Non condivido le grida di gioia con cui alcuni giornalisti hanno commentato l’ingresso in carcere di Totò Cuffaro. Non perché la sentenza non sia giusta e i fatti che l’hanno motivata non siano gravi. Ma perché il carcere è il carcere. E una persona che va in carcere ricca o povera potente o no è sempre una persona. Cuffaro in carcere invece deve fare riflettere sul fatto che il sistema di potere, nella prima come nella seconda repubblica, usa il potere esercitato da persone che sono legate alla mafia. Nel caso di Cuffaro il favoreggiamento del Presidente della Regione è stato dato a professionisti, medici, colletti bianchi, organicamente inseriti nel sistema mafioso. In questi anni, al sud come al nord è cresciuto in maniera impressionante il numero dei professionisti organicamente legati alla mafia. La cattura di alcuni latitanti è certo importante, ma il fenomeno mafioso che coinvolge tanti colletti bianchi legati al potere politico è cresciuto. Attenzione, Cuffaro non è una eccezione, semmai l’eccezione sta nel fatto che oggi si trova in carcere.
Emanuele Macaluso www.leragioni.it

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