
Nonostante i dati americani, continuino persistentemente a mostrare una economia Usa resiliente, il mercato sembra stanco di vedere sempre la medesima price action, ovvero risk off preponderante con aumento dei rendimenti dei titoli di stato, accompagnato da dollaro in rialzo e borse in fase di consolidamento, (perché influenzate anche positivamente dai risultati trimestrali, migliori delle attese) almeno fino ad ora.
Ma andiamo con ordine. I dati sulle vendite al dettaglio americane sono aumentate dello 0.7% rispetto al mese di settembre, dopo che anche i dati di agosto, erano stati anche rivisti al rialzo a +0.8%, un numero superiore al consensus di +0.3%. Nonostante l’inflazione elevata, unitamente all’aumento dei costi di finanziamento, quindi, i consumi negli Stati Uniti ancora crescono. E’ tutto molto sorprendente, va detto. Nel pomeriggio inoltrato poi, sono usciti anche i numeri sulla produzione industriale, che hanno anch’essi evidenziato una crescita superiore alle attese a +0.3% mese su mese. Il mercato ha reagito facendo registrare un aumento dei rendimenti dei treasuries a +4.8%, vicino ai massimi del 2007. Il trentennale ‘è salito quasi al 4.95%, il che dimostra come siano teoricamente possibili ancora rialzi da parte della Fed, anche se, è necessario ricordarlo, non possono essere pochi dati usciti, a negare quanto dichiarato recentemente dai funzionari della banca centrale Usa, ovvero che il pivot dei tassi è vicino e ora occorre concentrarsi sul tempo in cui i tassi rimarranno alti, un tempo che sarà lungo ed esteso. Quindi è anche possibile che i tassi rimangano fermi nella prossima riunione, unitamente a dichiarazioni comunque hawkish con riferimento ai tassi alti che non portano, almeno per ora, recessione. E il mercato, dopo una iniziale reazione pro dollaro, pro rendimenti e pro discesa dei mercati azionari, ha reagito, come se fosse stanco del solito paradigma e mantra, riportando l’equity in territorio neutro, mentre il dollaro ha in parte corretto i guadagni pomeridiani. Il Dow Jones ha chiuso a +0.04%, l’S&P ha perso lo 0.01% mentre il Nasdaq ha ceduto lo 0.25%, percentuali ridotte, legate peraltro all’impennata dei rendimenti dei titoli che in questo momento, rappresentano insieme alle dichiarazioni dei banchieri centrali, il vero market mover del periodo. Le buone notizie, questa volta, giungono dalla Cina, ove era in via di pubblicazione il Pil del terzo trimestre, uscito a +4.9% superiore alle stime del 4.4%. Gli stimoli decisi dal Governo hanno compensato quindi l’impatto della crisi immobiliare e del commercio. Considerando i primi nove mesi dell’anno, l’economia cinese è cresciuta del 5.2%, con le vendite al dettaglio salitee del 5.5% ben al di sopra delle stime di +4.9%.
VALUTE.
EurUsd che, dopo i dati Usa, ha testato i minimi a 1.0540 ma ha egregiamente tenuto i supporti salendo successivamente quasi a 1.0600, con una reazione che, considerati i dati, appare sorprendente. Analogamente il Cable ha reagito tornando sopra 1.2200 dopo aver visto un minimo post dato a 1.2133, anche se poi stanotte è tornato a 1.2185. Se cominciassero ad uscire dati Usa negativi, molto probabilmente potremmo assistere ad una accelerazione ribassista della divisa americana, e anche di non poco conto a giudicare dalle price action attuali. Sul UsdJpy va detto che in mattinata ieri, erano uscite dichiarazioni che facevano pensare, da parte della Boj, ad un rialzo dei tassi, con un movimento impulsivo ribassista di quasi 100 pips per il UsdJpy sceso sotto 149.00 temporaneamente. In serata poi dopo i dati Usa, il tasso di cambio è tornato a 149.70, in quanto il mercato sembra volere fatti e non parole. Fino a quando la Boj non interverrà, sia sui cambi maanche sui tassi, sarà difficile vedere una discesa strutturale del UsdJpy. Poche novità sugli altri rapporti, sempre all’interno ei trading range dell’ultimo periodo, specie sui cross, che in una fase di mercato dollaro centrico come quello attuale, restano abbastanza stabili.
PETROLIO E DATI.
I futures del greggio sono risaliti nuovamente, di circa un paio di punti percentuali, con il Wti tornato sopra quota 88, in ragione che i timori di un allargamento del conflitto, possano aumentare i prelievi delle scorte di greggio, alimentando le preoccupazioni dal lato dell’offerta. E le scorte americane, sono diminuite di 4.4 milioni solo la scorsa settimana, un dato decisamente superiore alla previsioni che erano per un calo di 300 mila barili. Nel frattempo il Brent è tornato sopra quota 90 a 91.5. Sul fronte dati, segnaliamo l’inflazione di Eurozona, attesa al rialzo al 4.3% su base annua e a +0.3% su base mensile. Nel pomeriggio dati sul mercato immobiliare americano, oltre ai soliti interventi di funzionari della Fed, tra cui Waller, Williams, Bowman, e Barkin, con probabili oscillazioni dei mercati e aumento della volatilità di breve termine.
Saverio Berlinzani

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