Devo dare una piccola delusione al direttore di Pensalibero. Avevo scritto, assai prima che si cominciasse ad accostare il nome dell’”eroe” Antonio Di Pietro ai servizi segreti ed alla CIA, un corsivo nel quale preannunciavo che stava cambiando il vento e che c’erano spifferi a lui contrari. E concludevo prospettando la possibilità di qualche rivelazione “in lingua inglese”.
L’illustrissimo direttore, convinto che avessi attinto a chissà quali fonti, mi ha ora chiesto di spingermi oltre, di dire, cioè, tutto quanto a mia conoscenza. Ma io avevo solo fatto due più due, non godevo delle confidenze di nessun spione. Quello che tutte le persone di buon senso vedevano ma non si azzardavano a dire ( salvo alcuni isolati irriducibili, non omologabili al sistema, come noi di Pensalibero e pochi altri) stava uscendo dai conciliaboli segreti. Per un motivo molto semplice: Di Pietro è diventato ingombrante e pericoloso. Meglio bruciarlo. E se, assieme a lui si deve sacrificare qualche altro “eroe” della stagione di “mani pulite”, poco male. L’importante è salvare coloro che quel cataclisma resero possibile traendone enormi vantaggi. Il goffo ex PM assomiglia sempre più ad una macchietta. Prende voti (ma i sondaggi lo danno in calo). Però la storia della nostra repubblica ne ha visti altri di personaggi strambi che hanno ballato una sola estate o poco più.
Oggi Di Pietro può essere “sterilizzato”. E’ uomo di un’altra epoca.
Ma un pericolo già si affaccia. Quello di seppellire assieme al magistrato diventato politico i suoi torbidi segreti. Che non sono soltanto suoi. E’ offa per i gonzi dare a bere che tutto è successo grazie al nesso magistrati-CIA-servizi deviati ai quali, immancabilmente si aggiungerà la mafia.
Una grande operazione verità è indispensabile. Se si dovesse dimostrare (ed è possibile) l’intervento di organismi stranieri, siano essi di intelligence o potentati economici, ci troveremmo di fronte ad uno scenario gravissimo: ingerenza indebita e tradimento da parte di chi, in Italia, ha agito in combutta.
Chiunque sia chiamato a fare luce sugli avvenimenti dei primi anni novanta, magistratura, commissione parlamentare o altro, potrà agevolmente capire ripercorrendo una serie di circostanze: alcune banali, altre assai complesse. Citiamo ad esempio:
1) – immediatamente dopo l’arresto del presidente del Pio albergo Trivulzio, Mario Chiesa, inizio (convenzionale) di Mani Pulite, apparvero sui muri di Milano scritte inneggianti a Di Pietro. Tutto bene, salvo il fatto che il magistrato ai più era sconosciuto;
2) – l’inchiesta colpì e risparmiò con precisione chirurgica. Perchè alcuni filoni furono spinti ed altri si arenarono?
3) – certi processi giunsero al termine con velocità inusitata. Benissimo. Ma perché altri ebbero la durata di tre lustri ed altri ancora finirono su binari morti?
4) – per ammissione dell’ex direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli, i direttori delle più importanti testate italiane si consultavano quotidianamente per stabilire chi affossare;
5) – ci fu un andirivieni di direttori di giornali presso la procura milanese. Più o meno tutti erano smaniosi di vedere da vicino gli uomini che stavano cambiando l’Italia. Peccato che ( come si apprese successivamente) le inchieste avessero lambito anche i loro editori che, vedi caso, poi se la cavarono tutti con semplici ammaccature (nella peggiore delle ipotesi);
6) – fatta fuori un’intera classe politica, si procedette a “privatizzare” una ingente quantità di beni e aziende dello Stato. Vogliamo andare a rileggere con quali modalità e a vantaggio di chi?
Mi fermo qui. Ce ne è abbastanza per capire che non è solo Di Pietro che deve dare spiegazioni. E, se avete ancora pazienza, vi ripropongo il “corsivo” che ha indotto il direttore a chiedermi questo articolo.
Tuttocchiali
Leggi Tuttocchiali del 05/01/2010: MR. DI PIETRO DO YOU REMEMBER ?

Il destino non è cinico e baro
Premetto che quando scoppiò Tangentopoli facevo il giornalista di provincia ad un quotidiano “La Gazzetta di Forlì”, il cui editore, il marchigiano Edoardo Longarini, fu travolto da Tangentopoli dopo l’accertamento del pagamento di tangenti per vicende di appalti edilizi. La catena dei suoi quotidiani sparsi dalle Marche al Nord Est italiano furono travolti e noi giornalisti se non avessimo avuto, almeno alcuni di noi l’accortezza di autogestirci in cooperativa editoriale, saremmo a spasso dal 1993 ad oggi. Purtuttavia la mia formazione giovanile socialista mi ha sempre fatto prevalere la bilancia sul piatto della bilanca del garantismo. E veniamo al dunque: Antonio Di Pietro è un eroe o un malandrino? Penso che quando faceva il magistrato lo ha fatto con i metodi di un vecchio commissario di polizia degli anni Cinquanta e non a caso, da principio, proprio nel Msi, nella Lega Nord e a pelle anche da parte di Berlusconi vi fu simpatia…tanto colpiva innanzi tutto il Psi di Craxi e dei suoi compagni più stretti.
Di Pietro non mi è simpatico…però.
Alle domande di Tuttocchiali io ne aggiungerei altre, del tutto inedite.
E’ vero che prima di Tangentopoli il magistrato Di Pietro conosceva alcuni ambienti del Psi milanese, incluso il sindaco Paolo Pillitteri? E’ vero che era vicino alle posizioni del Muis, Movimento unitario di iniziativa socialista che era confluito nel Psi? E’ vero che non è mai stato del tutto chiarito come è diventato magistrato della Repubblica? Diciamola tutta: che il sistema della corruzione con stravolgimento del finanziamento pubblico dei partiti fosse pratica corrente era a conoscenza di tanti. A partire da Milano dove da anni, in coerenza alla conclusioni di diversi appalti, la Procura era sommersa di esposti anonimi, ma facilmente riconducibili anche a professionisti che posteggiavano all’interno dei penta e quadripartiti. Per le elezioni politiche del 1992 si raggiunse uno dei tetti massimi di spesa da parte dei singoli deputati e senatori, non solo del Psi. Non era un campanello d’allarme? A proposito della foto di Di Pietro con l’allora numero 3 dei servizi segreti Bruno Contrada, come si fa a dire che era un agente della Cia?
E se anche Di Pietro fosse stato imbeccato da pentiti ispirati dalla Cia (do you remember Buscetta per esempio) c’è forse mai stato un tempo (incluso quello attuale) nel quale i servizi segreti degli Usa e di Israele non hanno tenuto gli occhi sull’Italia? Forse che la classe dirigente italiana nella legslatura fra il 1987 e il 1992 ha avuto l’acume politico di rendersi conto che con la caduta del Muro di Berlino si spezzavano alcune delle logiche della Guerra Fredda e il suo comodo sistema di alleanze che reggeva dal Dopoguerra? Datevi e diamoci una risposta. E’ chiaro che i partiti come il Pci, in piena decadenza, e il Msi, in trasformazione, non vedevano l’ora, insieme alla Lega Nord e alla Rete, di entrare nell’agone cancellando i volti politici di Craxi, Andreotti e Forlani. Solo che la sapienza politica di Craxi, Andreotti e Forlani doveva tenere conto che il patto di scambio presidenza del consiglio-presidenza della Repubblica sarebbe stata sconvolta dalla politica estera e dai cambiamenti storici in atto. Se in Germania o in Francia ci si fosse comportati con il consociativismo politico di governo italiano e senza curarsi di chi è l’opposizione sarebbero caduti anche i loro presidenti. Spd e Cdus-Csu, Psd e Mrn hanno pagato insieme ai loro leader, ma neppure lontanamente quello che hanno pagato Psi, Dc, Psdi e Pli. Partiti formalmente cancellati in quel biennio tragico. Può da solo un Di Pietro qualsiasi essere visto come il sovvertitore? E poi come si fa a sostenere che la Cia ha voluto eliminare Craxi o Andreotti. E’ vero che entrambi erano filo-palestinesi, filo-arabi a differenza del nostro più longevo Premier, ma chiedetelo a Cossiga se l’Italia è un Paese che può fare a meno della sudditanza politica e militare a Usa e Israele.
No. I diversivi non mi piacevano quando c’era chi inneggiava a Mani pulite e non mi piacciono oggi quando si pensa di cancellare gli errori politici e umani che quella stagione hanno reso possibile.
Di Pietro da un’area laica, liberale e socialista non va certo difeso. Non può però diventare il regista di ciò che neppure capiva. Nè possiamo accreditare a figure come Occhetto o Bertinotti la forza di potere destabilizzare la Prima Repubblica. Se mai dovremmo avere il buonsenso di pensare che il “gattopardismo” continua ad attraversare il Paese e quei poteri che sono rimasti intoccabili durante il 1992-1993 sono i nuovi registi italiani. Non a caso tutti i reati prima e quelli dopo sul finanziamento illegale ai partiti (ai sindacati e alle associazioni) sono rimaste in superficie.
Per non parlare dei veri architetti di una macchina da tangenti come doveva divenire Enimont…con le vittime che ha creato.
Vittime come Cagliari rivendicate da Craxi per l’intransigenza, oltre misura, dei magistrati milanesi. Vittime come Gardini, frettolosamente dichiarato suicida…senza che si sia mai fatta un’autopsia o interrogato in modo approfondito tutti i collaboratori che hanno seguito le ultime ore di quello strano, irriverente, imprenditore. Siamo sicuri che fosse lui e Cusani i registi della più grande maxi tangente del dopoguerra italiano?
Cerchiamo di non seguire i giustizialisti di ieri e i servi sciocchi del potere di oggi.