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Del Reddito di Cittadinanza non c’è nulla da salvare…

Vista la profonda nostalgia per questa forma di sussidio, forse è il caso di fare una disamina del perché sia stata, sia e sempre sarà la peggiore idea possibile nel mondo già abbastanza dannoso dei soldi pubblici regalati a chi ci fa simpatia.

di Luca Rampazzo | 3 Agosto 2023
Percettori del Reddito o Pensione di Cittadinanza per provincia ogni mille abitati a Novembre 2022. Fonte: ISTAT

Vista la profonda nostalgia per questa forma di sussidio, forse è il caso di fare una disamina del perché sia stata, sia e sempre sarà la peggiore idea possibile nel mondo già abbastanza dannoso dei soldi pubblici regalati a chi ci fa simpatia.

Prima valutazione, non per importanza, ma per forma di fastidio suscitata in chi scrive: NO, per tutto ciò che è Sacro, non è un sussidio “liberale”. E qualcuno, preferibilmente con meriti accademici specifici, e non intendo in economia, lo dovrebbe spiegare a Calenda. Quando Friedman parla di “tassazione negativa” sulla scia della scuola austriaca, lo fa per contrastare l’idea di un welfare pubblico. In sostanza, come Reagan nel famoso discorso a favore di Goldwater “A Time for Choosing”, l’idea è che i poveri vivrebbero molto meglio senza welfare, ma con soldi dati dalla collettività Questo perché potrebbero scegliere come spenderli ed essendo in generale più efficienti dello Stato. Quel treno, in Italia, non partirà mai. Abbiamo 5 milioni di buoni motivi, uno per ogni dipendente statale e parastatale, per non abolire il welfare pubblico. Quindi no, dare a tutti OLTRE allo stato sociale, ANCHE dei soldi extra è una pessima idea.

Seconda valutazione: qualcuno ha davvero detto, non credo pensato, ma sicuramente l’ha detto, che il RdC avrebbe incentivato la gente a trovarsi un lavoro. No. Non è successo, non poteva succedere e non succederà mai. Se paghi la gente che non lavora, tassando chi lo fa (e riducendogli quindi lo stipendio col cuneo fiscale) non ottieni maggiore occupazione. Magari Friedman ‘sta cosa non l’ha mai detta, ma resta del tutto vera. Quello a cui serviva, e questo Grillo ce lo aveva annunciato, era devastare il mondo del lavoro, creando un aumento forzoso degli stipendi. E aumentando il lavoro nero, ovviamente. La storia dei rifiuti era altrettanto ridicola: ne avevi due, al terzo perdevi il RdC. Ma non succedeva se ne rifiutavi due e dal terzo ti facevi licenziare. Creando così grosse difficoltà a chi te li doveva ritrovare. Un’ultima nota sulle politiche “attive” del lavoro: obbligare la gente a formarsi è una pessima idea. Davvero. Sprechi tonnellate di soldi e non ottieni nulla.

Terza valutazione: so che è impopolare, ma il reddito incarnava l’enorme ipocrisia di questo paese. Una cifra fissa, valida da Gorizia a Canicattì è ovviamente distorsiva. A Gorizia sarà da fame. Il resto del discorso direi che possiamo saltarlo. Sappiamo tutti dove finirebbe, no?

Quarta valutazione: se non fosse stato tolto, cosa che nessuno dice, sarebbe dovuto aumentare. L’inflazione esiste. Questo per rispondere a chi suggeriva “gradualità”. Ma quale gradualità, non è metadone, è un sussidio. Inizia un giorno, finisce un altro. Anche perché tenendolo si sarebbe allungata l’illusione che qualcuno lo avrebbe potuto, prima o poi, aumentare. No, il destino di questa misura era duale obbligatoriamente: cancellarlo dalla sera alla mattina o aumentarlo, presto o tardi.

Ultima valutazione: al contrario di quanto previsto non ci sono state sommosse popolari. E nei prossimi mesi, questa la mia scommessa, non ci sarà un picco delle morti per fame. Fatevi due domande sul perché. Sarà mica che metà di quelli che lo ricevevano avevano anche altre entrate e l’altra metà non ne aveva COSI’ bisogno? Ai posteri l’ardua sentenza.

Luca Rampazzo 

Pubblicato in : EditorialeTag: discorso, importanza, istat, italia, lavoro, mondo, mondo del lavoro, pensione, rifiuti, scuola, soldi, treno, valutazione

Info Luca Rampazzo

Luca Rampazzo, giornalista, laureato in giurisprudenza, è un imprenditore digitale, AD e cofounder di Leotech, libero professionista nel settore della comunicazione, copywrighter, commerciale e addetto stampa. Editorialista di “Milano Post” e “PensaLibero.it”. Nel tempo libero appassionato di politica e di cultura economica. Tutelato dal WWF in quanto liberista e conservatore, sogna un giorno di poter uscire dalla riserva in cui viene protetto in questo paese dove il liberismo viene trattato gratuitamente dal SSN.

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