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Dall’autunno della politica alla primavera delle istituzioni

di Fabrizio Binacchi | 5 Ottobre 2012

Dallo schifo profondo dell’utilizzo stra-privato, e spesso osceno, di soldi pubblici si potrebbe arrivare ad un miracolo tutto italiano di un rilancio di istituzioni dimagrite e pulite.

L’accelerata è storica. In poche settimane l’autunno della politica italiana potrebbe trasformarsi in primavera anticipata delle istituzioni. Dallo schifo profondo dell’utilizzo stra-privato, e spesso osceno, di soldi pubblici si potrebbe arrivare ad un miracolo tutto italiano di un rilancio di istituzioni dimagrite e pulite. Gli ultimi scandali, con episodi impensabili, hanno dato una bella accelerata a costringere anche quei colossi granitici di federalismo non sempre attuato come le Regioni a ragionare di riduzione di consiglieri e di taglio di costi. Finalmente il dado è tratto. L’importante ora è non tornare  indietro, o fare le finte, tutte italiane, del “dettato normativo non attuabile” perché mancano i decreti. Si tagli davvero una volte per tutte tutto quello che non è in linea con le necessità di servizi e funzionamento. Via almeno un terzo di seggi ma via anche tutte quelle voci machiavelliche nelle quali si possono annidare e incrostare spese anomale per non dire peggio. “E’ nelle pieghe del banale che si annida l’animale” chiosava tempo fa uno scrittore e fumettista. Chiunque abbia avuto a che fare con un bilancio, sia di una azienda sia di una pro loco, con tutto il rispetto per le Pro loco, ma qui vale il simbolo, chiunque dicevamo sa che bastano due voci ripiegate e nascoste tra le righe a fare da cavallo di Troia per spese perlomeno in grigio: costi accessori di funzionamento, altri servizi,  iniziative speciali, per non parlare del capitolo area sicurezza o affini in cui spesso sono finite voci reali non affini per nulla alla sicurezza. Ovviamente negli anni i politici e i portaborse sono (speriamo erano) diventati astuti e avevano abbandonato le voci opache e rischiose di “rappresentanza, consulenza, relazioni” alla cui lettura ormai tutti facevano coincidere ben altro rispetto alle rappresentanze vere, le consulenze effettive e le relazioni necessarie. Spesso dietro le relazioni c’erano feste e  ostriche (povere ostriche prese a simbolo di spreco), dietro le rappresentanze c’erano i viaggi, dietro le consulenze c’erano i favori. Così non si andava e non si va da nessuna parte perché tutto questo moltiplicato per numero di enti, numero consigli, numero di consiglieri, numero di capi e sottocapi, numero di gruppi e presidenti, numero aventi diritto faceva e fa un cifra  sbalorditiva che unita a quella dell’evasione mette il nostro Paese nella classifica delle democrazie più incompiute al mondo. E’ significativo che in questo autunno della politica, e stagione disastro per i partiti tradizionali, il riscatto economico vada di pari passo con il riscatto morale ed etico: non c’è rilancio effettivo della crescita se non c’è consapevolezza che la strada sia quella giusta. Rilancio economico e dignità della politica sono le due facce di una stessa medaglia che per troppo tempo in pochi hanno saputo leggere nella loro connessione vera. Tradotto: non c’è  crescita effettiva senza regola, non c’è regola senza controllo della politica, a sua volta controllata da tecnici terzi. Per questo non si capisce come mai milioni e milioni di euro siano stati sperperati con autorizzazione preventiva solo perché si autocertificava una azione politica che di polis non aveva niente. Perché chi vedeva non ha visto fino in fondo? Perché sono stati svuotati i comitati di controllo? Perché non si è ricorsi alla Corte dei Conti quando ancora c’erano le galline nel pollaio? Per passare dall’autunno della politica alla prossima “vera” primavera delle  istituzioni  bisognerà farsi un bell’inverno di rigida depurazione.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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