Dopo Tangentopoli, calciopoli ed appena prima di paperopoli , abbiamo anche “multopoli”.
Un classico caso di cosi fan tutti – ma non si dice , che balza all’onore della cronaca per caso o per zelo di qualche pm : il casus belli è un semaforo intelligente di Segrate, talmente intelligente da capire che il suo vero scopo era quello di multare a raffica, non quello di evitare gli incidenti . Come per miracolo , sull’onda che è partita dalla via Cassanese, si scopre un intricato mondo di funzionari comunali , ditte appaltatrici e consulenti che opera di concerto per sfilare quattrini dalle tasche degli automobilisti di passaggio e spartirseli tra loro. Semafori gialli che durano istanti , limiti di velocità imposti a 50 km su strade a tre corsie diritte definite urbane, che si aggiungono ai più tradizionali metodi della multa in sosta vietata selettiva ( solo per targhe di altre province, specialità delle Regioni e dei Comuni ad alta vocazione turistica ) ed al mercato delle indulgenze per le doppie file di fronte agli esercizi pubblici ad origine controllata.
Se a queste notizie si aggiungono poi le pubblicazioni dei bilanci comunali con evidenziata la voce “multe ed ammende” , dalla quale si evince che in molti di quelli di piccole dimensioni questa costituisce la prima entrata , arrivando fino al 50-60% del totale ricavi ; che il Comune di Milano ha quintuplicato le contravvenzioni in cinque anni , superando i 3 milioni di euro all’anno di incasso – mentre quello di Napoli eleva 1,2 milioni di euro di verbali , incassandone però in effetti poco più di 200 mila euro , non possiamo che concludere che siamo di fronte all’ennesimo caso di fastidiosa e dannosa inciviltà elevata a sistema.
Il tutto come sempre parte dall’incapacità delle Istituzioni ed in generale nostra di pensare a strumenti , idee amministrative e di mantenere ferma la barra su obiettivi e risultati : le contravvenzioni dovrebbero avere uno scopo preventivo ed educativo , ma diventano una forma di tassazione indiretta ed indifferenziata. Molti sindaci di piccoli Comuni dichiarano trulli e garruli che abbassano o eliminano l’Ici ai loro concittadini casualmente elettori diretti proprio grazie agli incassi garantiti da ghisa e pizzardoni . Un po’ come se il Demanio fosse felice di costruire nuove carceri, mantenendo pingue bilancio, perché le affitta ad ottimo prezzo al Ministero della Giustizia che deve affrontare l’incremento della popolazione carceraria.
Come sempre, basterebbe poco ad evitare questo malcostume : impedire che l’ammontare delle contravvenzioni sia contabilizzato nei bilanci preventivi dei Comuni ( una aberrazione logica, prevedere che i cittadini non rispetteranno programmaticamente leggi e norme : infatti la normativa europea non lo permette , come non permette di mettere a bilancio preventivo per rispettare i parametri di Maastricht il recupero dell’evasione fiscale , come si ostina a fare il Governo italiano da anni..) e destinare senza possibilità di storno le somme di questa natura, dopo aver coperto le spese di riscossione secondo parametri ( e non a piè di lista, così che elevare una contravvenzione costi il triplo in alcune Regioni rispetto ad altre..) , a fondi e finalità vincolate non gestite dallo stesso ente che ha elevato l’ammenda .
Ristabilire il sistema di “balance” tra interessi ed azione pubblica, non rendere normale l’eterogenesi dei fini nella PA , verificare l’effettivo raggiungimento degli obiettivi preventivi di una legge, un’iniziativa, una disposizione : governare, insomma. Guidati da principi ed attenti ai risultati , proprio quello che la maggior parte dei governanti italiani pensa che non sia difficile : come già diceva il cav Benito Mussolini , pensa piuttosto che sia inutile.
Franco D’Alfonso

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