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DIRITTO SI DIRITTI NO vicende e silenzi di Carmela Panariello Franchini

di Carmela Panariello Franchini | 13 Aprile 2014

 

 

 

Alla fermata del bus  ho avuto occasione di  osservare,   per un mese,  una persona nei pressi di un semaforo di  via Marina.

Era magro, sulla  cinquantina d’anni. Agile,  portava  sulle braccia …

 

 

 

Alla fermata del bus  ho avuto occasione di  osservare,   per un mese,  una persona nei pressi di un semaforo di  via Marina.

Era magro, sulla  cinquantina d’anni. Agile,  portava  sulle braccia una serie di pacchi di fazzolettini di carta che, appena il semaforo segnalava il rosso e le auto si fermavano,  lanciava sui parabrezza come se giocasse a frisbee.

Si muoveva come invasato perché il suo scopo sembrava il movimento in quanto tale non il tentativo di vendere la sua merce.

Allo scoccare del verde  riprendeva, correndo, il suo percorso a ritroso con movimenti acrobatici, felini,  nel tentativo di recuperare nuovamente la merce;  a dispetto della velocità delle auto in ripartenza nervosa.

A volte, una inutile corsa.

Raccoglieva i fazzolettini,  che non riusciva a recuperare a volo,  in terra;  schiacciati dalle ruote. Altri li perdeva  perché,  rimasti in bilico sui parabrezza,  accompagnavano i conducenti alla loro meta.

Un muoversi inutile, una strategia perdente.

Mi  colpiva il suo  agire  meccanico;  come se fosse oggetto e insieme vittima di una sperimentazione da laboratorio  il cui scopo fosse  calcolare l’energia impiegata in relazione ai  tempi occorsi tra distribuzione e raccolta. Con statistica dei  pezzi venduti anche in presenza di tale anomalo tentativo a di vendita.

Ma quanto tempo può resistere un uomo alle intemperie e per quanto tempo può  sopravvivere a quell’andirivieni spasmodico, senza costrutto?

Un giorno scomparve;  non l’ho più rivisto.

Mi è rimasta  la sensazione che non riuscisse ad uscire da una sofferenza, da una gabbia; tentando di superare, forse  a suo modo,   lo smarrimento e l’insuccesso  ignorandolo ostinatamente.

Mi viene in mente una espressione popolare: “ ccà nun  nce ‘a facimme cchiù,  facimme ‘e bôtte co’ ’i ppère”

Per chi ignora la forma dialettale la traduzione/interpretazione   è: “ qui non ce la facciamo più, siamo costretti a battere i piedi e fare rumore”.

Il contenuto  filosofico  è, invece,  più complicato e,  perfino,  allegorico: “non abbiamo energia per sopravvivere, facciamo rumore con i piedi per segnalare la nostra esistenza, il nostro disagio”.

Il rumore è un segno di presenza, di dissenso, di rottura, di protesta,  di  discontinuità e di allarme.

Luigi Russolo,  nell’idea espressa nel manifesto  futurista del rumore,  arrivò a costruire e brevettare  un rumorarmonio; una specie di amplificatore dei suoni/rumori;  pensando ad una musica che dovesse  utilizzare non solo i suoni, ma anche  i rumori che costituiscono   il sottofondo dell’esistenza umana.

Russolo  arrivò a dirigere  un vero concerto;  con tutti gli intonarumori da lui inventati e suddivise  gli esecutori in : gorgogliatori, crepitatori, ululatori, rombatori, scoppiatori, sibilatori, ronzatori, stropicciatori, scrosciatori.

 

Ma l’uomo dei kleenex, al semaforo rosso di via Marina, era silenzioso.

 

Carmela Panariello Franchini

avvocato

 

il magazzino di idee – haiku – poesie – teatro  carmela panariello franchini  su

http://www.panariellofranchini.it

 

 

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Diritti riservati. Gli scritti sono tutelati ai sensi della LG 633/41 e succ. mod.

Ne è vietata la pubblica recitazione  e/o riproduzione, anche parziale e in qualunque forma, senza preventivo consenso e comunque senza riferirne autrice e  fonte.

 

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dirittosidirittinocarmelPer quanti commentano:

Le informazioni prodotte, se afferenti a attività di giurisdizione, devono essere  riferite con trascrizione conforme e nelle forme prescritte dal codice di materia di protezione dei dati personali, ai sensi dell’art. 52)  del DLGS 196/2003.

In ogni caso, devono essere omesse le generalità ed altri dati identificativi relativi a persona offesa da atti di violenza sessuale (art. 734) bis cp) nonchè dati dai quali può desumersi anche indirettamente l’identità di minori, oppure delle parti nei procedimenti in materia di rapporti di famiglia e di stato delle persone.

Sono applicate le “Linee guida in materia di trattamento di dati personali nella riproduzione di provvedimenti giurisdizionali per finalità di informazione giuridica” del  2 dicembre 2010 come emanate dal Garante per la Protezione dei Dati Personali (Gazzetta Ufficiale n. 2  del 4  gennaio 2011) di cui si riporta il punto 2

2- Diffusione delle sentenze e degli altri provvedimenti giurisdizionali

La diffusione dei provvedimenti giurisdizionali costituisce fonte preziosa per lo studio e l’accrescimento della cultura giuridica e strumento indispensabile di controllo da parte dei cittadini dell’esercizio del potere giurisdizionale.

Il Codice favorisce la più ampia diffusione delle sentenze e degli altri provvedimenti dell’Autorità giudiziaria per i quali sia stato assolto, mediante il deposito nella cancellerie e nelle segreterie giudiziarie, l’onere della pubblicazione previsto dalle disposizioni dei codici di procedura civile e penale.

La conoscenza di tali provvedimenti può, infatti, essere realizzato, in primo luogo, dalla stessa Autorità giudiziaria “anche attraverso il sistema informativo e il sito istituzionale della medesima autorità nella rete Internet” (art. 51, comma 2), osservando alcune cautele previste dallo stesso Codice (art. 52, commi da 1 a 6), volte alla tutela dei diritti e della dignità degli interessati.

Con l’osservanza di tali cautele, è inoltre “ammessa la diffusione in ogni forma del contenuto anche integrale di sentenze e di altri provvedimenti giurisdizionali” (art. 52, comma 7).

 

Ciascuno degli autori e/o commentatori degli interventi è soggettivamente responsabile, civilmente e penalmente,  della veridicità degli assunti e delle dichiarazioni rese.

 

Per contatti:  avv. Carmela Panariello Franchini – cell. 331 83 10 667 – studiolegale@pec.panariellofranchini.it.

 

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Pubblicato in : Primo piano

Info Carmela Panariello Franchini

Carmela Panariello Franchini è avvocato civilista del Foro di Napoli. Lettrice attenta della società e del costume, che tende a decodificare perchè la verità è sempre altrove.

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DIRITTO SI DIRITTI NO vicende e silenzi di Carmela Panariello Franchini

di Carmela Panariello Franchini | 28 Ottobre 2013

 

L’altro giorno ho avuto occasione di  salutare  un anziano avvocato che conosco da tempo. Gli parlavo  della mia iniziativa per la costituzione di un fondo di solidarietà per l’adozione a distanza di bambine svantaggiate.    Mi ascoltava …

 

 

L’altro giorno ho avuto occasione di  salutare  un anziano avvocato che conosco da tempo. Gli parlavo  della mia iniziativa per la costituzione di un fondo di solidarietà per l’adozione a distanza di bambine svantaggiate.    Mi ascoltava compreso, rapito, partecipe.  Improvvisamente, senza alcuna sollecitazione,  ha iniziato a  parlarmi  della sua vita, della perdita della compagna,  di quanto avesse avuto  modo di riflettere sul suo essere stato tutta la vita un maschilista convinto.

Una intensità di sentire, una visione del mondo e del privato ripensata e riguadagnata; in un ricordo rispettoso, generoso, amoroso.

Cito questo episodio perché il maschilismo viene  additato, impropriamente,  come una delle cause culturali che,  concependo la donna come possesso, ne contrae la libertà e l’autodeterminazione; contribuendo a disparità negli equilibri precari della famiglia.

La famiglia, con le sue “regole” proteggeva, al suo stesso interno,  la  identità, il disagio,  la precarietà, la percezione della mancanza di diritti e  di soluzioni.

E in questo proteggere occultava anche il sopruso, l’abuso.

E con  il sopruso e l’abuso, l’ aggressività di prossimità;  pericolosa e incontrollabile, che si riversa su compagni di vita nei cui occhi non vediamo più amore, apprezzamento,  unicità, stabilità.

Si  continua ad assimilare questo delitto a  un malinteso senso di amore, possesso e gelosia;  mentre la  causa sociale  è da ricercarsi  nella precarietà esposta della vita, del lavoro  insicuro e della disoccupazione imperante,  dei rapporti sociali che indeboliscono  e    tracimano   nella prepotenza di proprietà.

Così, il femminicidio è diventato rappresentazione.

Uno scenario dove  la narrazione esce  dal consesso del segreto custodito dietro tende di operosità, di ricette, di amore senza discussione, di autorità  e comando, di silenzi dolorosi.

Una narrazione non  più  garantita da etichette. Da quando la donna ha avuto  il coraggio di denunciare le violenze domestiche – e quelle sessuali – e di additare  al giudizio della comunità  gli autori di tali comportamenti.

Allora,  il rischio  di narrarsi nella tragicità  di un finale che scrive la storia nel possesso, nel delitto senza più  soluzioni;la storia tragica dove c’è  una vittima, che non ha voce e un aggressore che ha scritto, ancora,autoritariamente  la parola fine.

L’uomo  – ormai braccato – rischia di  riappropriarsi    dell’odio crudele senza soluzioni

Le vicende sono, così, condotte  ad una giustificazione,  sotto l’egida dell’amore malato e il protagonista,  lasciato solo,  portato alla narrazione senza vie di uscita.

Un finale che si scrive addosso;  perché non riesce ad elaborare  altra trama possibile.

 

Carmela Panariello Franchini

avvocato

 

 

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In ogni caso, devono essere omesse le generalità ed altri dati identificativi relativi a persona offesa da atti di violenza sessuale (art. 734) bis cp) nonchè dati dai quali può desumersi anche indirettamente l’identità di minori, oppure delle parti nei procedimenti in materia di rapporti di famiglia e di stato delle persone.

Sono applicate le “Linee guida in materia di trattamento di dati personali nella riproduzione di provvedimenti giurisdizionali per finalità di informazione giuridica” del  2 dicembre 2010 come emanate dal Garante per la Protezione dei Dati Personali (Gazzetta Ufficiale n. 2  del 4  gennaio 2011) di cui si riporta il punto 2

2- Diffusione delle sentenze e degli altri provvedimenti giurisdizionali

La diffusione dei provvedimenti giurisdizionali costituisce fonte preziosa per lo studio e l’accrescimento della cultura giuridica e strumento indispensabile di controllo da parte dei cittadini dell’esercizio del potere giurisdizionale.

Il Codice favorisce la più ampia diffusione delle sentenze e degli altri provvedimenti dell’Autorità giudiziaria per i quali sia stato assolto, mediante il deposito nella cancellerie e nelle segreterie giudiziarie, l’onere della pubblicazione previsto dalle disposizioni dei codici di procedura civile e penale.

La conoscenza di tali provvedimenti può, infatti, essere realizzato, in primo luogo, dalla stessa Autorità giudiziaria “anche attraverso il sistema informativo e il sito istituzionale della medesima autorità nella rete Internet” (art. 51, comma 2), osservando alcune cautele previste dallo stesso Codice (art. 52, commi da 1 a 6), volte alla tutela dei diritti e della dignità degli interessati.

Con l’osservanza di tali cautele, è inoltre “ammessa la diffusione in ogni forma del contenuto anche integrale di sentenze e di altri provvedimenti giurisdizionali” (art. 52, comma 7).

 

Ciascuno degli autori e/o commentatori degli interventi è soggettivamente responsabile, civilmente e penalmente,  della veridicità degli assunti e delle dichiarazioni rese.

 

Per contatti:  avv. Carmela Panariello Franchini – cell. 331 83 10 667 – studiolegale@pec.panariellofranchini.it.

 

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Carmela Panariello Franchini è avvocato civilista del Foro di Napoli. Lettrice attenta della società e del costume, che tende a decodificare perchè la verità è sempre altrove.

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DIRITTO SI DIRITTI NO vicende e silenzi di Carmela Panariello Franchini

di Carmela Panariello Franchini | 14 Ottobre 2013

La parola dovrebbe avere un peso, un volume, una qualità, una eco, un  limite. Forse, anche,  un arcobaleno di colori, una speranza, un  buon gusto, e, finanche,  un poco di  poesia.

La politica è diventata, da tempo, il luogo dove, per persuadere  …

DIRITTO SI DIRITTO NOLa parola dovrebbe avere un peso, un volume, una qualità, una eco, un  limite. Forse, anche,  un arcobaleno di colori, una speranza, un  buon gusto, e, finanche,  un poco di  poesia.

La politica è diventata, da tempo, il luogo dove, per persuadere  e ottenere consensi,  non è necessario presentarsi, con prove di quanto si afferma,  ma con tecniche convincenti. Un largo sorriso e una ripetizione di frasi ad effetto per  persuadere la platea che ascolta  la verità. Ma è  una parvenza di vero.

I politici che hanno l’ossessione di rimanere a galla e aggrappati alla scena perseguono un solo interesse. Confondere l’elettorato. Così usano tecniche di persuasione  fatte di  parole abusate, ovvero di  bugie istantanee come una foto. Che la foto  sia sgranata o a fuoco poco importa.

Poi, “facimmo ammuina”;  per il gradimento degli ascoltatori-elettori.

Molti si affidano a guru della comunicazione.

Con un corso intensivo di poche ore  insegnano a spararla sempre più grossa, con indifferenza. Si badi:  accompagnando la parola marcita a sorrisi stampati e radiosi di condiscendenza o a gesticolazioni da “comica finale”.

Lo spettacolo si rappresenta da così tanto  che sembra sia subentrata una assuefazione  bulimica,  un consumismo di notizie che brucia altre percezioni.

Il maestro di queste tecniche di comunicazione è stato Silvio Berlusconi.

Possiamo immaginare, sin da ora, un  nostro prossimo futuro intriso di astute conferenze stampa direttamente dai Servizi Sociali che si contenderanno l’onore di ospitarlo.

Il reframing possiamo immaginarlo: barzellette (è bravo!) e doppi sensi conditi da  autocelebrazioni e,  anche, cornicelle con le mani.

Si troverà il tempo per l’indignazione che, il più delle volte, solo  a parole è serpeggiato  negli spettatori passivi di questo ibrido spettacolo a metà tra cabaret e dramma?

Ci vuole la parola, quella che  dovrebbe avere un peso, un volume, una qualità, una eco, un  limite, un arcobaleno di colori, una speranza, un  buon gusto  e, finanche,   un poco di  poesia. Una visione impegnata di futuro.

 

 

Carmela Panariello Franchini

avvocato

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Per quanti commentano:

Le informazioni prodotte, se afferenti a attività di giurisdizione, devono essere  riferite con trascrizione conforme e nelle forme prescritte dal codice di materia di protezione dei dati personali, ai sensi dell’art. 52)  del DLGS 196/2003.

In ogni caso, devono essere omesse le generalità ed altri dati identificativi relativi a persona offesa da atti di violenza sessuale (art. 734) bis cp) nonchè dati dai quali può desumersi anche indirettamente l’identità di minori, oppure delle parti nei procedimenti in materia di rapporti di famiglia e di stato delle persone.

Sono applicate le “Linee guida in materia di trattamento di dati personali nella riproduzione di provvedimenti giurisdizionali per finalità di informazione giuridica” del  2 dicembre 2010 come emanate dal Garante per la Protezione dei Dati Personali (Gazzetta Ufficiale n. 2  del 4  gennaio 2011) di cui si riporta il punto 2

2- Diffusione delle sentenze e degli altri provvedimenti giurisdizionali

La diffusione dei provvedimenti giurisdizionali costituisce fonte preziosa per lo studio e l’accrescimento della cultura giuridica e strumento indispensabile di controllo da parte dei cittadini dell’esercizio del potere giurisdizionale.

Il Codice favorisce la più ampia diffusione delle sentenze e degli altri provvedimenti dell’Autorità giudiziaria per i quali sia stato assolto, mediante il deposito nella cancellerie e nelle segreterie giudiziarie, l’onere della pubblicazione previsto dalle disposizioni dei codici di procedura civile e penale.

La conoscenza di tali provvedimenti può, infatti, essere realizzato, in primo luogo, dalla stessa Autorità giudiziaria “anche attraverso il sistema informativo e il sito istituzionale della medesima autorità nella rete Internet” (art. 51, comma 2), osservando alcune cautele previste dallo stesso Codice (art. 52, commi da 1 a 6), volte alla tutela dei diritti e della dignità degli interessati.

Con l’osservanza di tali cautele, è inoltre “ammessa la diffusione in ogni forma del contenuto anche integrale di sentenze e di altri provvedimenti giurisdizionali” (art. 52, comma 7).

Ciascuno degli autori e/o commentatori degli interventi è soggettivamente responsabile, civilmente e penalmente,  della veridicità degli assunti e delle dichiarazioni rese.

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DIRITTO SI DIRITTI NO vicende e silenzi di Carmela Panariello Franchini

di Carmela Panariello Franchini | 16 Settembre 2013

 

 

Il male diventa sempre più banale, inutile, imprevedibile.

Si traduce in  fenomeni di violenza generalizzata. Esercitata   nei più svariati  contesti sociali e spesso, sempre più spesso,   svincolato da patologie psichiche.

In effetti …

 

 

 

Il male diventa sempre più banale, inutile, imprevedibile.

Si traduce in  fenomeni di violenza generalizzata. Violenza esercitata   nei più svariati  contesti sociali e spesso, sempre più spesso,  svincolato da patologie psichiche.

In effetti risulta che solo il cinque per cento delle persone aggressive e violente – che traducono le loro condotte in  reati – venga, poi,  dichiarata incapace di intendere e di volere.

Si agisce, dunque,  in piena consapevolezza e il male che  pervade è quello di agire, sentendosene legittimati, in difesa della  cosiddetta  normalità.

Quella normalità che la società è disposta ad attribuire;  fondandola sulle certezze: famiglia, lavoro, amici , consenso, relazioni.

Normalità di  persone  disposte ad usare la più bieca efferatezza.

Senza  controllo, senza pietà, senza sentire la voce della coscienza; poiché flebile, afona. Impercettibile nel fragore di quello che si pretende di dover difendere, ad ogni costo.

Nel territorio più segreto e insidioso, esplorato dalla  psichiatria, diventa difesa ad oltranza della propria “immagine fantasticata”;  che prende il  sopravvento sulla realtà .

Gli ultimi fatti di cronaca  lasciano annichiliti. Il delitto di Marilia, la giovane brasiliana  uccisa  nel caldo torrido di agosto  da colui del quale si fidava: il datore di lavoro e amante e futuro padre del figlio che aveva in grembo.

Dopo il delitto pare sia andato ad una lezione di volo. Non dopo essersi accuratamente lavato, semmai profumato di fresco.

Vorrei soffermarmi sull’aspetto psicologico  del crimine,   del quale sembra si siano perse le tracce. Quell’aspetto che, come un marchio, accompagnerà  inesorabilmente per il resto della vita; indipendentemente dalla scoperta della  responsabilità e dalla condanna della società.

Emile Zola l’ha descritta egregiamente in “Teresa Raquin”.

Il romanzo, all’epoca,   suscitò scalpore  per la crudezza nella descrizione dei temperamenti dei due amanti Lorenzo e Teresa che,   in preda ai rimorsi, dopo aver annegato Camillo – il marito di Teresa –  si sbranano, dilaniandosi l’anima e accusandosi reciprocamente. Con la stessa ferocia cieca della passione provata. Fino a soccombere alla loro  colpa intima e segreta.

Zola  esplorò il senso di colpa  nei dettagli di un divenire inesorabile che cancellava la passione e, con essa,  le motivazioni apparenti ed emotive  del delitto; risolvendola in  pura crudeltà.

Zola,  nella prefazione, preavverte i lettori:  “ ho semplicemente fatto su due corpi vivi il lavoro che i chirurghi fanno sui cadaveri”.

Prima di commettere un delitto bisognerebbe conoscere e misurare  tutti i passi che portano all’inferno. Passare dallo psicologo o, almeno,  per la biblioteca dove trovare  argomenti  di riflessione su quello che si sta  per scatenare, nella vita degli altri ma anche  in se  stessi.

Ma ogni delitto è più forte della ragione.

Carmela Panariello Franchini

avvocato

 

 

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