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DAVVERO IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA E’ SEMPRE STATO IMPARZIALE?

Dopo lo scambio di battute polemiche tra il Capo dello stato e Berlusconi, torna d’attualità il dibattito sul ruolo del Quirinale, oggi come ieri. Riportiamo le riflessioni di Davide Giacalone pubblicate su Libero

di Davide Giacalone | 6 Aprile 2008

Il Quirinale è un equivoco istituzionale, un guaio che si deve avere il coraggio d’affrontare. Le polemiche con l’elastico non mi piacciono, ma se Berlusconi poteva risparmiarsi le “forche caudine” (da dove sarebbero passati gli sconfitti), il Presidente della Repubblica aveva il dovere di non diffondere un comunicato che non esito a definire scandaloso.

Si pretende che l’inquilino del colle più alto sia imparziale e non schierato, secondo la retorica dell’impossibile monarca repubblicano. Ma l’imparzialità è l’ideale degli idioti e la maschera dei faziosi, quel che necessita è il rispetto delle regole, che, invece, sono state stracciate da tempo. Dice Napolitano, oggi, che mai Presidente venne meno ai propri doveri. Se è così, però, perché lo stesso Napolitano, assieme ai suoi compagni, chiese di buttare fuori sia Leone che Cossiga? E perché dovremmo essere così fessi da credere che un uomo da sempre fedele militante di una parte estrema sia divenuto, per investitura e vecchiaia, un saggio equanime? E’, questa, una figura inesistente.

Gronchi venne vivacemente contestato e considerato troppo interventista. Saragat fu antifascista ed anticomunista con un Parlamento che conteneva gli uni e gli altri. Posso portare carrette d’esempi, ma ancora si rispettavano le regole. Oggi non è così. Secondo la Costituzione (art. 87) il Presidente deve essere muto, potendosi rivolgere solo alle

Camere. Nella realtà non stanno zitti un minuto e parlano ovunque e di tutto.

Nessun suo atto è valido (89), essendo irresponsabile (90), se non controfirmato dal governo. Ma la regola va a gambe all’aria se dal Quirinale s’influisce sulla sorte del governo (come quando Napolitano salvò Prodi, illegittimamente reclamando una nuova legge elettorale, mai fatta). Il massimo potere (92) consiste nel “nominare” il presidente del Consiglio, ma sono anni che si racconta agli italiani la favola (falsa) che sono loro a nominarlo.

La Costituzione scritta è stata violentata, ed a poco serve che se ne dicano innamorati i carnefici. A questo punto nessuno può fare l’offeso, ma è dovere di tutti non abbandonarsi ai battibecchi, semmai riconoscere che quel vecchio testo deve essere rinvigorito ed aggiornato, altrimenti lo vedremo sbriciolarsi. Complice l’acida prosopopea di chi si ritiene sul trono.

Pubblicato su Libero di venerdì 4 aprile 2008

Pubblicato in : Primo piano

Info Davide Giacalone

Dal 1980 al 1986 è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana e dirigente del PRI. Dal 1981 al 1982 è stato Capo della Segreteria del Presidente del Consiglio dei ministri, Giovanni Spadolini. Dal 1987 al 1991 è stato consigliere del Ministro delle poste e delle telecomunicazioni Oscar Mammì. È stato consigliere d’amministrazione e membro del comitato esecutivo delle società SIP, Italcable e Telespazio. Pubblicista dal 1985, lasciata la politica, è direttore de La Ragione e di Smoking, ed editorialista de L’Opinione. È stato anche consulente della Fininvest. Attualmente è una delle firme di Libero e collabora con l’emittente radiofonica nazionale RTL 102.5 dove ogni mattina, da lunedì a sabato, alle 7:10 circa durante la rassegna stampa contenuta nel programma Non stop news, commenta una notizia apparsa sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. Da questa esperienza è nato il libro Diario Civile, edito nel 2005. Scrive inoltre articoli pubblicati sul suo sito www.davidegiacalone.it.

Nel gennaio 2010 il consiglio dei ministri (Governo Berlusconi IV) lo nomina presidente di DigitPA, nuova denominazione del “Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione” [5]. Nel 2011 è nominato Presidente dell’Agenzia Nazionale per la Diffusione delle Tecnologie dell’Innovazione, creata da Renato Brunetta, allora Ministro della Funzione Pubblica e l’Innovazione.

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