Il lavoro del politico si deve orientare guardando alla società, compiendo una operazione costante di strutturazione che tenga conto della realtà, anticipando domande che socialmente necessitano di risposte.
Una risposta politica, una norma, costretta ad adattarsi, ad asservirsi, a termini, già consumati, ad attese già frantumate dalla realtà sociale, rappresenta una “patologia” e non una anticipazione illuminata, strutturata, pensata e voluta per la collettività, in tutte le sue espressioni e ricchezza delle diversificazioni culturali.
Così una legge, adottata tardivamente ai termini della vita sociale, rappresenta già un fenomeno patologico; a volte, una risposta ideologica, un alibi alla propria cecità politica, di cui si è pronti ad additare quella altrui.
La politica è tenuta, nelle persone dei suoi rappresentanti, ad elevarsi in modalità coscienziale, riconoscendo nella propria potestà e rappresentanza un emblema dei diritti, ancor prima dei doveri, che si estrinsecano nella struttura della leggi, come nelle sue finalità sociali.
Qualsiasi legge da promuovere deve ricollegarsi a leggi promosse, alle altre già scritte.
Rispettando, quindi, principi e valori accreditati, riconosciuti e riconoscibili dalla società, che le consentono di connettersi all’insieme progettuale -di equilibrio e giustizia- nel divenire sociale cui siamo tutti, indistintamente chiamati.
Se la norma è privata della sua omogeneità e del collegamento unitario alle altre norme si rischia la deriva giacchè carente dei principi dai quali nasce e che ne dovrebbero essere il presupposto indefettibile e dialettico.
In questa necessaria premessa e, riconoscendo la opportunità tutta italiana di dover rimediare alle mancate risposte culturali e alle carenze endemiche in tema di diritti civili e sociali, assistiamo, per i D.I.C.O., ad una risposta giocata sulla manichea visione della società: destra – sinistra, buono – cattivo, cattolico – non cattolico; nel mentre il dibattito si accende colorato di timori per le possibili derive di costume, alimentando il rischio sociale dell’imitazione servile di comportamenti umani.
Il provvedimento approvato dal CDM sulle unioni civili, ovvero sui diritti e doveri dei conviventi, è apparsa fortemente connotato da urgente risposta ideologica. E’ apparso scollegato dalle altre leggi che pure richiama, delle quali si profilava una anticipata, necessaria, revisione per raggiungere quella compattezza del reticolo normativo, solo idoneo alla puntuale interpretazione fattuale e, anche, sanzionatoria.
Dichiarazione di intenti, i D.I.C.O., solo virtuale; in attesa di mettere mano, quando sarà, alle carenze e ai ritardi su una organica normativa di revisione sulle pensioni, sulle locazioni, sul diritto di famiglia, sulle assegnazioni di alloggi, sulle successioni, sul mercato del lavoro etc. . Rinvii ed omissis che hanno trovato le due ministre firmatarie in seria difficoltà nell’esporne la portata con già ipotizzate, future diaspore, anche di applicazione;
In fondo succede, in una fase patologica del diritto, di riconsiderare ogni cura. Esattamente come in una malattia.
Carmela Panariello Franchini

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