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Crosetto, il Renzi rovesciato del PDL: che però fa il gioco degli altri

di Giuseppe Mele | 2 Dicembre 2012

Si tratta di due democristiani, destinati in un’altra vita, ad essere colleghi di partito; due tesseratisi alla segreteria già quand’erano in fasce.

Ascoltando parlare Guido Crosetto, lo scrittore Busi gli ha chiesto come facesse il deputato piemontese a stare nel Pdl. Opinione oggi indicativa e che potrebbe essere sottoscritta da una larga maggioranza di italiani. Per lungo tempo la celeberrima battuta di Totò sul servizio militare svolto a Cuneo, ha ridicolizzato, per grasse risate godute a Milano come a Milazzo, il capoluogo piemontese. Cuneo però non se l’è mai presa, perché lo sfottò era rivolto a tutto il Piemonte risorgimentale padre della patria. Nella battuta si crocifiggevano assenza di umorismo e fantasia, grottesco senso della disciplina e del rispetto gerarchico, fin troppa semplicità culturale, strana cadenza gutturale, i gusti quotidiani contadineschi e vinaioli. Cuneo calzava a pennello, come provincia di una terra, quanto più provinciale e periferica rispetto al resto d’Italia. Così, la barzelletta vivente che è il Belgio per i francesi, la Finlandia per gli svedesi, per gli italiani è divenuta Cuneo con tanto di annessi carabinieri che non a caso nel cuneese avevano fino al 2005 una propria scuola di allievi ausiliari. Di converso, il servizio militare, esso stesso imposizione dello stato sabaudo piemontese, nelle terre di quest’ultimo, doveva svelare il segreto di genti così poco intelligenti, furbe e sveglie che erano state capaci di unire l’Italia, impresa nella quale tutti gli altri avevano fallito. Ora Crosetto non ha fatto il militare a Cuneo, ci è addirittura nato. Qui ha fatto per un decennio il consigliere provinciale, ha addirittura capitanato un gruppo di sindaci del cuneese, parente di quello della Val di Susa, presieduto il locale aereoporto Levaldigi, quello cantato “che ti perdono i valigi” nella canzone comica di Bisio, moderna ripresa dello sfottò di Totò. Se la romana Giorgia Meloni vuole essere simbolo della voglia di primarie nel Pdl e voce dei suoi giovani, questo ruolo a Crosetto lo hanno dato soprattutto talk show TV e la grande attenzione di un mondo alieno al centrodx. Da cuneese e quindi sabaudo, contrario alle intemperanze indipendentische, da imprenditore contrario ai sindacati, il Nostro già prima del clima filoprimarie, si era trovato al centro dell’insofferenza verso i tentativi, durati tutto il 2011, di mantenere in vita a tutti i costi il governo Berlusconi. Aveva manifestato contrarietà alla vorace macchina fiscale messa su da Tremonti, alla caccia all’arruolamento di nuovi deputati, all’immagine legalitariamente opaca, all’abbandono dell’idea di liberalizzare e ridurre il peso dello Stato. Cosi si è trovato al centro o riferimento per tutti i manifesti ed i proclami usciti allo scopo di ridare un programma, se non al Pdl, alla sua arera politica; ed è divenuto un eroe dei liberali. Ovviamente, tanto più la sua critica interna sembrava rivolta a Berlusconi e cortigiani, tanto più accreditava la necessità del rispetto delle regole e dell’essere per bene, Crosetto ha attirato le benemerenze, da destra ma anche da sinistra, dell’ampia parte degli italiani che è definitivamente convinta che il Pdl, capo e stretti colaboratori, non siano che una banda di malfattori, esattamente come lo erano Craxi ed i suoi. Crosetto è divenuto specchio rovesciato di Renzi. Se Renzi, tra liberismo sociale brairiano e giovanilismo, è l’uomo giusto per portare fuori dalle secche la sinistra dal compromesso storico cattocomunista, datato al ’73, Crosetto sarebbe il politico piccolo imprenditore adatto ad riavviare la destra, senza Berlusconi ed i suoi legami negativi con la prima repubblica ed anche senza fascisti e vincoli identitari ancora più lontani. In larga parte Crosetto (classe ’63) e Renzi (classe ’75) sembrano condividere il grosso della sferzante critica alle istituzioni ed alla politica di Grillo e voler finalmente giungere ad un fare costruttivo ed a buone amministrazioni in salsa liberaleggiante, cose, queste, che appaiono ormai agli italiani semplice utopia. Moltissimi commentatori, che si pretendono interpreti del vasto mondo produttivo e delle professioni, e che vaticinano disastri strutturali nel caso la politica non si autoregoli, tifano a gran voce con i medesimi argomenti, ora per Renzi ora per Crosetto. Non c’è da meravigliarsene. Infatti si tratta di due democristiani, destinati in un’altra vita, ad essere colleghi di partito; due tesseratisi alla segreteria già quand’erano in fasce. Malgrado i suoi 40 anni, Crosetto ha fatto in tempo ad essere responsabile formazione della Dc e consigliere del compianto premier Goria, che anticipò la famosa definizione rutelliana del “sopra il motorino niente”, senza però neanche il motorino. Oggi l’enfant prodige cuneese celebra quasi 30 anni di politica pura, fatta tutta al vertice, di cui un terzo da deputato, prendendosi anche il role dei suoi conterranei Costa e Sterpa. Anche qui come ritratto analogo e contrario del Matteo, che per carenza di tempo ha partecipato a tutte le espressioni postDc (Comitati Prodi, Popolari e Margherita) negli ultimi 13 anni, affiancando e poi facendo fuori il conterraneo Lapo Pistilli, figlio come lui di democristiani toscani di vertice. Per quanto più giovane, Renzi, da Dc toscano, è più smaliziato e, soprattutto, preparatissimo nell’arte della dissimulazione, pratica che ha appiattito il mondo cattolico toscano nei più biechi dibattiti della locale sinistra, ma che gli ha permesso, da La Pira agli Ernesto Balducci, di partecipare al potere, mischiati ai ciompi rossi, e soprattutto anche vincere, sfruttando debolezze e idiosincrasie dei compagni. Non è chiaro se Renzi veramente creda al trapianto in corpore italiano dei meccanismi Usa; certamente sa che è divenuto sindaco a Firenze, con i meccanismi sorprendenti delle primarie, usati contro i vertici di partito grazie anche al dovizioso fondo Lusi . Come sorprese nel 2009 il segretario Pd fiorentino Domenici, ugualmente l’ha fatta a Bersani. Da Dc nell’anima, con concretezza, Renzi corre per vincere. Questo promette al popolo di sinistra: di vincere (come Prodi), non di essere di sinistra. E Crosetto? Questo perenne politico è imprenditore quanto il Matteo (entrambi hanno avviate imprese di famiglia, portate avanti dai parenti); insomma lo è per modo di dire. Ha rinunciato all’unica nomina importante, sotto le accuse radicali di conflitto d’interesse, reggendo assai meno dei Cota e Formigoni sottoposti a ben altre campagne. Si è unito al coro anti-Tremonti, che fu già di Casini, di Fini, di Cicchitto e di Galan; sembra voler fustigare l’immoralità del suo partito, ed anche quella del suo leader. Mostra un flebile frondismo, non una chiara sfida al Cavaliere, quale quella renziana ai figli di Berlinguer, solidi proprietari della sinistra italiana. Così facendo, forse a sua insaputa, Crosetto accetta la visione di sinistra della storia e della politica italiane, per cui Busi a buon diritto si può meravigliare che sia membro Pdl. Il centrodx è nato non per partecipare ma per vincere, occupando lo spazio politico storico di Dc ed alleati laici, I postfascisti Msi-AN del Pdl possono partecipare, anche solo per confermare presenza e radicamento, il resto del centrodx no. Ecco perché il Pdl è in caduta libera. Non per la sconfitta della cacciata da Palazzo Chigi, non per le accuse di P4, di golpismo, di mafiosità, di prostituzione, di incitamento a, di corruzione, di golpismo, di leso antifascismo. Tutte queste cose, paradossalmente, sono fiori all’occhiello per metà del paese, per l’elettorato del centrodx. Il Pdl, da sponsor tattico del governo Napolitano-Monti, un governo mille volte peggiore del suo, ha ingannato se stesso, confidando in una continuità impossibile, poi sistematizzata la bugia, non ha potuto nemmeno reagire al disastro dei tecnici. Avrebbe dovuto contrastare gli ordini della Bce dell’estate 2011 ed aprire la crisi, come avrebbe voluto Tremonti. Ora tutto i contorcimenti di un partito sceso in pochi mesi del 20% dipendono da questo impasse. Chi scrive in tempi non sospetti si è detto contrario all’abitudine pigra della dirigenza di destra di copiare cose sinistre, come le primarie: ognuno ha le proprie idiosincrasie. Il Pd fa le primarie per rioccupare la piazza e sentirsi Pci, dopodichè qualche Dc e lottacontinuista ne approfitta. Seguire primarie, o altre cose come colpevolizzazione dell’impresa, dei sindcati moderati e delle forze dell’ordine non è l’idionsincrasia del centrodx. Perciò Crosetto non è efficace come Renzi. Il primo finisce per essere usato dagli avversari, mentre il secondo li usa. L’auspicio dunque è che Crosetto concentri forze e mole contro chi difende l’acqua calda e butta il bambino. Si diventa forti, dimostrando di saper vincere sugli avversari, non imitandone gli accenti.

Pubblicato in : Primo piano

Info Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021, Il Male assoluto sullo schermo 2022.

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