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Dall’aggressività comunicativa al “hatespeech” sui social network

In questo momento di tedio generalizzato i social aiutano non poco. Ma la pandemia ha accelerato e reso esorbitante anche l’ aggressività. Perché tutti siamo esausti.

di Carla Ceretelli | 29 Marzo 2021

“Hate speech”,  odio mostrato da molti in rete,  dai leoni da tastiera che vanno oltre la buona creanza. E di più. Spesso senza motivo. Soltanto perché sono arrabbiati con la vita. E devono sfogarsi con qualcuno.  E’ un fenomeno  tristemente in espansione che sta lentamente rovinando la comunicazione tra gli utenti che affollano i social. Ma a cosa è dovuta l’aggressività comunicativa presente nei social network.  Perché alcuni non riescono ad avere un dialogo sereno con le altre persone che navigano in rete?

La rete è così chiamata per la sua capacità di favorire la comunicazione e l’interconnessione tra individui in tutte le parti del mondo. Ormai  la rete  rappresenta  una realtà che non si limita a una dimensione virtuale, ma che origina tutta una serie di conseguenze anche nella vita reale, con ripercussioni tangibili, di carattere economico, politico e sociale. Gioie e dolori in navigazione.  Molti diventano amici reali anche se a distanza e spesso  si conoscono più a fondo di quelli fisicamente reali.

In questo momento di tedio generalizzato i social aiutano non poco.

Ma la pandemia ha accelerato e reso esorbitante anche l’ aggressività. Perché  tutti siamo esausti. Il disagio sociale e psicologico cresce in maniera esponenziale. Qualche competente in materia sostiene che la situazione porta a stringersi in abbracci  anche solo virtualmente e a volersi più bene. Altri dicono esattamente il contrario.

Sì, perché se da un lato l’avvento dei social ha messo in comunicazione tante persone, dall’altro ne ha acuito i contrasti, diventando addirittura disgregante per effetto dell’eccessiva aggressività di molti.  Anche senza arrivare al fenomeno degli haters e dei troll, in netta crescita nonostante le restrizioni e i controlli applicati dai social. Con algoritmi che spesso lasciano a desiderare per come e quanto  sono costruiti male.

Negli ultimi tempi ho notato che molti amici, e non solo virtuali, vengono sula mia bacheca  a polemizzare, spesso sul nulla. O a mettere in discussione alcuni miei post che evidenziano il mio stato d’animo. Provato, come quello di tutti, per una situazione che sta diventando vieppiù insostenibile. La tendenza più evidente è quella di offendere chi non condivide il pensiero altrui,  generalmente politico,ma non sempre,  sulle linee guida  del governo. Indicazioni  obbligatorie o meno. Troppo spesso obbligatorie. Che pochi riescono a  comprendere , interpretare, assimilare e contestualizzare. E allora da tutte le parti d’Italia si ode un grido. Libertà! in vece dei canti e cori della prima ondata di oltre 1 anno fa.

E poi ci sono le maestrine( non mi sognerei mai di definirle anche “maestrini” in onore al genere bipolare)  dalla penna rossa,  che sciorinano sapienze tutte personalizzate e non opinioni. Come se fossero il verbo. Ma il social dovrebbe esser una location dove si scambiano, appunto,  opinioni e non dogmi. Eppure alcune  persone in consuetudine educate sagge equilibrate,  si avvicendano,  poche ma sempre troppe,  e si avventano su chi espone idee  diverse dalle loro. Come  i pro vax che  esprimono  semplicemente  l’intenzione di vaccinarsi.  Seppure con una certa ansia come sempre davanti alla novità, all’ignoto che ritengono comunque una scelta saggia, dopo avere ascoltato i pro e i contro. Ma non istigano nessuno a differenza dei novax che altresì sbraitano e usano termini volgari dando di branco di  deficienti ottusi  e capre ignoranti nonché malati di cervello, popolo bue che si lascia intruppare e  iniettare  veleno, mercurio e altri troiai. O inserire microchips sotto pelle. Fino ad arrivare ai negazionisti e complottisti.  Che urlano contro i poteri forti, i gruppi di interesse, le lobby, le manine. O, semplicemente, LORO.  Ma loro chi?

Il mio post in proposito  “Prego amici che hanno voglia di polemizzare  e insultare di andare altrove. Grazie. Siamo tutti provati. Per far la vita meno amara,  con gentilezza garbo educazione”.

Per uscire dalla pandemia  prima possibile, si è detto, fin da quando se ne è avuto sentore,  sulla scia del Comitato medico scientifico e dal OMS, che l’unica possibilità è il vaccino. Una vaccinazione di massa, a livello globale per renderla efficace davvero. Ci vorrà tempo, e nessuno sa quanto, se non in ipotesi. E ognuno ha la sua. E dà i numeri. “021..22..23..24..25. Ma pare non ci siano alternative. Se non quella di un massacro dei  vecchi, dei più deboli e fragili per far sopravvivere i giovani e sani. E’una scelta, ma il nostro percorso verso  la  civiltà  con i suoi diritti, morali e materiali,  è stata una rincorsa  al rispetto della vita nella tutela di tutti gli esseri umani. Almeno in occidente.

Carla Ceretelli

Pubblicato in : EditorialeTag: giovani, governo, italia, massa, mondo, persone

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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