• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Dimenticare Gaza

Mentre l’attenzione del mondo era rivolta alla guerra tra Israele e Iran, gli attacchi contro i civili affamati a Gaza si sono intensificati. Intanto l’Europa divisa si condanna all’irrilevanza e Israele interrompe la distribuzione di cibo nella Striscia. Dopo l’annuncio del cessate il fuoco imposto da Donald Trump a Israele e Iran, i residenti di Tel Aviv tornano a riversarsi sulle spiagge mentre pochi chilometri più a sud, nella Striscia di Gaza, la guerra non concede tregua. Nel corso del conflitto ‘dei 12 giorni’, come lo ha ribattezzato il presidente americano, il mondo con il fiato sospeso si è concentrato sul rischio di un’escalation che avrebbe potuto trascinare l’intero Medio Oriente nel baratro, trascurando quanto accadeva nell’enclave dove – da più di tre mesi – Israele invia aiuti col contagocce.

di Alessia De Luca | 27 Giugno 2025
Palestinians flock to the aid center set up by the US and Israeli-led Gaza Humanitarian Relief Foundation on the Coastal Road in the Sudaniya area to receive food package in northern Gaza City, Gaza on June 17, 2025. Photo by Ramez Habboub/ABACAPRESS.COM

Dopo l’annuncio del cessate il fuoco imposto da Donald Trump a Israele e Iran, i residenti di Tel Aviv tornano a riversarsi sulle spiagge mentre pochi chilometri più a sud, nella Striscia di Gaza, la guerra non concede tregua. Nel corso del conflitto ‘dei 12 giorni’, come lo ha ribattezzato il presidente americano, il mondo con il fiato sospeso si è concentrato sul rischio di un’escalation che avrebbe potuto trascinare l’intero Medio Oriente nel baratro, trascurando quanto accadeva nell’enclave dove – da più di tre mesi – Israele invia aiuti col contagocce. Mentre gli occhi dell’opinione pubblica internazionale erano rivolti altrove, i morti registrati nelle controverse distribuzioni di cibo gestite dalla Gaza Humanitarian Foundation si sono moltiplicati. Da quando l’organizzazione privata, sostenuta da Israele e dagli Stati Uniti, ha iniziato le distribuzioni nella Striscia il 27 maggio, aggirando le Nazioni Unite e altre Ong, si sono registrati oltre 3mila feriti e circa 500 vittime. Il portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr), Thameen Al-Keetan, ha spiegato che le vittime sono state “bombardate o colpite” dalle Forze di Difesa Israeliane (Idf) nei momenti di confusione che si generano quando migliaia di civili disperati si precipitano a procurarsi i rifornimenti. Dopo oltre 20 mesi di bombardamenti quotidiani i saccheggi dei convogli sono all’ordine del giorno, conseguenza di un blocco quasi totale dei rifornimenti umanitari, tra cui cibo, carburante e medicine. “Le persone disperate e affamate di Gaza continuano a trovarsi di fronte alla disumana scelta tra morire di fame o rischiare di essere uccise mentre cercano di procurarsi del cibo”, ha denunciato Al-Keetan.

Trump può imporre la pace?

Prima dell’inizio della guerra con l’Iran, la drammatica situazione della Striscia aveva sollevato critiche anche nei paesi europei, alleati di lunga data di Israele. La Francia aveva convocato una conferenza al Palazzo di vetro a New York sui “due Stati” co-presieduta con l’Arabia Saudita, in cui avrebbe con ogni probabilità riconosciuto lo Stato di Palestina, esortando altri paesi a fare altrettanto. Questo clima di pressione crescente nei confronti di Israele è stato bruscamente compromesso dall’attacco che Tel Aviv ha sferrato contro l’Iran lo scorso 13 giugno. Per quasi due settimane, mentre i lanci di missili attraversavano i cieli della regione, Gaza è piombata nel dimenticatoio e la conferenza è stata rinviata sine die. Tuttavia, i colloqui per un cessate il fuoco, condizione per il rilascio degli ostaggi israeliani ancora nelle mani di Hamas, potrebbero riprendere in Qatar nei prossimi giorni. Molto dipenderà dalla volontà di Trump, che ha dimostrato di poter esercitare – se vuole –  influenza sul premier israeliano Benjamin Netanyahu. La posta in gioco potrebbe essere più ampia: porre fine alla guerra e offrire una prospettiva politica ai palestinesi rimane una condizione perché l’Arabia Saudita normalizzi le sue relazioni con Israele. Un modo per coronare il “nuovo Medio Oriente” avviato da Trump con gli ‘Accordi di Abramo’ siglati nel corso del suo primo mandato alla Casa Bianca e che il tycoon ha auspicato nel corso della sua recente visita nei paesi del Golfo.

Leggi anche: Eyes on Gaza: la dashboard interattiva sull’impatto della guerra 

L’Europa divisa si condanna all’irrilevanza?

Dopo il raggiungimento del cessate il fuoco tra Tel Aviv e Teheran, l’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza dell’Unione Europea, Kaja Kallas, ha reso noti i risultati di un’indagine avviata della Commissione Europea che certifica, nero su bianco, di avere “indicazioni che Israele stia violando i suoi obblighi in materia di diritti umani ai sensi dell’articolo 2 dell’accordo di associazione UE-Israele”. A dire il vero, è la seconda volta che il rappresentante speciale dell’Ue per i diritti umani, Olof Skoog, trae le stesse conclusioni: la prima risale a novembre scorso, quando l’indagine era partita su richiesta dell’allora Alto rappresentante Josep Borrell. Esattamente come a novembre però, anche ora il rischio è che il rapporto non comporti alcuna conseguenza: “Le misure a disposizione ci sono – ha detto Kallas – ma la domanda è: su cosa siamo in grado di concordare?”. Se per rivedere tutti gli aspetti del partenariato con Israele legati alla politica commerciale, i Paesi membri potrebbero decidere a maggioranza qualificata, per imporre sanzioni, sospendere il dialogo politico o l’intero accordo, serve l’unanimità dei 27 e diversi stretti alleati di Israele (Germania, Ungheria e Italia) hanno già detto di essere contrari. Kallas ha ammesso che l’Europa ha “chiare indicazioni delle violazioni israeliane” e che Bruxelles si riserva di prendere “ulteriori misure a luglio” se “la situazione non migliora”.

Israele sospende anche gli aiuti-trappola?

A giudicare dalle notizie dell’ultim’ora, però, la situazione non sembra andare nel senso auspicato dai funzionari europei:Israele, al contrario, ha annunciato la sospensione totale delle consegne di aiuti a Gaza dopo la minaccia del ministro di ultradestra Bezalel Smotrich di dimettersi dal governo se non fossero state prese misure “per impedire che gli aiuti arrivino ai terroristi”. La notizia è stata diffusa poco dopo che l’ufficio del primo ministro Netanyahu aveva ordinato all’esercito di elaborare un piano entro 48 ore per “impedire a Hamas di rubare gli aiuti”. Lo stop alle consegne – riferisce Ha’aretz – rimarrà in vigore fino alla presentazione del piano dell’esercito. Poco prima che gli annunci di Netanyahu fossero resi pubblici, l’ex primo ministro Naftali Bennett aveva condiviso un video che mostra uomini armati sui camion degli aiuti. In un post pubblicato su X, Bennett ha affermato che si trattava di “agenti di Hamas”.  Al contrario, i media della Striscia riferiscono che gli uomini armati non sono di Hamas, ma giovani inviati dai capi tribù della Striscia per proteggere i convogli dai saccheggi. Secondo quanto riportato, gli aiuti documentati nel video sono arrivati ​​a destinazione, ovvero nei magazzini delle Nazioni Unite nella Striscia di Gaza, e distribuiti ai residenti. Parlando ai giornalisti da Berlino, Philippe Lazzarini, direttore dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (Unrwa), ha dichiarato: “Il cosiddetto meccanismo di nuova creazione è un abominio che umilia e degrada persone disperate. È una trappola mortale che costa più vite di quante ne salvi”.

di Matteo Villa, Head, ISPI DataLab

“Trascorsi quasi quattro mesi dal blocco semi-totale dell’ingresso degli aiuti nella Striscia, la situazione è ormai disperata. In Israele il dibattito, paradossale, ruota intorno alla sospensione di aiuti che non sono mai davvero ripresi, e che quando lo hanno fatto hanno spesso portato a esiti tragici. E mentre sondaggi recenti mostrano che il 67% degli israeliani è favorevole a una fine della guerra a Gaza (più del 55% che era favorevole alla fine delle ostilità con l’Iran), sembra che in pochi siano davvero consapevoli della gravissima situazione umanitaria in cui versa la Striscia”.

Alessia De Luca

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Alessia De Luca

Journalist, Advisor for Online Publications, Responsabile ISPI Daily Focus
Relazioni Translatantiche. Alessia de Luca is a professional Journalist and an expert of US politics, in charge of the daily newsletter ISPI Daily Focus and of the Focus USA2024. She has served as Middle East and Northern Africa correspondent from 2005 to 2009. Previously at Skytg24, she also contributed for RAI and Radio Vaticana. Her works were published among others by La Stampa, Lifegate, Nigrizia, Avvenire and EastWest.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti