Un atto di generosità e di speranza questo “discorso alle generazioni” di Umberto Franchini. Dettato dalla passione politica che, però, in Umberto fa tutt’uno con la passione per la poesia, la filosofia, la letteratura, la cultura. Per Franchini la politica “reale”, quella che vediamo con sgomento tutti i giorni, nemmeno dovrebbe esistere. E’ inconcepibile che una parte tanto importante e determinante del destino delle persone sia disgiunta dalla passione culturale. Quest’ultima ci rende migliori. Pertanto solo una politica che ne fosse fortemente influenzata sarebbe in grado di parlare alla società: di comprenderla, di interpretarla e, quindi, di trovare le giuste soluzioni. Quello di Franchini è un sogno. Perché è fortemente in odore di verità. (n.c.)
… Una poetica della politica.
Sulla cui assenza si è infranto il distinguo epico. Tra. Diseredati e sazi. Impediti e dominatori. Violentati e aguzzini. Ammassandoli. Nella società dell’abbandono e dell’equivoco. …
discorso alle generazioni

Viviamo tra le condizioni di un “è” distratto alla diversità – pure implicita in sé- del “poteva essere“ o del ”potrebbe essere “.
E l’”è” ci rende ignari se i “potrebbe essere” – gli altri “è” – si manifesteranno da sé. In un futuro remoto. Attraverso spurghi dei dogmi percettivi.
Tutto è nel paradigma. Del ri-generarsi o mutare. O altrimenti. Ri- qualificarsi e ri-vivere. In percorsi e destinazioni di un transito senza misure. Finanche impercettibili o anomali. Sino. Al niente o all’assoluto silenzio. All’infinitesimo o all’incommensurabile espanso.
Gli uni e le altre. Brulichii di sintesi. Per altri dogmi.
Molteplicità di condotte del divino.
Potremo. O. Dovremo. Pervenire e immergerci nella nudità.
Nella esasperata articolazione. Delle pulsioni e delle passioni. Dei disagi e degli amori.
In questa nudità. Discernere. La effimera compostezza della nostra contemporaneità. E. La barbarie. Pretesto della nostra provvisorietà. E. La inconclusione della correlazione comunità-stato/delirio vivente.
E. La minaccia. E. L’annientamento. Della poesia.
Poesia che ci slancia. Nell’oltre tempo. Nell’oltre umano. Svincolandoci dalle incertezze: Della fisicità. E. Dei dinieghi. E. Delle devastazioni. E. Del turpiloquio. Che l’essere-umano declama verso se stesso. Per la sua sopravvivenza.
Se non infonderci. Sapere. Almeno.
Per invocare. Per praticare. La poetica della politica. Sintesi delle congiunzioni. Innesco del dinamismo civile.
Privato di essa. La correlazione comunità-stato/delirio vivente è gracile. Corruttibile.
E la fragilità fonda e si affonda. Nelle categorie. Nelle appartenenze certificate. Nel destino. Assegnato immodificabile. Alle appartenenze.
Nella generazione e nutrimento. Della “ignara madre fascinosa”. Il dominio. Il rovescio insabbiato della sfinge.
Il fine ne resta ignoto. Flussi. Evenienze. Determinismi. Mutevolezze. Possibilità. In alternanza abbacinante. Baloccata. Tra. La conflittualità sulle necessità primarie. E. Le incognite religiose. Poi. Esperienza solitaria. E. Costrizione mistica.
È la premessa. Cui si dovrebbe fare costante monito. Per ogni destinazione di quelle che si definiscono politiche. Ovvero. Ordine/caos dei gruppi umani. E delle singolarità. Che in essi agiscono.
La contemporaneità la esige. Nel suo stato di crisi. Di perenne divenire.
Non altrimenti potrà darsi inizio al tragitto. Che investirà la centesima. O millesima. O milionesima. Generazione a venire.
In ogni forma di presenza. Anche. Dissolvenze angeliche. O. Risuoni di passato.
La pervicacia al tragitto avrà senso e cadenza. Se gli atti dell’oggi ne antecederanno le condizioni. Anche di un futuro ravvicinato.
Nessuna pietra. Per la costruzione di un monte: Può essere posta sul ciglio di un baratro.
Agitiamo la compiacenza affermativa della fisicità. La perpetuazione della fisicità. Anche attraverso. Dii o dei. Anche senza. Dii o dei.
Un processo di accumulo del piacere. In una trasversalità. Temporale e geografica. Che si è alimentata e si alimenta. Che si è preservata e si preserva. Con. Il bisogno. La solidarietà. La paura. L’assorbimento. Alternante. E. L’annullamento. Persistente. Di ciò che è esterno.
Sono le funzioni. Del sacerdozio della “ignara madre fascinosa”.
Sacerdozio. Élite.
L’élite concede indigenze. Asserve indigenze. Le manipola. Le snatura. Le redime. Le rinnova.
L’élite promuove la lotta. Il conflitto verso se stessa. Le mutazioni in cui impantanare la memoria. Nel futuro.
Il piacere è immutabile. Incrementabile. Indefettibile.
Il piacere incombe. Sulla coesione di una comunità vaneggiante.
Ne sancisce la sinteticità. Su cui fondare le alternatività. Ne delimita i confini strategici. Gli abbandoni. Cui sarà preventivamente costretta.
Partecipi ancora. Stupefatti. Intontiti. Tra assorbimenti. E annullamenti. In un processo di pretese: Lobbistiche. Reazionarie. Oscurantiste. Forcaiole.
Insinuazioni e fermentazioni. Del piacere.
Affabulazioni. Maschere. Anatemi. In una caleidoscopica appartenenza taumaturgica. Risolutiva Che vizia le ragioni delle analisi. Rendendole disinvoltamente acquiescenti. All’occultamento.
Corre allora consegnare la comunità. A una poetica della politica. O. Consegnare alla comunità. Una poetica della politica.
Sulla cui assenza si è infranto il distinguo epico. Tra. Diseredati e sazi. Impediti e dominatori. Violentati e aguzzini. Ammassandoli. Nella società dell’abbandono e dell’equivoco.
E la contemporaneità non può non correggersi dal crollo nel vago. In cui prestano la loro esistenza. Gli emarginati e i diseredati. Gli sfruttati e i perseguitati. I creatori e i giocatori del cielo.
Vago. Che asseconda la prospettazione della società dell’abbandono e dell’equivoco. Sollecitata alla appropriazione di un disarmonico uso. Delle tecnologie e delle economie.
Nel vago. Nella servitù alla élite. Non fu. Non è. La percezione del futuribile. Le mutazioni che imponevano. Le fughe dagli agguati.
Mancò la volontà di indagare. Di annusare.
Poetica della politica. Come indipendenza delle esigenze. Come lotta al commercio delle culture. Come lotta alla massificazione delle informazioni. Come lotta alla robotizzazione umana. Come modo del linguaggio. Di un linguaggio che lanci i segnali dell’urlo primordio.
La natura visibile insegna i tempi. Dell’adattamento.
Trascurando il nostro antropocentrismo nobile deformiamo i processi. Mossi dalla pretestuosa ambizione di alterare le necessità.
Discernendo. Si dovrà essere vigili. Astenendosi dall’alimentare le voci. Frammentate e frammiste nell’abuso dell’individualità. Nell’assenza degli spazi oltre.
La condizione di impedimento.
L’evoluzione non può essere sprecata nel riciclo dei rammarichi.
La storia è satura. Di illusioni. Di sperimenti. Di pentimenti. Di riparazioni. Di maledizioni. La predazione è l’incompiuto della evoluzione.
Il futuro non può essere discosto dalle difformità.
Occorre metter mano Alla civiltà delle molteplicità.
Producendo. Esasperando. Movimenti. Di disgregazione. Di resistenza. Di proposta.
Occorrendo la formazione di una classe. Di operosi. Di disvelatori. Di quelli che vivono rantoli e sangue. Nelle trincee. Nella barbarie. Nelle solitudini. Della curiosità. Della coerenza.
Per sedurre. la “ignara madre fascinosa”.
Dalla cosmogonia siamo pervenuti. Alle nanotecnologie. Alla biogenetica. Abbiamo imitato il fuoco e la voce degli dei. Ma abbiamo perso il mito. La elargizione del mito. L’uguaglianza del mito. Ingabbiando la ricerca. Nei brevetti.
Nella lotta ai brevetti. La liberazione della scienza. La opportunità planetaria della scienza. La smilitarizzazione e la decommercializzazione della ricerca.
Occorre un ripiegamento. Sottrarre la produzione intellettuale. Della ricerca e delle derivazioni applicative. Alla economia del libero mercato. Riconducendone la gestione alle comunità.
E. Nell’ordine/caos la consapevolezza è nel dopo.
Se non sedotta. La “ignara madre fascinosa” manovrerà. L’appropriazione delle risorse primarie. La distribuzione energetica. I flussi comunicativi.
Tutto ciò che sarà. Oltre essa. Sarà. Il di fuori da essa.
Il niente. E il niente potrà solo esporre il niente. Della guerra. Della carestia. Della miseria. Della desertificazione dell’immaginifico.
Per un nuovo e più isolante feudalesimo. Giocato anche sui confini. Delle conflittualità religiose. Il sigillo umano. Non rivelato. Dell’apocalisse.
Nel comune interesse planetario. A ogni popolo. A ogni etnia. A ogni comunità. Non può. Non potrà. Essere negato il lavorare la propria storia. Sul territorio coltivato per le proprie esigenze. Culturali. Ambientali. Cognitive. Creative.
I processi di aggregazione nel grembo della “ignara madre fascinosa” violano le indipendenze. Snaturano le caratteristiche identificative delle culture. Alterano le condizioni migratorie. Impediscono l’attuazione di una effettuale solidarietà. Volta a sostenere le prerogative creative e produttive. Praticano una invasione silente. Una spoliazione. Invalidità delle risorse.
La élite ha preventivato ed agito la riserva del proprio divenire. Nel gioco-giogo di trattati della matematica finanziaria. Non sulla concretezza dell’economia. Letta. Sofferta. Minacciata. Sulle necessità primarie dei popoli.
Si ha l’onere di segnalare il terminale/fine. Dell’adulterazione. Erudita e saccente. Della economia. E. Fomentare una “rivoluzione in cammino” per l’appagamento dei bisogni. Nella fruizione nelle varietà.
Occorre il tempo per lievitarla. Scardinando le impure sedimentazioni e gli incrementi parassitari delle ricchezze. Della differenza incidente.
Con la rivisitazione della partecipazione tributaria. Sull’accumulo e non più sul reddito. Seducendo la “ignara madre fascinosa”. Destinando le risorse reperite alla garanzia di assolvimento di tutte le attività. Di studio. Di ricerca. Di assistenza. Di fruibilità delle evenienze civili. A ogni singolo appartenente alla comunità-stato.
Transitando per una riformulazione della responsabilità/funzioni della comunità–stato. Così che non siano frapposte esondazioni di poteri. Tra gli individui e la applicazione/beneficiata della ricerca e della creatività.
Promosse e dispiegate in ogni ambito
Imponendo l’obbligatorietà degli studi sino al pervenimento a lauree. Su antecedenti percorsi culturali unificati.
Sollecitando interessi verso le eco-tecnologie e la urbanizzazione compatibile. Laddove la casa sia un bene sociale. Non sottoposto a distingui discriminanti di possibilità abitative.
Perseguendo il lavoro futuribile in un usufruibile ambito di eco-economia.
Assumendo la titolarietà delle attività di acquisizione e conversione delle risorse.
Demilitarizzando i territori e smilitarizzando gli eserciti. Conferendo alle organizzazioni graduate la destinazione le prerogative ineludibili di tutela del territorio e dei beni architettonici e artistici.
Affidando l’amministrazione della giustizia per indicazione popolare. Attuando la conciliazioni delle liti e la prevenzione del crimine. Con la progressione educativa alla criticità.
Invocando la designazione popolare per ogni incarico pubblico. In ogni settore. Dall’amministrazione civile alla gestione aziendale.
Con un governo espresso da due stanze. Cui partecipino quali eligendi tutti i componenti della comunità. Per un criterio di selezione elettiva progressiva. Per territorio. Dal quartiere. Come realizzabile nella tecnologia multimediale. Con una sola evenienza elettiva. Per la durata di dieci anni.
Prima stanza composta da eletti tra quanti si offrano a rivestire il ruolo di eligendi. Tra i maggiori di anni sessanta e noti nei mestieri e nelle arti.
Prima stanza con la funzione di luogo di intuizione e formulazione delle leggi.
Seconda stanza composta da eletti tra quanti non si sottraggano a rivestire il ruolo di eligendi. Tra la fascia sino a quaranta anni.
Seconda stanza con la funzione di integrare, adattare, deliberare l’approvazione delle formulazioni legislative elaborate dalla prima stanza.
Seconda stanza con onere di designare il consiglio esecutivo. Tra i componenti delle stanze che l’hanno preceduta. E. Tra i già componenti della prima stanza il primus del consiglio. Rappresentante della comunità-stato.
Nella sapienza del tutto muta. Addossando le pietre nel costruire il monte.
Null’altro.

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