Urne aperte per le Città metropolitane e le nuove province, in Sicilia la legge invece è ferma al palo, manca l’approvazione di un codicillo che recepisca la direttiva della riforma
“Alea iacta est” per alcune vecchie province e per le “nuovissime” Città metropolitane è dunque arrivato il momento del voto. Entro poche ore quindi sapremo come hanno votato i sindaci e i consiglieri comunali in queste prime elezioni di secondo livello che tolgono il centenario diritto di suffragio universale ai cittadini proprio in occasione delle costituende Città metropolitane. Il tutto avviane in occasione dell’evoluzione delle “aree metropolitane” previste 25 anni fa dalla legge 142/90 di riordino delle autonomie locali che nei grandi centri italiani dovevano dare vita alle grandi e uniche amministrazioni dei capoluoghi e dei centri dell’immediato hinterland sulla scorta delle metropoli europee come Londra e Parigi. E’ inutile dilungarci anche questa settimana sulle mille perplessità che abbiamo evidenziato su queste colonne per mesi circa il pressapochismo, il dilettantismo, la fretta e la necessità di cercare di dare in pasto qualcosa di credibile e forte all’opinione pubblica contro gli sperperi e i costi elevati della classe politica che hanno così di fatto vanificato la buona intenzione di creare degli enti più moderni per la gestione delle grandi città e il vero ripensamento di modelli amministrativi per gli enti intermedi che sostituiscono le vecchie cento province italiane. Cerchiamo dunque di “sforzarci” e facciamo nostre le intenzioni del governo che a poche ore dal voto ha sentito la necessità di far sentire la propria voce.
“La città metropolitana è progettualità, è pensare in grande, è costruire una idea di sviluppo del proprio territorio che sappia guardare avanti”. Lo ha detto il ministro per gli Affari regionali e Autonomie Maria Carmela Lanzetta a Catania, durante il suo intervento ad un incontro sulle città metropolitane ed alla vigilia del voto per i consigli metropolitani di Milano, Genova, Firenze e Bologna.
“Alla razionalità burocratica – ha aggiunto – va sostituita una razionalità nuova, di scopo, capace di coinvolgere i sindaci e gli amministratori dell’area, di animare forme nuove di cooperazione, di riflettere sulle strategie generali”.
“Non dovrà ridursi ad una semplice assunzione di competenze residuali delle vecchie province. Il processo ormai è partito – ha evidenziato – la legge Delrio sta operando una trasformazione irreversibile dell’architettura istituzionale. Una trasformazione radicale che quindi potrà comportare qualche difficoltà, qualche incertezza”.
Riferendosi al voto di questa domenica per i per i consigli metropolitani di Milano, Genova, Firenze e Bologna, il ministro ha aggiunto: “Siamo davanti alla nascita delle città metropolitane che devono cominciare a lavorare come tali dal primo gennaio 2015. Come ministero – ha concluso Lanzetta – accompagniamo la nascita dando tutto il supporto possibile, soprattutto nella redazione degli statuti, qualora si chieda questo apporto”. Ma alle buone intenzioni del ministro e di tutto il governo ci ha pensato l’ex ministro degli Interni e da sempre sindaco di Catania Enzo Bianco a smorzare gli entusiasmi con la classica doccia fredda che riporta tutti alla drammatica attualità italiana.
“La riforma delle Province in Sicilia è ferma al palo. Basterebbe un articolo unico che recepisca la legge Delrio rendendola operativa anche nell’isola”. Ha detto il sindaco Bianco, a margine del convegno su “La costruzione della Citta’ metropolitana di Catania”.
Il lavoro è davvero lungo per riformare l’architettura dello Stato che viaggia ancora su dinamiche borbonico-risorgimentali mentre il mondo viaggia a clic istantanei sul web attraverso telefoni cellulari e palmari di nuovissima generazione. A noi basta un cavillo burocratico per “mandarci in una buca sbagliata” come in un tavolo verde da biliardo. Ma il Paese sprofonda sempre di più giorno dopo giorno nella crisi del lavoro e dell’occupazione nella disperazione silenziosa delle famiglie e a poco davvero servono le videoclip dai toni rassicuranti fatte sulla comoda poltrona in pelle dell’ “Airforce One” italiano di ritorno dagli Usa.
Il titolo dell’articolo di Cesare Mannucci (che ringraziamo per la puntigliosa attenzione che ha dedicato al tema delle province e della loro surreale “riforma”) riprende una felice definizione di Massimo Lensi, storico esponente dei radicali fiorentini. (n.c.)

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