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Dalla mera informazione univoca all’ascolto, all’interazione comunicativa

Le nuove strategie del social communication. Naturalmente si allude ai media e alla classe politico/istituzionale. Chissà se ce la faremo.

di Carla Ceretelli | 27 Dicembre 2015

Solo il cervello umano può attribuire un senso alla cieca capacità dei calcolatori di produrre verità. (Karl Popper)

Per chi è nato  quando la radio era l’unica fonte  di informazione oltre ai rari quotidiani e rarissimi settimanali patinati o meno, quando la TV era di là da venire, è stata dura adeguarsi al rincorrersi dei mezzi di comunicazione. Qualche decennio fa, quando apparvero i primi cervelli elettronici, detti cervelloni,  che  si allocavano  in una stanza, nessuno avrebbe potuto concepire e ipotizzare  neppure l’idea di smartphone iPhon iPad tablet. Ci pareva inimmaginabile, un sogno irrelizzabile già il personal computer…

Oggi il pc in tasca , anzi perennemente fra le mani, ha potenzialità incommensurabili che, se usate in maniera distorta possono essere anche pericolose. Specialmente per i piccoli che già  a due anni si divertono con questi aggeggi anzichè con il lego o simili.

Dunque, come per ogni strumento, è l’uso che se ne fa che conta.

La comunicazione digitale offre e permette infatti una simultaneità intercognitiva delle esperienze collettive al limite della sopportabilità. In questi giorni un ragazzino è stato ricoverato in stato confusionale e amnesia quasi totale per una sindrome di ‘dipendenza tecnologica da Internet favorita da tratti di ansia sociale e scarsa rete interpersonale’ come i medici hanno prontamente diagnosticato. Quindici anni, ha riferito ai medici di passare tutta la notte sul web. Naturalmente questo è un caso sporadico ma chissà quanti altri giovani si producono piccole o grandi scosse …

Nell’era dei social network e dell’informazione liquida, frammentaria e velocissima, abbiamo imparato a comunicare attraverso infiniti canali, ma abbiamo disimparato ad aspettare. Colpa o merito, ancora è difficile a dirsi, del nostro nuovo modo di percepire il tempo, radicalmente cambiato rispetto al passato proprio con l’avvento della rete e, infine delle connessioni mobili “always on”.

“Oggi molti di noi vivono in un eterno presente dove, grazie alla presenza su più social network, conducono più vite contemporaneamente e tutte nel segno dell’impazienza“, si è detto al “Social Media Time, la percezione del tempo in rete” alla Social Media Week di Milano. “Online abbiamo a che fare con la ‘Generation Now’ che vuole tutto e subito. Una delle conseguenze per chi lavora in Rete è che il marketing diventa istantaneo, ha un effetto virale e da prevedibile diventa del tutto imprevedibile”.

Se da un lato c’è il tempo scandito dall’urgenza, dove tutto accade in contemporanea, dall’altro si incolla un tempo fermo, immobile, la fotografia di un passato che viene archiviato e che resta immutato che, volendo, si può ricercare e ritrovare. Che fa un baffo alla privacy. Chè ancora una normativa sul diritto all’oblio è lontana mille miglia. Una serie infinita di informazioni che non può essere cancellata, che diventa memoria collettiva.

Ora, il buon senso richiederebbe una sorta di strutturarazione di questa comunicazione selvaggia e caotica, di questa iperattiva serie di interscambi di informazioni. Che spesso facilitano e inducono a esternare senza limiti e senza remora alcuna anche chi dovrebbe invece riflettere analizzando profondamente i propri pensieri prima di esprimerli.

Naturalmente si allude ai media e alla classe politico/istituzionale. Chissà se ce la faremo.

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, buon senso, giovani, informazione, medici, merito, milano, percezione

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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