Trovare ciò che unisce e accantonare ciò che divide.
Altrimenti non se n’esce.
E finalmente governare senza troppi fronzoli che fanno perdere la tramontana e trascurare il punti nodali del quotidiano. Che alla fine è ciò che interessa alla gente. Per sopravvivenza, per necessità, occorre raccogliere ciò che è sparso.
Perchè la resilienza è finita.
Il premier non ha parlato di sussidi e bonus. Eventualmente di indennizzi, accompagnando le aziende in difficoltà. Quelle che possono ancora uscire dal coma, per risorgere a nuova vita. Nel ciclo vitale di una azienda càpita che sia necessario un piano di riqualificazione per riuscire a mantenerla in vita. Quando si è ancora in tempo per far sì che la strategia possa salvare l’ azienda e soprattutto in che modo riuscire a metterla in pratica.
Cos’è la riqualificazione aziendale e cosa farà Mario Draghi con Alitalia? È un’azienda da proteggere o da accompagnare nel cambiamento?
Con l’avvio del suo governo torna alla ribalta proprio questo caso e in molti si chiedono cosa farà il nuovo governo con la newco e con la vecchia compagnia di bandiera.
La riqualificazione aziendale di solito avviene là dove aziende vengono acquisite o si fondono. Tra gli obiettivi della riorganizzazione della produzione e delle attività lavorative, è fondamentale l’abilità di ridimensionare i costi oltre che migliorare la produttività. E’ la prima cosa che si fa per riuscire a non far collassare le aziende. All’interno della riqualificazione bisogna tener conto che il costo del lavoro fa parte dei costi fissi, per cui salari e stipendi non vengono toccati.
“Uscire dalla pandemia non sarà come riaccendere la luce. Questa osservazione, che gli scienziati non smettono di ripeterci, ha una conseguenza importante. Il governo dovrà proteggere i lavoratori, tutti i lavoratori, ma sarebbe un errore proteggere indifferentemente tutte le attività economiche. Alcune dovranno cambiare, anche radicalmente. E la scelta di quali attività proteggere e quali accompagnare nel cambiamento è il difficile compito che la politica economica dovrà affrontare nei prossimi mesi”.
L’indizio è chiaro. Nessuno sarà abbandonato ma non si procederà con un assistenzialismo fine a se stesso.
Alcuni lo hanno criticato come se avesse inteso di volere abbattere le aziende decotte. E soprattutto non prendere in considerazione la piccola e media impresa.
Tanto che nel suo intervento alla camera ha chiarito il misunderstanding annunciando una crociata del suo governo contro la corruzione “che deprime l’economia” e le infiltrazioni criminali, ma anche a sostegno delle piccole e medie imprese.
“La legalità e la sicurezza sono la base per attrarre investimenti”, mentre “la corruzione è disincentivante sul piano economico per gli effetti depressivi sulla competitività e la concorrenza: per quanto riguarda gli appalti pubblici, centrale è il ruolo del’Anac”.
E, guarda caso, scatta un’ indagine per scongiurare il rischio, nel corso dell’acquisto fai-da-te del vaccino da parte delle Regioni,di cadere nella trappola di frodi e contraffazioni negli ambienti del commercio parallelo di farmaci, secondo notizia Ansa.
La corsa agli intermediari, infatti, è già partita e ora la Procura di Perugia, con il primo atto del suo fascicolo di indagine, ha dato mandato ai carabinieri del NAS di acquisire alcuni documenti presso la struttura del Commissario straordinario Arcuri.
E, finalmente, il procuratore generale Raffaele Cantone, ex presidente dell’Anac ed esperto di reati che riguardano la corruzione e i reati che coinvolgono la pubblica amministrazione, è interessato ad accertare se risultino regioni italiane che abbiano inoltrato istanze ai fini dell’approvvigionamento diretto.
Si sente pronunciare sempre più spesso la parola “RESILIENZA”. Forse il premier ha abusato del termine . Ma non ha resistito ad usarla più e più volte. Anche perché è molto esplicativa.
L’abuso non è sfuggito a Vittorio Sgarbi che, a onor del vero, con il suo “capra” a ripetizione rivolto a chi lo urta, se esistesse un campionato italiano di resilienza, meriterebbe il primo premio.
Ma dovendo scegliere un soggetto collettivo a cui riconoscere il primato mondiale di resilienza il primato sarebbe da assegnare alla gente italica , “insuperabile nella più difficile ed eroica di tutte le resilienze: quella dei cittadini, che da decenni danno prova di resilienza ad urti, cesellature al martelletto, pedate e cazzotti, sassate, tentativi di stritolamento, torsioni e tutti i tipi di tortura possibili da parte di politici, giornalisti, conduttrici e conduttori di talk show e chi più ne ha più ne metta”. Come esterna con malcelata ironia un amico feisbukiano, Giacomo Fiaschi.
Si diceva moriremo democristiani. Se questo significa incontrarsi sui punti di concordia e non quelli, orrendamente, divisivi, facciamo outing e professiamoci tali.
Teniamoci stretti i nostri ideali, repubblicani laici e liberali, da riesumare in tempi di vacche grasse, ma comportiamoci come la DC di antica memoria.
Quando si arriva a uno stallo come il contingente, bisogna fare un pianto e un lamento e prendersi per la manina anzichè a pugni in faccia. Anche senza abbracci fraterni.
In un turbillon di esternazioni da parte di politici operatori dei media e via discorrendo, nessuno escluso, che si parlano addosso, che si insultano che augurano di tutto e di più, in alternanza o i contemporanea, e certo nulla di buono, occorre prendere un po’ di bromuro, fare un bel respiro profondo e ricominciare da capo. Perchè nella divisione netta fifty fifty non ci guadagna nessuno. Forse quelli delle poltrone poltroncine sedie e strapuntini qualcosa si mantengono. Ma no di certo gli italiani, che poi siamo noi e, dopo le zuffe che ci hanno spossato, bisogna per necessità, per sopravvivenza, raccogliere ciò che è sparso. Troppo stanchi e depressi per un atto rivoluzionario. I vecchi perchè vecchi, i giovani perchè frastornati dai nostri eterni battibecchi, che non offrono alcuna prospettiva di prosperità.
Sì, è vero è una banale scelta, così moderatina, così quieta che non fa scoppiare di adrenalina. Ma alla fine qualcuno ci vuole che esprima un po’ di saggezza, che lanci una cima di salvataggio prima di finire tutti quanti nell’orrido. Speriamo che risponda al nome di Mario Draghi.
Carla Ceretelli

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