Il Fatto: acque agitate nell’Italia dei Valori dove la figura di Di Pietro non è più al di sopra di ogni critica e nemmeno di ogni sospetto. L’ex PM ha dovuto subire l’onta di una clamorosa contestazione da parte degli iscritti e diversi esponenti nazionali e locali sono in fuga dal partito.
Anche dando per scontato, come afferma Di Pietro, che le voci sempre più insistenti di contrasti per la leadership tra lui e De Magistris ( altro magistrato prestato alla politica ) siano solo malignità interessate, l’appannamento del padre padrone dell’IDV è evidente. E ci vuole poco a capire perché.
Di Pietro fino ad oggi ha sempre potuto contare su appoggi interessati. Con Mani Pulite è stato lo strumento per smantellare una classe politica e consegnare il Paese nelle mani dei gruppi finanziari ed industriali interessati ad impossessarsi delle imprese pubbliche ( attività industriali, finanziarie, patrimoni ). Per questo ebbe il sostegno della stampa in mano ai gruppi interessati all’operazione. E fu appoggiato da partiti in crisi ( PDS e MSI) o appena nati ( Lega). Più o meno dagli stessi gruppi e partiti hanno poi visto di buon occhio il suo ruolo di fustigatore di Berlusconi.
Ora, non solo entrambe le funzioni si sono esaurite, ma per il personale politico raccolto con l’IDV (molti impresentabili, con svariate esperienze e disavventure alle spalle ) è diventato imbarazzante:
soprattutto per il PD a causa del rapporto preferenziale tenuto con il leader molisano all’epoca di Veltroni.
Per cui Di Pietro non solo non gode più di una rete di protezione. E’ anche caduto quell’alone di intangibilità che lo accompagnava fino dal 1992. E, ora che può contare solo sulle sue forze, dovrà dimostrare quale è il suo vero valore.

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