Servono le polemiche su rimedi e ricette per far fronte alla crisi economica? No. Servirebbe un dibattito da cui far un’idea, magari l’occasione per mettere la prima pietra sulla rifondazione del Paese? Sì, ma il dibattito non c’è e lo spettacolo che va in onda è visto, rivisto, stucchevole e inutile.
Il governo mobilita 80 miliardi antirecessione? Macché per la sinistra i miliardi sono tre, quattro al massimo. La carta acquisti? Inadeguata, umiliante, sa di tessera annonaria. Le priorità d’intervento della destra? Tutte dettate dalla politica e non dalle necessità effettive. Tremonti poi non fa che mandare i soliti segnali confortanti agli evasori attraverso l’abolizione delle misure introdotte, guarda caso, da Vincenzo Visco. Valevano la pena quelle misure? Tremonti non ci fece una bella figura ma rastrellò un sacco di soldi con i condoni. Conta? Non conta. Da sinistra più che materia di discussione arrivano diktat.
Prendete la ricetta del professor Tito Boeri, ordinario alla Bocconi. “Nel 2009 – dice Boeri – scadranno titoli di Stato per un quinto del nostro debito. La crisi ha fatto scendere i rendimenti di uno-due punti liberando così 3,8 miliardi”. Ai quali andrebbe aggiunto – citiamo sempre Boeri – il miliardo e rotti derivato dall’abolizione della detassazione degli straordinari che secondo lui “distrugge posti di lavoro”(chissà perché). Tutta questa montagna di quattrini dovrebbe servire a finanziare un vecchio pallino della sinistra: il sussidio di disoccupazione. Servono a poco le controindicazioni: attenti ai Bot, sono la benzina del nostro debito pubblico; se calano i rendimenti scende l’interesse e il paese rischia grosso. Ora invece siamo appetibili anche all’estero. Pensate che se ne discuta? Da sinistra il solito ritornello: o si fa così o si è contro i disoccupati e i precari. E giù con le accuse al ministro del Lavoro Sacconi, i cui provvedimenti non vengono nemmeno citati, di non volere la riforma degli ammortizzatori sociali.
Non basta. La sinistra ha già intravisto un altro tesoretto nella tolleranza della Commissione europea che consente, a causa della recessione in atto, di rimandare di un anno l’aggiustamento dei conti. Come dire in questo lasso di tempo possiamo sfondare il tetto del 3% senza problemi (ecco il tesoretto). O meglio, il problema c’è ed è grosso quanto l’Italia che con tutto quello che produce non riesce nemmeno a pagare il suo debito. Ma la sinistra tira dritto. Non si è mai fatta scrupolo di tassare gli italiani e poi stavolta a farlo sarebbe un governo di destra. Che colpo! Misure impopolari e Berlusconi che perde la faccia sull’aumento della pressione fiscale.
L’ultimo sberleffo è proprio questo: il lavoro dipendente gravato di tasse. Da destra e da sinistra si sproloquia sulla necessità di abbassare il carico e mai nessuno che si ponga il problema della riforma di un sistema che, attraverso la ritenuta alla fonte, pone il lavoro dipendente in obiettivo svantaggio rispetto agli autonomi. Parole smozzicate in materia anche dai cosiddetti difensori dei lavoratori i quali invece vanno molto fieri del ritocco allo scalone Maroni che, per consentire a poco più di centomila persone il privilegio di collocarsi a riposo all’anacronistica età di 58 anni, ha scaricato sui contribuenti un conto di dieci miliardi di euro.
Su una cosa ha ragione Boeri. La recessione in atto potrebbe essere l’occasione di “avviare subito un processo di ristrutturazione della spesa pubblica che porti a risparmi consistenti quando saremo usciti dalla crisi”. Ci permettiamo di citare due settori: di uno, una riforma delle pensioni più in linea con i tempi, abbiamo accennato. L’altro è l’abolizione delle province di cui non si sente più parlare da quando la Lega si è messa di traverso. Missioni impossibili perché si tratta di aggregare due poteri forti come il sindacato e il Carroccio? Destra e sinistra da sole non ce la farebbero mai. Insieme sì.
Enrico Buffoni

Lascia un commento