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Putin ha detto di essere disposto a rifornire di gas e petrolio l’Europa a un prezzo stabile e ribassato e questo in reazione ai bombardamenti illegali e fuori del diritto internazionale di Trump e Netanyahu sul suo principale alleato strategico militare nella Regione, lo stesso che lo ha rifornito di migliaia di droni da scagliare contro l’Ucraina. Poi il leader russo ha telefonato a Trump, non si sentivano da mesi e gli avrebbe detto che Kyiv occupa ancora il quindici per cento del Donbass. Cioè, Putin avrebbe ammesso che dopo quattro anni di guerra non è nemmeno riuscito ad annettere una regione limitrofa di qualche decina di migliaia di chilometri quadrati. Figurarsi se pensa di intervenire in Iran. Fa ridere solo l’idea. Quella di Putin è la storia di una ex potenza militare.

di Riccardo Bruno | 11 Marzo 2026

Putin ha detto di essere disposto a rifornire di gas e petrolio l’Europa a un prezzo stabile e ribassato e questo in reazione ai bombardamenti illegali e fuori del diritto internazionale di Trump e Netanyahu sul suo principale alleato strategico militare nella Regione, lo stesso che lo ha rifornito di migliaia di droni da scagliare contro l’Ucraina. Poi il leader russo ha telefonato a Trump, non si sentivano da mesi e gli avrebbe detto che Kyiv occupa ancora il quindici per cento del Donbass. Cioè, Putin avrebbe ammesso che dopo quattro anni di guerra non è nemmeno riuscito ad annettere una regione limitrofa di qualche decina di migliaia di chilometri quadrati. Figurarsi se pensa di intervenire in Iran. Fa ridere solo l’idea. Quella di Putin è la storia di una ex potenza militare.

L’Europa che potenza militare lo è stata solo sotto Napoleone, invece, ha trovato un incredibile coraggio. Si è detta pronta ad inviare una flotta, franco inglese italiana nello stretto di Hormuz, cioè quella che sarebbe servita in Crimea. A Hormuz non si capisce esattamente cosa andrebbe a fare. Primo, chissà se i pasdaran davvero sono in grado di controllare a lungo lo stretto, sempre che lo controllino davvero, secondo, sauditi e emirati hanno già una soluzione alternativa aprendo un oleodotto nel mar Rosso. Al limite, dovrebbero essere i cinesi ad inviare la flotta. La proposta europea appare più come la voglia di tirarsi dentro il conflitto, dal momento che la sola difesa di Cipro, che pure è importante, non si considera sufficiente. Arrivi ad Hormuz e l’onorevole Meloni, che pure ha dichiarato di non condividere e non condannare la guerra israelo americana, condividerebbe ed approverebbe, eccome.

Considerare poi questa una guerra petrolifera, come poteva ancora essere quella a difesa del Kuwait nel 1990 è questione delicata. Sauditi ed emirati hanno a lungo cercato una soluzione distensiva con gli iraniani a dimostrazione della loro volontà di preservare buoni rapporti e non essere interessati alle loro riserve. L’America ha si un’affarista a capo della nazione, ma gli affari sono sempre compromessi dalla guerra e checché se ne dica, l’America non è mai entrata in guerra per affari. Con la Germania nazista i rapporti commerciali erano eccellenti e Saddam glielo regalava il petrolio se si fosse tenuto il Kuwait, agli americani. Semmai il Giappone, che si sentiva strangolare dalla potenza petrolifera americana, entrò in guerra per affari. Bisogna sempre ricordarsi insomma, che l’America fece una guerra per liberare gli schiavi, la più costosa in vite umane, che abbia mai affrontato. Anche se lo strapotere economico della Virginia dava fastidio alle industrie del nord, se si fosse trattato di affari, sarebbe bastato aumentare le tasse alla Virginia, piuttosto che mandarci le truppe.

Il motivo per cui Trump invita i religiosa alla Casa Bianca per farsi vedere in preghiera. L’America per entrare in guerra, a torto o ragione, ha bisogno di accreditarsi sul principio della liberazione dei popoli. E anche quando appare palesemente strumentale, la guerra alla Spagna del presidente McKinley, uno dei pochi omaggiati da Trump, cerca di connotarsi contro l’oppressione. Questo rende L’America, a tutti gli effetti, davvero pericolosa. La guerra alla Germania nazista, fu una guerra di annientamento e non c’era petrolio in Germania. Il petrolio era in Russia. Tanto che ci furono americani convinti di aver combattuto dalla parte giusta, ma di aver interrotto la guerra troppo presto. Adesso, se si segue la via del petrolio quella guerra è ripresa. Se l’America covasse davvero un progetto imperiale, come la si accusa, la guerra mondiale sarebbe inevitabile, i dazi sono solo il palliativo. Bisogna però che l’opinione pubblica si decida. Se Trump è un amico di Putin, mollerà l’Iran, non l’Ucraina. Se invece è una nazione imperialista, la Russia è già nel mirino. In quel caso solo gli alleati, i sudditi dell’America, chiamateli come volete, avranno benefici da quella guerra, e gli europei sembrano pronti ad avallarla. Figurarsi se riescono a diventare indipendenti in questi mesi. Ai nemici dell’America resterebbe la Cina. La Russia è già KO.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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