Il pensiero unico ha allargato la sua cappa su quella che conosciamo come usura. Legalmente si possono dare soldi in prestito e chiedere un interesse entro limiti ben definiti. Il tasso d’interesse massimo applicabile è periodicamente fissato dalla Banca d’Italia. Altrimenti, credono i benpensanti, banche e le assicurazioni guadagnerebbero troppo, sfruttando la situazione di bisogno delle persone e obbligandole ad accettare un tasso d’interesse troppo alto. Solo per fare profitti. Nasce così l’articolo 644 del codice penale.
Ma ecco la prima falsa illusione: non è solo il prestatore a subire l’imposizione del limite massimo ma anche il ricevente. In regime di libero scambio infatti a nessuno viene imposto niente: I prestatori stessi non alzerebbero troppo i prezzi per evitare problemi di selezione avversa e azzardo morale. Nessun banchiere riuscirebbe, come non è mai riuscito, ad “imporre” prestiti e tassi d’interesse non voluti. Chi “accetta” un determinato prestito ad un qualsiasi tasso d’interesse lo fa sempre e soltanto, in base alla propria situazione contingente, alla propria disposizione a contrarre debito e all’offerta di tassi d’interesse.
Quando si interviene in una libera contrattazione si determinano sempre disequilibri e insoddisfazioni sulla curva di domanda e sulla curva dell’offerta. Si impediscono contrattazioni che genererebbero incrementi di soddisfazione sia all’una che all’altra parte. Si tagliano fuori dal mercato legale potenziali clienti e potenziali prestatori di servizio. Con la conseguenza che una parte delle transazioni non si realizzano proprio e altre avvengono in ogni caso, ma nel mercato nero.
Ed è qui che scattano le tragiche vicende che tutti conosciamo e che consideriamo sempre come conseguenza inevitabile dell’ “usura”. Parte delle transazioni, avvengono così in nero e in più a tassi d’interesse ancora più alti, perché adesso i prestatori devono sopportare costi e rischi aggiuntivi. Infatti se il debito viene contratto senza alcun tipo di ricevuta valida e se in caso di insolvenza il prestatore non può adire alle vie legali, gli episodi d’inadempienza immediatamente aumenteranno. Questo induce a una spirale infinita di comportamenti sleali: tassi più alti e misure di recupero credito più “forti”. E subito entra in gioco il crimine organizzato. Minacce, paura e violenza sono i frutti che raccolgono i debitori.
Eliminare il limite massimo al tasso d’interesse riporterebbe nella legalità tutte queste transazioni, nomi e cognomi di entrambe le parti sarebbero scritti nero su bianco e anche eventuali altri reati (es. minacce e uso della violenza) sarebbero immediatamente rintracciabili. I prestatori non sarebbero, mai più e in nessun caso, appartenenti alla criminalità organizzata e a questa verrebbe sottratta una grossa parte dei suoi guadagni. I debitori non soffrirebbero più di paure riguardanti la propria vita, avverrebbero più transazioni e a tassi mediamente più bassi di quelli in nero e i casi d’insolvenza diminuirebbero. Entrambe le curve subirebbero un aumento di soddisfazione.
A chi interessa veramente mantenere il reato d’usura?
Adriano Gianturco Gulisano

Mi pare che lo stesso stringente ragionamento sia stato fatto anche per la droga.Applicabile ,magari ,anche ai pirati della strada:con la depenalizzazione si fermerebbero tutti !