dal Fondo Monetario Internazionale sparirono letteralmente nel nulla. E questo  fu solo  il caso di corruzione di maggiori dimensioni. Per inciso ricordo che con la sparizione del denaro si moltiplicarono gli oligarchi e accrebbe  il potere di ricatto di chi (negli apparati dello Stato) era a  conoscenza delle transazioni finanziarie occulte effettuate nei paradisi fiscali.

Quando Boris Eltsin scelse Vladimir Putin come successore il corteggiamento russo  dell’ occidente continuò per diversi anni con l’ aiuto di società di PR europee e americane. In Italia il summit di Pratica di Mare fu il momento più significativo di questo apparente disgelo. In questo clima di cordialità, durante tutto il primo  decennio di Putin al governo, le aziende energetiche russe –  Gazprom in primis –   trassero  grandi vantaggi, aumentando  la dipendenza energetica del nostro paese dalla Russia.

A proposito di risorse energetiche non possiamo inoltre  dimenticare che nel 2011 la Russia (con il suo voto di astensione nel Consiglio di Sicurezza dell’ ONU)  consentì l’ intervento militare in  Libia contro Gheddafi  proprio con l’ intento di allargare la sua influenza energetica e militare  in quel paese a danno nostro  e  non solo.

E’ proprio in questo stesso periodo che la macchina della  disinformazione russa crea due narrative che segnano una precisa discontinuità con la fase precedente. Si comincia allora –  anche se in circoli molto ristretti – a far passare l’ idea che l’ occidente avrebbe sbagliato tutto dopo la caduta del muro di Berlino. Il ragionamento che si cerca di far passare è che in seguito alla dissoluzione dell’URSS  la NATO era diventata inutile e pertanto andava sciolta. Con il passare degli anni questa campagna di influenza si e’ allargata a vari circoli intellettuali e ha trovato negli ultimi tempi  sostenitori anche in occidente.   Un secondo punto della disinformazione russa è stata una pervicace campagna “sovranista” all’insegna di tre binomi tradizionali: patria e xenofobia,  religione e Stato , famiglia e maschilismo.

In Europa e in parte negli Stati Uniti questo messaggio xenofobo  ha avuto fortuna anche perché ha collegato in modo strumentale terrorismo e immigrazione. Mosca su questo fronte è  stata molto attiva: i prestiti bancari russi alla Le Pen  sono ben noti, ma al di là di questi aiuti  pratici, Putin e la Russia sono diventati miti e icone dei partiti  populisti  europei. Arrivando al passato più recente, in Italia il governo giallo verde – indicato da Steve Bannon  come  modello ideale – ha visto migliorare nettamente le relazioni con la Cina e con la Russia; basti pensare all’ attivismo moscovita con il partito di Putin Russia Unita  sia  del leader della Lega  Matteo Salvini sia del pentastellato Manlio Di Stefano.  .

Il terzo  aspetto è  più recente e strettamente  collegato al Covid. Dalla Russia sono state  quotidianamente alimentate le campagne NO vax forse nella speranza di indebolire e dividere l’ Europa, gia’ duramente provata dalla pandemia. Sotto questo profilo l’ analisi dei flussi informativi fa emergere una sostanziale continuità tra i messaggi  No Vax e i messaggi di  sostegno all’ invasione russa  in Ucraina  su una miriade di canali social di matrice russa e/o bielorussa. 

Dopo 20 anni di potere incontrastato forse Putin ha commesso due errori fatali. Ha pensato di avere l’Europa in pugno con  il gas e il petrolio,  ritenendo che i politici europei fossero tutti della medesima pasta  di  Gerard Schroeder e che l’identità Ucraina fosse una identità fittizia, come la sua propaganda ha cercato di sostenere  in tutte le salse. L’ Europa e soprattutto  la resistenza ucraina lo hanno smentito su tutti e due i fronti.

Non sappiamo ancora l’esito della guerra. Certo  se scusarsi per l’intervista di Lavrov a Rete 4  è  un gesto insolito per Putin,  subordinare la salvezza di donne e bambini alla resa dei combattenti è  un ricatto meschino e odioso. Forse  la lezione da trarre è  che le bugie hanno le gambe corte e la disinformazione e la prepotenza  potrebbero  avere un effetto boomerang per il Presidente Putin e per la sua cerchia di amici. 

Marco Mayer

Pubblicato in : EditorialeTag: 2011, anni, anniversario, caduta del muro, celebrazioni, cina, crisi, crisi finanziaria, europa, finanziaria, firenze, gheddafi, giornali, governo, immigrazione, informazione, intervista, italia, lega, libia, mare, mondo, nato, persone, putin

Info Marco Mayer

Nell’arco degli ultimi trenta anni Marco Mayer ha svolto un’ intensa attività in campo internazionale, ricoprendo una molteplicità di ruoli : dalle relazioni commerciali alla promozione del Made in Italy, dalle operazioni civili e militari di pace alle attività di ricostruzione e riconciliazione post/conflitto; dall’emergenza umanitaria alla cooperazione allo sviluppo . Nell’ultimo decennio Marco Mayer, a lungo negli anni Ottanta Assessore alla Cultura della Regione Toscana, ha messo a frutto la sua esperienza sul campo, dedicandosi prevalentemente alla ricerca ed all’insegnamento universitario presso l’Università di Firenze dove insegna “Politica Internazionale” Dal 2003 insegna, inoltre, “Responsibility to Protect” and Post Conflict Management al Master “Human Rights and Genocide Studies” , promosso dall’Università di Siena, Kingston University – Londra , Collegium Civitas – Varsavia, Universität Viadrina – Francoforte. . Dal 2011 partecipa, infine, al programma di ricerca “Global Governance Programme” promosso dal Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti