
A Grado/Grau siamo giunti all’una pomeridiana dopo aver percorso i 14 chilometri che ci separavano da Escamplero.
Si tratta di un orario inusuale per viandanti e pellegrini di norma alle prese con spostamenti quotidiani di almeno venti/venticinque chilometri giornalieri.
Nel nostro caso si è trattato di una ulteriore tappa di decompressione dopo la prima effettuata ieri in vista delle successive che si annunciano assai impegnative.
Da domani inizieranno anche per noi le tappe a chilometraggio pieno e bisognerà essere pronti a coprire dai 25 ai 30 chilometri ogni giorno, sino al termine del cammino con dislivelli assai impegnativi almeno In un paio di tappe allorché bisognerà salire oltre i mille metri per poi ridiscendere.
Stamane siamo partiti con calma dopo aver lasciato l’alloggio di Escamplero alle otto e trenta ancora immerso nel silenzio. Rosa ed i suoi collaboratori non saranno qui prima delle dieci, ci avevano avvertiti la sera prina a cena finita allorquando ci eravamo accomiatati.
Il tempo intanto è tornato alla dimensione estiva. La pioggia di giovedì e le minacce di venerdì risultano svanite e chissà che anche per i prossimi giorni non ci accompagni cielo azzurro e sole splendente.
Certo, considerato che a queste latitudini alba ed aurora giungono assai tardi e che alle sette e trenta é ancora buio, prudenza consiglia di proteggersi almeno nella prima parte della mattinata con un abbigliamento adeguato.
E tuttavia già alle nove ci eravamo liberati di felpe e giacche a vento e procedevamo con le nostre magliette leggere.
Contrariamente alle previsioni, il tempo si è stabilizzato sull’alta pressione e le temperature sono tornate assai piacevoli. Calde senza essere asfissianti di giorno, fresche senza essere fredde la sera. Di conseguenza il cammino procede spedito e ci auguriamo che possa continuare allo stesso modo nei prossimi giorni.
Ad alcuni chilometri da Escamplero ci siamo fermati per fare colazione.
Un vecchio Horreos, nome che sta ad indica gli antichi depositi destinati a stivare e proteggere cereali e derrate alimentari, é stato riattato a punto di ristoro.
Gli spazi esterni accolgono i pellegrini intorno ai tavoli in legno grezzo. Caffè e cappuccino qui si accompagnano con i boccadillos farciti dall’ottimo jamon spagnolo e da formaggio. A completare la colazione una porzione di tortillas, la frittata tipica di patate, per un pieno di energia. La giovane padrona va e viene, spinge le leve della macchina che fa un ottimo caffè, prepara boccadillos e frittate e regala sorrisi e buon umore a tutti.
Nel piazzale circostante si é radunata una piccola folla di pellegrini e viandanti. Giungono altresì dei ciclisti e dei moto ciclisti a bordo delle loro potenti moto da cross.
É sabato, la giornata è meravigliosamente azzurra e piena di sole e quindi giusta per appassionati i più diversi. Il territorio intorno con i suoi boschi, tratturi e saliscendi si presta alle escursioni che conducono ad immergersi nella natura.
Qui il territorio mostra ovunque un volto amico. É sorprendente anche la sua antropizzazione. Incontriamo ad ogni piè sospinto nuclei di abitazioni, villaggi, casolari tutti perfettamente strutturati e abitati. Sul frontale delle abitazioni compaiono spesso gli anni di costruzione delle stesse. Vanno dal 1920 in avanti e si ripetono assai di frequente.
Le tendine alle finestre, gli infissi puliti e ben verniciati, gli intonaci perfetti, i giardini e campi ben curati ne sono il perfetto corollario oltre che una evidente dimostrazione.
Le auto parcheggiate a loro volta tolgono ogni dubbio residuo.
I nuclei abitati si alternano con i casolari isolati anch’essi tirati a lucido.
Contadini coltivano le terre ed accudiscono gli animali.
Orti e campi si susseguono gli uni agli altri mentre greggi affidate a cani pastore muniti di cip elettronico e mandrie pacifiche pascolano e brucano in libertà.
Le piccole chiese di campagna ed i cimiteri rurali chiusi entro umili muri di pietra scandiscono i frequenti spazi abitati e definiscono i confini di una identità fortemente sentita e si direbbe gelosamente custodita.
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Abbandonati i campi ci incamminiamo tra i boschi di eucaliptus e di roverelle che si alternano a castagneti dai ricci già rigonfi. Ai boschi seguono distese di campi coltivati a mele.
Si avverte nell’aria il sapore acre della fermentazione dei frutti che marciscono a terra. Mescolato con la fragranza della terra fresca ed umida l’afrore di mele fermentate si diffonde per l’aria e ci accompagna per lunghi tratti impregnando le nostre narici e addirittura sollecitando le nostre papille degustative. Il sidro è un prodotto assai diffuso e pregiato da queste parti. Solo nella serata di ieri ne abbiamo fatto abbondantemente uso. Oggi esso sta segnando prepotentemente il nostro percorso con i suoi effluvi.
Le abitazioni rurali, i casolari ed i villaggi tornano intanto a mostrarsi in cima ai colli e tra le valli in bella sequenza in uno con altrettante teorie di Horreos, realizzati in pietra viva o in legno e che si innalzano su pilastri sottili in pietra o in legno nch’essi e destinati a custodire cereali, grani, mais. Proprio quest’ultimo è coltivato in grande scala da queste parti. D’altronde non manca l’acqua, elemento fondamentale per la sua crescita e maturazione.
Per lunghi tratti abbiamo costeggiato il fiume Nalon ricco di acqua e i suoi affluenti. Il dolce gorgoglio delle acque ci ha accompagnato a lungo con il suo ritmo blando e suadente.
A metà percorso tra Escamplero e Grado abbiamo raggiunto ed attraversato Penaflor.
Un paese di contadini assai caratteristico con le case allineate lungo l’unica strada che lo attraversa insieme con gli horreos che fanno da puntuale quanto suggestivo contrappunto. Gaspare mi racconta che i muri costrutti a formare un perfetto parallelepipedo sospeso in aria con pareti perfettamente perpendicolari ad intersecarsi tra loro diventano invalicabili per tutti i roditori per i quali diventa così impossibile arrampicarsi e raggiungere il prezioso carico custodito. Vi sono horreos in legno e horreos in muratura. Ve ne sono di dimensioni ridotte e di grandi dimensioni. Squadrati o rettangolari essi scandiscono la presenza umana in maniera suggestiva oltre che armoniosamente funzionale rispetto al territorio.
I muretti a secco conferiscono a Penaflor una intimità davvero commovente, primordiale addirittura. Si direbbe che qui si custodisce il passato, il solo nel tempo presente che può partorire il futuro degno di essere vissuto.
La gente ci saluta augurandoci buon cammino e ci segue con lo sguardo, felice e soddisfatta di essere testimone di tanta capacità di attrazione della loro terra che tichiama viandanti e pellegrini da ogni parte del mondo.
Ragazze e ragazzi, da soli in coppia, gente in età matura ed anziani ci raggiungono, ci affiancano, ci sorpassano di tanto in tanto anch’essi diretti a Grado.
Cesar un giovane pellegrino che viene da Madrid mi racconta di essere stato in Italia sulla via Francigena. Per parte mia gli esprimo la piacevole sorpresa, inattesa per molti aspetti, scaturita dalla vitalità dei territori che stiamo attraversando e che evidenziano una inconsueta integrazione tra aree urbane e zone rurali. Egli fa cenno di si con la testa a confermare un dato di fatto per lui normale. Mi mette quindi a parte dei suoi ricordi italiani vivi lusinghieri se riferiti alla campagna toscana e destinati a sbiadire man nano che essi scendono verso Roma.
No, non conosceva il Sud dell’Italia che invece rimane ben impresso nella mia mente per la sua rinuncia a custodire il passato come avviene qui e pertanto incapace di partorire un futuro degno di questo nome come al contrario sta accadendo da queste parti, devo confessare a me stesso, ahimè.
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A Grado siamo giunti che sono ormai le tredici passate.
Decidiamo di fermarci in un bar a bere una birra prima di avviarci verso il nostro ostello. Ci sostiene l’euforia per la fatica appena terminata ma anche per questa cittadina che si mostra immediatamente ricca di geometrie invitanti che disegnano una architettura piena di fascino mentre la sua popolazione mostra una istintiva empatia verso i forestieri.
Un signore piuttosto anziano, trovatosi sulla nostra traiettoria ci viene incontro gioviale e felice di aiutarci a districarci tra le vie di Grado. Ovviamente i nostri cellulari possono guidarci in maniera egregia ma è tale l’entusiasmo del nostro interlocutore che di buon grado ci affidiamo alle sue indicazioni. Ci saluta quindi con un gran sorriso augurandoci buen cammino dopo averci dato a nome dell’intero paese il benvenuto.
É meravigliosa l’apertura della gente di qui verso i forestieri. Essa fa il paio con la disponibilità e la gioia che avevo percepito in Oviedo tra la gente intenta ad onorare il suo patrono San Matteo. Durano ben due settimane le celebrazioni, le feste ed i concerti in onore di San Mateo, mi aveva raccontato Cesar allorché gli avevo fatto presente la grande impressione che avevamo tratto dalla capitale delle Asturie.
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Grado é una piccola città. Conta più o meno 10.000 abitanti, ma il suo impianto è davvero armonioso. Armonioso ed aristocratico. I suoi palazzi, le sue piazze, le sue chiese sono autentici gioielli. Il granito di cui sono ricche le rocce dei monti qui intorno impreziosisce chiese e marciapiedi come già avevo notato ad Oviedo. Il colore caldo tendente al rosso oltre che ricco di striature ocra e bianche da un tono di leggerezza e leggiadria all’intero impianto urbano.
Il centro storico come già quello di Oviedo, è pieno di fascino e di armonia pur nelle differenti dimensioni e proporzioni.
La gente è tutta per strada e riempie l’ampia ed elegante zona pedonale. Anche qui é evidente il culto per l’arte. Nella piazza centrale, esattamente come ad Oviedo, si staglia la figura di una popolana che si reca al mercato con la sua cesta ricolma come una cornucopia. É fusa in bronzo e celebra la cultura e la tradizione del luogo che sono tuttora vive ed informano di sé tutta intera la comunità. Abbiamo faticato non poco a cercare un supermercato mentre abbondano i piccoli negozi che rispettano i loro orari senza farsi condizionare dall’ansia del consumismo contemporaneo.
Poco più in là rispetto alla piazza con la popolana in bronzo, un palazzo d’epoca donato alla città da una nobile famiglia é interamente adibito a casa della cultura di Grado ed ospita la biblioteca cittadina.
Stiamo parlando di un piccolo centro che tuttavia non rinuncia ad un’idea alta della propria civiltà.
Ed il pensiero corre alla miseria che sembra essersi impadronita dell’Italia visto che disconosce la sua cultura e calpesta la sua civiltà antica ignorando ogni prospettiva di rinascita attuale che vada oltre la mistificazione somministrata abbondantemente dal potere che sull’ignoranza costruisce i suoi successi.
E dunque ben venuta Spagna, ben venuto Cammino di Santiago.
Che possano essere entrambi uno stimolante termine di paragone per un’Italia, ma anche per un’Europa che ha bisogno di ritrovare la sua strada con umiltà visto che al momento han cessato di essere faro e la loro luce risulta addirittura spenta.
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Finalmente raggiungiamo il nostro hostello.
Oggi ci ritroveremo tutti in un’unica camerata con letti a castello e in coabitazione con altri pellegrini sconosciuti e tuttavia a noi uniti dalla medesima aspirazione a cercare la giusta via.
É dall’epoca della mia fanciullezza che non dormo in una camerata. Da quando venni sradicato dal mio paese, dalla mia casa, dalla mia famiglia e venni trapiantato in un seminario lontano, all’ombra di un santuario mariano dedicato ad una madonna nera giunta chissà come dall’Oriente tra i boschi del tavoliere delle Puglie dove questo diventa pianura sconfinata.
Per molti anni e sino all’adolescenza allora dormii in una sterminata camerata insieme ad un nugolo di ragazzini che avevano subito la mia stessa sorte e che faticosamente anch’essi cercavano la loro strada.
Chissà come la mia anima ed anche il mio inconscio reagiranno alla probabile tempesta di ricordi ed emozioni che magari si libereranno…
Intanto mi godo il fascino discreto di Grado mentre cammino con i miei compagni e mi mischio con la gente allegra e disponibile che si riversa tra le graziose stradine che promettono di riempirsi con l’arrivo della sera. E mi godo il cielo azzurro ripromettendomi di tornare ad osservarlo all’imbrunire dopo il tramonto del sole per coglierne la magia che la luce blu cobalto conferirà solo per la manciata di qualche minuto alla preziosa cittadina di Grado…
Intanto guadagno con gli altri compagni l’hostello per prendere possesso della camerata e scoprire il letto che mi toccherà sino a domani mattina allorquando torneremo sul cammino primitivo che ci condurrà a Santiago.
Antonio Corvino
(4-continua)

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