L’ansia è vorace.
Tutti fanno tutto, il cugino di tizio ha vinto lo stage all’Onu, la sorella di caio ha avuto il posto dopo un master di millemila soldi e sempronio ha trovato la sua strada in Australia. Viene da chiedersi fin lì come ci sia arrivato.
E’ la gara a chi ha il curriculum più ciccione, non importa quello che fai, ma fallo.
Esperienza, esperienza, esperienza e non dimenticarti di respirare almeno una volta al mese. Perché gli anni passano veloci e per il mostro del lavoro sei vecchio in un momento.
Allora, sempre a spiarsi, a vedere chi trova la borsa di studio più succulenta, da tenersi stretta stretta, questi me la scippano.
Ti ritrovi la sera al bar per fare a gara a chi ha fatto più cose, come quando si litigava a chi aveva più barbie. E lo sapevi sempre per ultima, che era uscita quella con i capelli blu.
Perché da noi è facile che la gente ti dica, ma che brava, vai all’estero, che bell’esperienza, impari una nuova lingua eccetera.
Poi arrivi qui e ti chiedi se il tedesco abbia avuto il tempo di imparare a farsi un uovo fritto mentre prendeva corsi di arabo, cinese e urdu o se l’americana, che a ventidue anni si é già concessa il lusso di dimettersi quattro volte, conosca almeno un’opera teatrale. Ebbene sì, la conosce. Eppure, trovano lavoro prima d’aver dato il primo bacio.
Ma a noi non fa specie, chi cerca trova, spulciando Internet con meticolosità maniacale, navighiamo navighiamo, prima o poi anche noi vedremo terra. Infatti, ad un tratto, il miraggio: il concorso dei sogni.
Promotore culturale in ambasciate, consolati e centri di cultura italiana all’estero. Chissà che vorrà dire. Però, sa di stimolante e che non faccia morir di fame. Leggiamo il bando del Ministero, perché é una cosa seria, Ministero degli Esteri, saltiamo svariate formule narcotizzanti e veniamo al dunque: in pratica, cos’é che devo fare?
C’é il programma da studiare, vago come piace a noi.
In sintesi, beviti un’enciclopedia.
Sì, ma poi in cosa consiste il lavoro? Non facciamo i pignoli, ci basti sapere che é a tempo indeterminato e siamo probabilmente gli ultimi a sapere che cosa voleva dire – quest’espressione dorata che, tirata fuori nel mezzo di una discussione con le amiche, provoca più inciuci d’un paio di corna.
Ma quanto mi pagano?
Ah, ma allora insisti, uno vuol venirti incontro, ti propone questo popò di concorso e tu vai per il sottile. E poi, ti pagano.E’ già qualcosa.
Alla fine trovi una simpatica clausoletta: “Il superamento del concorso non costituisce garanzia di assunzione”.
Altrimenti sarebbe troppo banale e noi siamo degli originali.
Funziona così, a sorpresa: un anno di studio variegato, poi incroci le dita e, qualora passassi il concorso, incrocia anche i piedi. Se sei biondo e hai la faccia simpatica avrai il tuo posto.
Ma poi in che paese mi mandano?…
Questo c’é scritto, piccolo piccolo.
Ornella Tajani

L’ansia è vorace.
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