La XVIII legislatura si è aperta con un tradimento. Alla luce del sole. Conclamato. Quello del leader della Lega per Salvini Premier, che, senza alcun congresso di partito perché è l’autocrate del suo movimento, ha deciso di rompere la coalizione di centro destra, con la quale si era presentato alle urne secondo i raggruppamenti imposti dal Rosatellum.
È così è avvenuto che gli ignari elettori del centrodestra hanno inconsapevolmente concorso alla formazione della coalizione giallo – verde.
Tutta la storia successiva della legislatura è dunque una conseguenza di questo tradimento dell’elettorato moderato. E le conseguenze si sono ben viste e altre ancora – sempre più negative – ce ne saranno.
Oggi però il centro destra – se ancora esiste come formazione politica al di sopra dei singoli partiti della coalizione rotta dal Senatore Salvini – ha di fronte una occasione insperata. Si tratta delle elezioni amministrative per Roma Capitale che si terranno nel 2021.
Questa è l’occasione, facilissima invero, perché il centro destra dimostri al corpo elettorale che non sa solo urlare ma anche governare.
Se è vero che la carica di Sindaco di Roma vale più di un ministero, uno dei giovani leader del centrodestra dovrà candidarsi e dimostrare, una volta eletto, che dopo aver risolto i problemi di Roma, saprà risolvere anche quelli degli italiani, che da troppo tempo attendono.
Queste saranno le vere primarie del centro destra. Chi si candiderà tra Salvini, Meloni e Tajani le avrà vinte e potrà dimostrare, in attesa delle elezioni politiche del 2023, quali saranno le garanzie e la credibilità che la coalizione di centro destra potrà offrire al popolo italiano, che attende da tempo l’emersione di un vero leader. Che unifichi e non divida. Che possegga una cultura costituzionale e non tradisca i propositi e lo spirito della coalizione che lo ha sostenuto. Sarà possibile? Chi scrive teme purtroppo di no.
Roberto Righi (pubblicato su Il Dubbio)

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