
Mentre ci si mobilita per nuovi conflitti e si aumentano le spese militari, in Europa si continua a morire per mancanza di cure. Dopo anni di studi, analisi e tavoli tecnici, la Commissione Europea ha scoperto che le persone appartenenti al ceto medio-basso vivono in media sette anni in meno rispetto ai cittadini benestanti. Una differenza abissale attribuita – incredibile a dirsi – alla qualità della vita. Tra una riunione e un tè, mentre si monitorano i droni russi che sconfinano di tanto in tanto nei cieli della NATO, Bruxelles conferma che sì, forse la Presidente von der Leyen ha ragione: occorre armarsi ancora, anche a costo di investire mille miliardi, buona parte dei quali destinati all’industria bellica statunitense dove i fucili sembrano avere canne cromate degne di nota. Nel frattempo in Europa centinaia di migliaia di cittadini fanno i conti con un inverno senza riscaldamento, case fatiscenti, alimenti scadenti ma accessibili ed un sistema sanitario sempre più sbilanciato verso il privato. Chi non ha risorse non può permettersi visite specialistiche o esami diagnostici. Scoprire in tempo una malattia è un privilegio. Curarla, spesso, un’impresa. Dopo mesi e mesi di attesa molti arrivano in ospedale quando ormai è troppo tardi. A sorpresa la Commissione Europea parla oggi di “emergenza sanitaria”. Dall’altro lato, altri uffici europei – che raramente comunicano tra loro – chiedono tagli alla spesa pubblica, inclusa quella sanitaria. Perché? Per difendersi da Putin definito recentemente da Macron “l’orco”. Il presidente russo, secondo alcune ricostruzioni, starebbe valutando se invadere prima la Danimarca o la Finlandia. Della Polonia non sembra curarsi troppo, ma da Varsavia Tusk grida allarme ogni due giorni e accusa Mosca come in una continua partita dello schiaffo del soldato. Intanto dopo anni di studi milionari la Commissione ci dice ciò che chiunque vive sulla propria pelle: un ricco vive più a lungo perché mangia sano, beve meglio, abita lontano dai rifiuti tossici, guida auto sicure. Il resto della popolazione viaggia ancora con auto Euro 5 che peraltro si vogliono mettere fuori legge, magari costringendoci a tornare a piedi da Lodi a Milano come si diceva una volta nel ritornello di canzoni popolari interpretato da Wilma De Angelis. Nulla di nuovo, lo sapevamo già. Ma a quanto pare i vertici europei no. Ironia e rabbia si mescolano di fronte ad una classe dirigente mai così debole, che ha delegato il potere a funzionari furbi ma piccoli, capaci solo di aggrapparsi all’idea di un conflitto per restare in sella. A proposito di classe dirigente una curiosità che nulla ha a che fare con il tema ma che ogni tanto viene in mente: che fine ha fatto Gigino Di Maio? Terrà ancora conferenze nel deserto per spiegare ai nomadi come sconfiggere la povertà mangiando i datteri, così da vivere sette anni in più come i ricchi?
Angelo Santoro

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