Dai accorpiamo. Ma sì è l’occasione propizia. Abruzzi con Molise e si torna all’antico, ma anche Suzzara con Gonzaga e facciamo Suzzaga o Gonzarra, sai che bello. Si risparmia. Dai accorpiamo. Mettiamo insieme comuni e province invece di farne di nuove, mettiamo insieme anche regioni che una volta stavano già insieme, appunto come il Molise con l’Abruzzo. Rimettiamo insieme Prato con Firenze, o qualcuno dice meglio con Shangay vista la concentrazione cinese. L’anelito (ok mamma anelito non ti piace, cambiamo parola), la voglia di autonomia non è detto che debba sposarsi con la frantumazione. Coriandolo spesso non è sinonimo di efficienza. Chi l’ha detto che oltre ottomila comuni (in Italia) siano tutti indispensabili? Chi l’ha detto che oltre cento province siano tutte fondamentali? Ma anche chi l’ha detto che non ci sia margine di riorganizzazione anche per le regioni? Solo che una seria riforma del cosiddetto decentramento sarebbe più complicata della riforma dei poteri centrali. Anzi, decisamente più facile quella dei poteri centrali. Hanno fuso in pochi mesi lavori pubblici e trasporti, hanno fuso istruzione e università e ricerca scientifica, ma guai a parlare di fusioni di province o comunità locali, lì si rischia la rivolta. Fatta la provincia di Fermo che prima era di Ascoli Piceno, se proponi anche semplici collaborazioni vanno su tutte le furie. E pensare invece che proprio su uno dei servizi più importanti e simbolici di una amministrazione comunale, quello dei vigili e del controllo traffico, da anni molti comuni si consorziano per dare più efficienza al servizio. Che servono due vigili per un comune piccolo se non riescono nemmeno a fare i turni? Unendo tre, quattro, cinque comuni e facendo massa con 20 vigili si riesce a coprire anche la notte. Non era la scoperta dell’acqua calda? Consorzio tra comuni. Già funziona per tante altre materie dall’acqua ai servizi, e da lì il passo breve ma politicamente duro della unione tout court non sarebbe male, sul piano economico. Si accorpa di tutto, almeno ci si prova, per dare segni di efficienza e fare massa sui mercati mondiali. Anche delle amministrazioni. Il problema non è la quantità di pratiche da gestire ma il risultato economico per gli amministrati. Dice bene a proposito di aeroporti il rettore dell’università di Bergamo Stefano Paleari. “Dicono che nel nord Italia abbiamo troppi aeroporti. Forse. Ma la risposta giusta anche qui è : dipende” Da che punto di vista “ Ognuno ha la sua funzione e ognuno ha il suo mercato. Ma se accanto alla funzione si uniscono le gestioni il discorso cambia. Come potrebbe succedere ad esempio tra la società che gestisce Linate e Malpensa, la Sea, con la società che gestisce Orio al Serio Aeroporto di Bergamo. Che sono gli scali milanesi integrati. E come succede anche per le Fiere, che ce ne sono tante e non tutte coordinate. Magari gli insediamenti sono giusti e opportuni a Rimini a Genova e a Treviso ma per non spezzettare la gestione ci possono essere società che amministrano oltre la singola località. Ma sì dai accorpiamo. E vediamo l’effetto che fa. Certo qualche poltrona si perde qui e là, qualche consigliere rimane a spasso e qualche auto blu si cancella, ma l’alternativa è la palude. E mai come ora la palude è rischio concreto di soffocamento.
Fabrizio Binacchi www.virgola1.splinder.com

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