
Ci fu un tempo in cui Mantova salì, come si dice con un luogo comune teatrale e giornalistico, alla ribalta delle cronache. Perché una quarantina d’anni fa Mantova e la sua provincia erano seconde in Italia, dicevamo, per ricchezza, concetto semplificato che metteva insieme depositi bancari e conti postali, proprietà e consumi e parametri vari. Subito dopo Aosta. Erano anche gli anni in cui si parlava di Bella Addormentata, cioè di Mantova bella ma un po’ sonnacchiosa che si accontentava dei fasti del passato dei Gonzaga, dei monumenti, pur investendo in allevamenti di maiali e bovini soprattutto, in grande scala, e si facevano mostre su mostre, eventi su eventi. Ma noi provinciali detto da uno che lo è profondamente siamo fatti così: non siamo mai contenti. Mantova cuore del Nord, enclave di bellezza storica e artistica, redditi mediamente non male, qualche industria di eccellenza e molte di buona fama, agricoltura d’avanguardia eppure così lontana dal grande spolvero e così difficilmente raggiungibile con i collegamenti pubblici che assomigliano ancora tanto a quelli del primo Novecento. Birocci e carrozze, treni lenti lentissimi, strade a scommessa coda. Cuore nel pulsante Nord della bassa Lombardia tra Veneto ed Emilia con mobilità novecentesca, un curioso caso.
Vediamo un po’. Di suo, come città e provincia, Mantova sembrerebbe nel Nord Est Italico. Come città e provincia della Lombardia è nel Nord Ovest. Mantova è il segmento orientale della regione più centrale che occidentale del Settentrione italiano, tuttavia per una, diciamo così, prassi geografica Piemonte Valle D’Aosta, Liguria e Lombardia sono classificate in Nord Ovest e Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli Venezia Giulia Nord Est. E noi mantovani in mezzo. Tra molti confini e quindi un non-confine. Un po’ centripeti e un po’ centrifughi. Un po’ tendenti all’ovest cremonese, al nord ovest bresciano, al sud emiliano e all’est veronese.
Diamoci un taglio a mezzo, come diceva nonna Clotilde da San Prospero di Suzzara, e diciamo che Mantova è a Nord. Eh, però nonna Clo, rispetto a Trento e Bolzano Mantova è a sud. “Tutto è relativo”, replicava la professoressa e collega giornalista d’arte e di cultura Maria Grazia Savoia.
Ma dove sta Mantova? Sta nella regione del confine largo, del non-confine, dei territori ponte tra Lombardia, Emilia e Veneto, tra pianura e collina, tra lago e fiume, il Grande Fiume, mica una bazzecola, e intarsiata da altri fiumi piuttosto importanti tipo il Mincio e l’Oglio, così soavemente sotto il Garda. Cosa vuoi di più? Altroché Nord-Ovest o Nord Est.
A guardar bene mappe digitali, o le tradizionali cartine geografiche, -che belle, ci sono ancora,- Mantova e il Mantovano occupano proprio una bella posizione centrale, a cavallo tra Est e Ovest, tra Centro e Nord. Che poi questo ci faccia stare anche “a cavallo” è tutto un altro discorso.
Siamo centrali ma ce ne avvantaggiamo? Siamo in mezzo a tante vie e corsi, fiumi e laghi, rotonde e caseifici, ma siamo agevolmente collegati? Si viene a Mantova e si parte dal Mantovano con comodità di trasporti e sollievo di cuore? Mh!! Tre punti esclamativi con dentro qualche interrogativo.
Me ne occupai anche quella volta, una quindicina d’anni fa, -come passa il tempo! -, quando si discuteva di posizionamenti strategici e assi di mobilità in congressi e dibattiti. Anni prima si erano anche lanciati slogan con marchi musicali: Mi-To, nel senso della direttrice Milano-Torino, del Ge-Mi-To, Genova Milano Torino che ricordava il gemito, tipo uè-uè, altra cosa. E poi la Venezia Verona Torino in sigla Ve-Vr-To che fa ricordare, nel suono, quasi una frase slava. E noi compressi o compresi tra la Bologna Milano e la Venezia-Milano, ben spaparazzati sulla Verona Modena che, tra ferrovia, strada e autostrada, non appare proprio un asse tra i più lanciati. Ansie e ritardi sulla Mantova Milano ma tanta pazienza anche sulla Verona Modena. Ricordo anche molti dibattiti tra imprenditori, sindacati e amministrazioni sulle urgenze delle vie di collegamento a cominciare da quelli dell’Ance, l’Associazione nazionale costruttori edili.
In autostrada da anni chi deve andare da Mantova a Modena Nord deve affrontare l’imbuto permanente di Campogalliano dove per immettersi sulla A1 solitamente in cetre ore più che in altre si formano dai 3 ai 5 chilometri di coda. Come mai? Beh, passi da due corsie a 110-130 all’ora a una corsia ristretta da 60 – 40 all’ora. Dieci camion e dieci auto in più al minuto fanno la differenza.
Forse più per comodità che per realtà per anni e decenni abbiamo pensato o sognato Mantova più orientata al Nord Est, a Verona, al modello Veneto. Anni di articoli e dibattiti, di scambi e di contatti. Si diceva: noi siamo quasi lo stesso circondario di Verona, il nostro aeroporto è il Catullo, l’Arena dove cantano, è anche un po’ nostra e Palazzo Te è anche un po’ degli Scaligeri e insomma pure Cangrande della Scala non era così inviso ai nostri Duchi, chi lo sa, sicuramente lo storico Malacarne ci potrà dire di più.
Insomma, è vero che c’è sempre stata una grade trazione e comodità verso il Nord Est ma nuova mobilità, nuove tecnologie, maggiori affinità elettive con Brescia, Cremona, Milano negli ultimi anni ci hanno fatto sentire più centrale. Catullo l’aeroporto dei mantovani, ma anche Orio al Serio, vabbè mezzora in più, un salto in Bra a Verona ma anche un giro in piazza della Loggia a Brescia o sotto il Torrazzo di Cremona, certo è comodo andare in un grande centro commerciale a Verona Sud o Est ma se sei a Bozzolo in un colpo sei già a Gadesco Pieve Delmona. Certo l’Autostrada del Brennero per anni ci ha aiutato e indotto ad una mobilità in asse Modenese-Veronese, ma l’evoluzione della mobilità sembra aver riequilibrato i punti cardinali. Sarà anche per il fatto che la stessa provincia di Mantova è terra di non-confine e di tante trazioni e attrazioni. Sotto il Po dalla parte di Ostiglia e Revere è normale che si privilegi il rapporto con il veronese e il ferrarese, anche e soprattutto dalle parti di Poggio e di Felonica dove è difficile distinguere dalla parlata un mantovano di Dragoncello da un ferrarese di Stellata di Bondeno, col profumo di salame di Bondeno e di Tiròt di Felonica.
Così attorno a Castiglione delle Stiviere ci si sente più attratti da Brescia e “pataa” si parla un po’ come a Roncadelle, ma se passi da Bozzolo o Marcaria, e chiudi gli occhi, puoi immaginare di stare a Piadena dalla parlata, usi e costumi. Il bello del non-confine dentro e fuori il Mantovano, un crogiuolo di parlate, di piatti, di tradizioni e di accenti, ed “è il suo bello” direbbe un appassionato antropologo. Sfruttiamo questa centralità socio-geografica? Un po’ sì e un po’ no. Ci stiamo a cavallo? Un po’ sì e un po’ tanto no. In parte, e in buona compagnia, per insufficienze creative o difficoltà organizzative e in gran parte per la mobilità ancora un po’ , diciamo, perlomeno Novecentesca. Carrozze e cavalli, birocci e velocipedi dietro l’angolo.
Sfruttiamo i picchi negli (e degli) eventi ma a volte non spalmiamo a sufficienza in lungo e in largo. Ce la caviamo con arte, storia, tortelli, barche e tradizioni, dovremmo lanciare di più il non-confine dell’innovazione, delle mode, della tecnologia ancorata ai nostri punti d’eccellenza.
E quanto i collegamenti, le vie, le strade, le ferrovie, gli intasamenti incidono su questa centralità limitata e repressa? Tanto. Ma non siamo i soli. Si fa fatica andare anche da Treviso a Mestre, da Forlì a Ravenna, da Milano a Lurate Caccivio, da San Bonifacio a San Massimo. È che ci vorrebbe un incubatore di start-up, sovra-territoriale, per mettere a sistema opportunità ed eccellenze misurando progetti e valenze. Che sono già negli angoli della città e della provincia: il non-confine come enorme ricchezza propulsiva.
Fabrizio Binacchi

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