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Dirigenti a tempo, stop ai feudi a vita dei funzionari di comuni, province e regioni

Le linee guida introdotte dal ministro Madia cambieranno e non poco i “rapporti di forza” all’interno dei Comuni, delle Province e delle Regioni tra gli eletti e i titolari di posto di lavoro ottenuto grazie a regolari procedure concorsuali.

di Cesare Mannucci | 29 Agosto 2016

E’ sicuramente un primo passo, anche importante, ma siamo ancora lontani da una profonda riforma della Pubblica amministrazione e da una seria battaglia per sconfiggere una volta per tutte l’asfissiante burocrazia che rende impossibile il rapporto tra i cittadini e le istituzioni. Ma per onestà intellettuale, non possiamo non accogliere con favore il primo via libera del Consiglio dei ministri al decreto licenziato nei giorni scorsi a Palazzo Chigi che da disco verde ai nuovi criteri di individuazione, selezione e durata del mandato a tempo dei dirigenti della Pubblica amministrazione. Come si diceva il decreto deve ottenere ancora l’approvazione del Consiglio di Stato, delle commissioni di Camera e Senato prima di tornare in Consiglio dei ministri per l’ok definitivo. Ma non c’è dubbio che le linee guida introdotte dal ministro della Funzione Pubblica Marianna Madia cambieranno e non poco i “rapporti di forza” all’interno dei Comuni, delle Province e delle Regioni tra gli eletti e i titolari di posto di lavoro ottenuto grazie a regolari procedure concorsuali. Si riequilibria di  fatto il ruolo dei politici-amministratori “depotenziati” una prima volta con la legge 142/90, con le leggi “Bassanini” e con il Testo Unico di legge degli enti locali 267/2000 con i quali erano “ridotti” ai ruoli di mera rappresentanza ed indirizzo politico mentre la gestione veniva affidati a funzionari e dirigenti. La riforma Madia non scardina questo giusto concetto e questa corretta tecnica di gestione della cosa pubblica, ma inizia ad intaccare quel dogma assoluto con il quale il personale della Pubblica amministrazione si è sempre fatto forza nei confronti dei politici eletti dal popolo: “Sindaci e assessori, vanno e vengono, noi qui ci stiamo per almeno 30 anni ovvero per tutta la durata del nostro percorso occupazionale sino alla meritata pensione”. Il decreto Madia non travolge lo Statuto dei lavoratori e la struttura portante del Contratto nazionale di lavoro, però per le figure dirigenziali e apicali (quelli cioè con potere di firma dei contratti nell’affidamento delle gare pubbliche per l’assegnazione di opere e di servizi) incominciano a modificarsi degli scenari ormai radicati da decine di anni. Nel merito: una volta approvato in via definitiva il decreto per accedere alla dirigenza pubblica ci saranno due strade, la prima che vale per tutti, la seconda riservata a chi ha già esperienza come funzionario della Pubblica Amministrazione. La regola generale è quella del corso-concorso. I bandi per accedere riguarderanno posizioni da “funzionario-dirigente in prova”. Bisognerà frequentare una Scuola di alta formazione e poi si entrerà nell’amministrazione come funzionari.  Dopo 3 anni, e solo dopo una valutazione positiva nel ruolo di funzionario, si potrà accedere al ruolo di dirigente. La strada del concorso è invece riservata a chi è in possesso di una laurea e già lavora nella pubblica amministrazione da almeno 5 anni. L’assunzione è a tempo determinato per 4 anni ma può essere trasformata a tempo indeterminato. Per i nuovi dirigenti il calcolo della remunerazione (trattamento accessorio) sarà legato per il 30% al raggiungimento dei risultati prefissi dalla direzione politica. La valutazione dei dirigenti sarà affidata a delle “pagelle” più stringenti e più severe di quelle attualmente previste dall’articolo 21 del decreto legislativo del 2001 attraverso anche commissioni di tecnici valutatori esterni agli enti pubblici. Infine la vera novità che introduce il decreto riguarda la durata degli incarichi. Le posizioni dirigenziali avranno una scadenza di 4 anni e potranno essere rinnovati per una sola volta con un massimo di altri ulteriori 2 anni. Il ministro Madia intende infatti introdurre il principio di rotazione, per cui tutte le posizioni di vertice della Pubblica amministrazione diventano contendibili e non più “feudi” che assistono a girandole impressionanti di sindaci, presidenti e assessori che devono farsi “spiegare la lezione” da dirigenti che non devono rendere conto ai cittadini. Salutiamo quindi con piacere questo primo atto di coraggio del ministro Madia con la speranza che abbia anche la forza di mettere mano poi a quella infernale burocrazia che rende odioso ormai da tempo immemore il rapporto tra l’inerme cittadino e la Pubblica amministrazione.

 

Cesare Mannucci

Pubblicato in : La parola al Sindaco, Primo pianoTag: amministrazione, anni, assunzione, battaglia, consiglio dei ministri, decreto legislativo, lavoro, merito, palazzo chigi, pensione, scuola, selezione, speranza, statuto, statuto dei lavoratori, valutazione

Info Cesare Mannucci

Direttore Responsabile ad interim, già Vice Direttore vicario di PensaLibero.it, svolge una intensa attività giornalistica da oltre 40 anni. Ha cominciato nel settimanale L’Eco di Milano e provincia, come collaboratore, per ricoprire poi incarichi di responsabilità come caposervizio, caporedattore sino alla condirezione dello stesso. E’ stato collaboratore esterno del quotidiano del pomeriggio La Notte (gruppo Rusconi Editore), e per oltre 24 anni giornalista al quotidiano nazionale Il Giorno (Eni e poi Poligrafici Editoriale) per il quale si è occupato di cronaca nera, amministrativa, sindacale e giudiziaria. Componente del Cdr de Il Giorno in qualità di fiduciario. E’ stato anche collaboratore del quotidiano della Cei, L’Avvenire e dell’Unione Sarda. Ha svolto, inoltre, intensa attività politica come Sindaco del comune milanese di Mediglia, Vicepresidente vicario del consiglio direttivo del Parco Agricolo del Sud Milano, per il quale è stato componente del consiglio d’amministrazione di Fedenatur la rete dei parchi periurbani della Comunità Europea (con sede a Barcellona) in rappresentanza della Provincia di Milano. Componente del comitato tecnico intercomunale per la trasformazione del Consorzio dell’Acqua Potabile di Milano (Cap) in società di capitali (Cap Holding SpA). E’ stato anche delegato per la Lombardia al congresso nazionale dell’ Associazione nazionale comuni italiani (Anci) del 1999 a Catania. Capo Segreteria a Milano di un noto europarlamentare (2016). Consigliere comunale all’opposizione a San Donato Milanese, cittadella che ospita Metanopoli e il quartiere generale dell’Eni (2017-2022). Da giugno 2022 Consigliere comunale di minoranza a Dresano (Mi). Dal 2023 al 2024 Responsabile della comunicazione di un conosciuto europarlamentare pavese. Direttore Responsabile de “Il Giornale dei Laghi” mensile della Gestione Navigazione Laghi-Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (dal luglio 2025)

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