Se un dipendente comunale costa in meda all’amministrazione poco più di 37mila euro, lo stesso dipendente se assunto in Provincia ne costa 41mila, 54mila se è dipendente regionale e circa 44 mila se lavora in un ministero.
Troppi???….no troppo pochi….Strapagati???. No addirittura rischiano di passare da un ente all’altro perdendo il salario accessorio. E poi dipendenti di serie A e quelli di serie B e addirittura serie C. Dati alla mano tutti hanno ragione ma la spesa corrente nazionale e locale esplode e noi poveri tapini di cittadini (utili idioti tracciatori di X con il lapis in cabina elettorale) continuiamo a pagare tasse su tasse, sempre più salate. Corre veloce la polemica sul quotidiano finanziario “Il Sole 24 ore” e l’aggressivo “Il Fatto Quotidiano” diretto da Marco Travaglio che questa settimana da differenti punti di vista puntano l’indice contro gli sprechi della Pubblica amministrazione e le riforme “spuntate e maldestre” del governo dell’ex sindaco di Firenze Matteo Renzi. Nel mirino dei due quotidiani da una parte come si diceva la contestazione da parte dell’esperto di finanza dell’Associazione nazionale comuni italiani, il sindaco di Ascoli Piceno Guido Castelli che sulle colonne del “24 ore” cerca di fare chiarezza sui numeri del personale dello Sato ripartito tra ministeri, enti, regioni, province e comuni e le loro differenze di trattamenti economici, dall’altra “Il Fatto” che porta alla ribalta della cronaca la protesta dei sindacati sul trasferimento del personale delle vecchie province presso i comuni che durante il “passaggio” tra gli enti perderebbero il trattamento accessorio in busta paga finendo dalle prestigiose sedi delle amministrazioni provinciali in qualche polveroso e sperduto ufficio di piccoli comunelli della periferia. Con il rischio che questo “demansionamento” in busta paga in futuro possa riflettersi anche su tutti gli altri trattamenti economici del personale degli enti superiori sino ai grandi dirigenti che lavorano al Quirinale per tenere alto il prestigio dell’Italia nel mondo. La prima bordata arriva dal sindaco di Ascoli che non solo smentisce le affermazioni delle organizzazioni sindacali ma tira una cannonata al governo degli ex sindaci Renzi e Del Rio: “La voce che più di altre ha visto un robusto intervento di ristrutturazione è stata proprio la spesa per il personale, troppo spesso sotto accusa quale principale veicolo di sprechi e di inefficienze. Le elaborazioni effettuate dall’Ifel, questa volta su dati del ministero dell’Economia e delle Finanze e pubblicate proprio su questo quotidiano nei giorni scorsi, ci aiutano a ristabilire alcune verità ed a sfatare falsi miti.
L’analisi dell’Istituto per la Finanza e l’Economia Locale – ha detto Guidi – certifica infatti come proprio nei Comuni, rispetto a Province, Regioni e Ministeri, si registra il costo medio più basso per unità di personale. Se infatti un dipendente comunale costa in meda all’amministrazione poco più di 37mila euro, lo stesso dipendente se assunto in Provincia ne costa 41mila, 54mila se è dipendente regionale e circa 44 mila se lavora in un ministero. Non solo. I dati aggregati elaborati da Ifel mettono in evidenza il fatto che solo nei Comuni, negli anni tra il 2011 e il 2013, il costo medio del personale si è ridotto in modo costante. Se il dato di partenza del 2011 faceva infatti segnare la cifra di circa 40mila euro, nel 2012 si scendeva a 38mila per attastarsi infine nel 2013, con un ulteriore decremento, a 37mila”. Ma non solo per l’esperto di finanza dell’Anci addirittura: ” il personale comunale è stato ridotto di 53 mila unità (l’11,1%), costituisce un’ulteriore testimonianza non solo della grande capacità di risposta da parte delle amministrazioni comunali, ma della consapevolezza che la razionalizzazione e l’efficientamento della spesa pubblica rappresentano un preciso dovere istituzionale da parte di chi, come i Sindaci, è chiamato a fornire quotidianamente risposte ai cittadini. Tali risparmi sono stati infatti utilizzati per sostenere alcuni settori cruciali come il welfare locale consentendo di mantenere dei livelli di assistenza adeguati a fare fronte alla crescente domanda proveniente dalle fasce più deboli della popolazione particolarmente colpite dalla crisi economica”. Nonostante la precisazione del rappresentante dell’Associazione nazionale dei comuni italiani, le organizzazioni sindacali vanno dritte per la loro strada delle rivendicazioni scagliandosi contro la bozza di decreto per la mobilità dei dipendenti delle ex province presentata dal Governo: “E’ difficile calcolare quanti dipendenti potranno essere toccati da questa norma – sostiene Daniela Volpato, segretario generale aggiunto della Fp Cisl -. Ma qui si va a toccare un principio. Perciò la platea di potenziali interessati non riguarda solo i 20 mila esuberi delle province, ma tutti i 53mila dipendenti. Ma poi toccherà alle altre pubbliche amministrazioni interessate da processi di riordino. Oggi sono le Province, domani potranno essere Comuni e Regioni”. A fare salire sulle barricate i sindacati, inoltre, sarebbe stato il dietrofront del governo rispetto a quanto previsto dalla legge Del Rio sul riordino delle Province. “La riforma – ricorda la sindacalista – aveva previsto il mantenimento del livello salariale del personale che passa da un ente a un altro. Il decreto ministeriale, invece, lo smentisce”. Insomma il personale come sempre non si tocca….guai a lasciare a casa un solo “efficientissimo” dipendente pubblico e “stiamo sereni” per una volta tutti d’accordo col compianto allenatore del Genoa calcio il professor Franco Scoglio. La riforma delle Province??? E’ stata proprio una legge “ad minchiam”!!!

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