Quel processo fu un autentico dramma umano per la vittima e i suoi familiari, una vera catastrofe per il sistema istituzionale italiano: politica, giustizia, informazione.

Quel processo fu un autentico dramma umano per la vittima e i suoi familiari, una vera catastrofe per il sistema istituzionale italiano: politica, giustizia, informazione. La magistratura, a parte singoli esponenti, apparve con il suo volto di corporazione arrogante e autoreferente, dedita soprattutto a costruirsi un sistema di potere basato sull’impunità. La politica, nonostante gli sforzi di alcune minoranze, in primis i radicali, ma poi anche alcuni socialisti e i liberali (questi, nei loro vertici, con un ritardo vergognoso visto che Tortora era anche un membro del Consiglio Nazionale del PLI), restò colpevolmente a guardare e poi si distinse nel castrare nei fatti ogni riforma tentata (vedi nuovo codice di procedura e responsabilità civile dei magistrati nonostante la vittoria schiacciante nel referendum). L’informazione, pressoché nella totalità, ha sottoscritto il patto scellerato di scambio con le procure per il quale si fa ogni giorno strame dei più elementari diritti dell’individuo.
Destra e sinistra si sono passati il testimone nel non affrontare la situazione, salvo rimbalzarsi reciprocamente accuse di giustizialismo o eccesso di garantismo a seconda dei momenti e delle convenienze. Ma avete seguito le polemiche sulla trattativa stato-mafia; le inchieste e i processi sui delitti di Garlasco, Perugia o altri simili? Sono le sagre della panna montata, dove si costruiscono teoremi basati sui si dice di personaggi di nulla credibilità. Dove si arresta tanto per andare in prima pagina, e poi si vedrà, tanto in primo grado la struttura di potere della magistratura garantisce quasi sempre la vittoria dell’accusa. Dopo, chissenefrega, tanto per lo meno un po’ di galera gliel’ho fatta fare .
Nel frattempo non si osi parlare dell’eccesso di carcerazione preventiva, dell’immondo stato delle galere o tanto meno mettere in dubbio l’uso dei pentiti, l’abuso delle intercettazioni, fattispecie come il concorso esterno in associazione mafiosa: si viene subito additati come fiancheggiatori dei criminali, dei corrotti senza possibilità di replica.
La fiction televisiva ha dunque, nella sua miserabile pochezza, mostrato come dopo trent’anni questo Paese non sia ancora capace di affrontare con chiarezza e onestà intellettuale la sua storia, ma solo di rileggerla con lo stile del gossip e della soap-opera.

Facciamoli noi i nomi di quell’infame processo ; Felice Di Persia diventò membro del CSM e procuratore capo di Nocera inferiore; Lucio Di Pietro diventò sostituto procuratore della DIA ( direzione antimafia! ) ed è tuttora procuratore generale di Salerno; Luigi Sansone ( presidente del tribunale ) diventò presidente della sesta sezione penale della Corte di Cassazione; Diego Marmo ( pubblico ministero ) diventò procuratore a Torre Annunziata. Promossi e stipendiati, i signori magistrati del primo processo Tortora!
Anch’io votai Tortora che, diversamente da Toni Negri rinunciò alla facile fuga e affrontò il processo con tutte le sue conseguenze , non ultima la malattia. Sono anche fra quelli che aveva votato contro il finanziamento pubblico ai partiti, referendum vinto alla grande e ignorato o stravolto dai partiti con le conseguenze che oggi sono sotto gli occhi di tutti. Che altro dire? Questa è la nostra Italia e questa è la nostra Rai, bellezza!
quelli di pensalibero la penseranno come te sul finanziamento pubblico dei partiti?
almeno mancava di preti e suore, E poi qualcuno ha preso carta e penna.
Io votai Tortora. E voi?
Giustissimo, la fiction faceva pena in tutti i sensi.