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De bello mundi

di Angela Piscitelli | 7 Settembre 2014

Non est bellum quod est bellum, sed: “chebellum! chebellum! chebellum!”
(Antoninus Frassica)

Moriremo politicamente corretti; e magari un Alfano di questi beccherà pure trentottovergini e mezza da Allah, andando là.

In principio furono le primavere arabe, perché visto che ogni cosa si vende e si compra nel mercato globale dai politici allo spazzolino da denti (anche se di politici ne esportiamo pochi, ultima una sporta di mogherini), qualche intelligentone potente ci spiegò che bisognava esportare la democrazia. Noi non abboccammo -, siamo usi non comprare prodotti troppo pubblicizzati. La marca di democrazia che usiamo poi, non è davvero un granché, pensare di rifilarla a qualcuno, per giunta a suon di missili e droni è perlomeno stravagante. In origine la democrazia è il governo del popolo, ma è un po’ come l’Araba Fenice: chiedere per conferma a qualche passante greco, proprio nel posto dove fu inventata.

Sembra che appunto la campagna esportazioni non abbia funzionato per nulla. Solo una generazione di ignoranti felici non sa che la storia non è sincronica: alcuni popoli vivono in un tempo che per noi è passato, con regole del passato. La prova è che nessun padre di ministro italiano ha mai pensato di fare una makumba a chicchessia. Un nostro amico missionario si vide servire al desco di sodali africani, qualche tempo fa, la mano di un nonno deceduto. Pasto rituale in voga da quelle parti, parteciparvi era onore grande: inghiottì per raffinata educazione (o per non essere a sua volta cucinato, offendendo). Ma l’analfabetismo politico è una piaga.

Dunque, finiti con mezzi spicci da “operazione umanitaria” quei dittatori paciocconi e colorati che ci garantivano un minimo di tranquillità, abbiamo con perseverante meticolosità spianato la strada al Califfo. Ed ora il Califfo, che fesso non è, ci ha dichiarato guerra.

Se ne sono accorti in pochi in Italia, perché a furia di sorbirci quelle trasmissionesse storiche di rai tre su Mussolini, se non c’è uno sul balcone con le braccia sui fianchi che urla e molta gente sotto che urla più di lui, non è una dichiarazione di guerra, pure se ti sparano nel web quintalate di teste mozze. Alfano, più denti che sinapsi, è tornato da Bruxelles con il classico pugno di mosche in mano, radioso: Mare nostrum continuerà, non abbiate paura, ènostrum mica dell’Europa! Poi, magari, qualcuno dei membri, a titolo di cortesia, fornirà un aiutino che si chiamerà Frontex bis, che è una specie di polvere per le pulci di scarsa efficacia: non toglie manco il prurito. In Europa, tra l’altro, sono troppo impegnati ad organizzare la guerra contro Putin, non hanno tempo per queste quisquilie: mare vostrum, Ucraina nostra. Quello poi, è pure amico del Cav, Obama quando vede il colbacco gli fumano le narici. E poi, contro il Califfo, non ce l’ha la strategia-ia-ia-o. Il nemico invece la strategia ce l’ha eccome: in guerra si invade, e si studia il percorso più agevole per l’invasore. Quale è? Ma èMare Nostrum, voyons! Nemmeno bisogno di fabbricare un cavallo di legno anfibio, bastano i barconi, mica siamo lord Cameron che vuole controllare i documenti, noi accogliamo, rifocilliamo, paghiamo. “Com’è umano, lei”, diceva il ragionier Fantozzi comeseavessevistoalfani. Quelli poi, ci hanno pure avvisato: “attenzione, veniamo a prenderci il Vaticano, dopo ce ne andiamo alla Tour Eiffel”. E zacchete, teste nel paniere. E noi nulla, boldrinamente angelici, mogherinamente belligeranti altrove, squagliati nel banchetto del gelataio. IL fatto è che cinquant’anni di scuola di sinistra ci hanno fatto completamente dimenticare cos’è una guerra, e come si fa. Chiedete a Renzi, che è andato da Mike Bongiorno, cos’è la poliorcetica, tanto per dirne una.

La prima cosa da fare in guerra, è chiudere le frontiere. Chi mette piede sul nostro suolo sia subito fatto prigioniero. Se l’India puo’ continuare allegramente a tenersi i nostri soldati, tutto è possibile nel mondo della retorica imbecille su diritti inesistenti. Moschee chiuse a tempo indeterminato. Uno che vuole pregare, prega dovunque, pure al Moulin Rouge. Rispolveriamo i codici di guerra. L’Europa si imbufalisce? E che c’importa? In nome di quale logica Putin – che ha dalla sua moltissime ragioni storiche e geopolitiche – va considerato un invasore da bombardare e noi dobbiamo farci invadere dagli integralisti del Califfo, ringraziando Allah prostrati per terra? Se questo fottuto mare è davvero nostrum, e non interessa l’Europa, allora difendiamolo, e difendiamoci. Sarà un “intervento umanitario”. Già. Si dice così. E il primo che si alza e dice che le spese militari sono inutili, gli faccio una makumba, ecco. Così mi sentirò un po’ multiculturale, multietnica e umanitaria pure io.

 

(zonadifrontiera.org)

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