Dopo l’abbattimento di un elicottero, dopo che un carro armato dell’esercito ha investito un manifestante e dopo che si erano creati innumerevoli comizi in tutto il paese, la settimana si chiude con l’esercito di Maduro che resiste tranquillamente nel Venezuela. L’opposizione ne esce ancor più indebolita, perché non è riuscita a minare il potere come desiderava. L’ultima speranza per il gruppo di Guaidó – l’autoproclamato presidente di quel paese, è la prossima settimana. Il popolo venezuelano ha capito che non deve abbattersi e deve ribellarsi contro la dittatura ormai radicata da tempo che ha lasciato il paese nella più grande crisi della loro storia.
In relazione alla situazione attuale del paese il Fondo Monetario Internazionale (FMI) prevede un ulteriore calo del 25% dell’economia entro la fine dell’anno, l’inflazione a sua volta supererà i 10.000.000% e il PIL scenderà ancora del 5% (dal 2013 il PIL è già diminuito del 50%). Il risultato della debolezza economica del paese è dovuto dall’alto indice di disoccupazione che supera il 45% dell’intera popolazione.
Per i cittadini, la fame è un altro fattore di rischio visto la malnutrizione presente in 3,7 milioni di case. Il 70% dei bambini non ricevono la quantità minima di proteine necessarie per sopravvivere. Per la FAO questi numeri rappresentano quanto segue: la causa di morte di tutti i bambini entro il primo mese di vita è la fame e si calcola che 12 mila bambini non arriveranno a compiere i due mesi di vita. Questi dati portano ad un considerevole aumento delle vittime visto che nel 1990 ci sono stati oltre 7 mila bambini, entro i due mesi di vita, morti in Venezuela.
Secondo uno studio dell’ENCOVI, data la carenza di cibo, l’87% dei venezuelani fa oggi “una dieta di sopravvivenza”. Secondo questi studi la popolazione mangia settimanalmente: Farina di mais, pasta, pane e burro, anche perché la carne arriva nel paese con prezzi astronomici e viene sostituita con la mortadella di pollo. Il popolo venezuelano mediamente durante il giorno fa due pasti.
Ogni giorno fanno uso di farina riso e burro per l’alimentazione quotidiana, alternandoli giorno per giorno. Il peso medio nazionale di ogni persona è sceso circa di 18 chili.
Tutta la sofferenza è strettamente collegata al poco valore dell’unità monetaria venezuelana (Bolivares). Un euro equivale a 5.821 bolívares mentre il reddito medio nel paese è di 4.500,00 bolívares, circa 77 centesimi di euro. Ecco alcuni esempi:
Una lattina di Coca Cola costa circa 27.779,00 bolívares, un po’ più di sei mesi di lavoro.
Un chilo di carote (prodotto importato) arriva a costare 101.513,52 bolívares, quasi 22 mesi di lavoro.
Un paio di Jeans, considerato un bene duraturo costa molto di più, e può costare 4.117.622,33 boliváres, più di 75 anni di lavoro.
Di contro essendo uno dei maggiori produttori di petrolio dell’America si può fare un pieno di carburante con appena un centesimo di euro. La mancanza di una politica economica ha generato queste notevoli differenze, e pensare che solo 4 anni fa il Venezuela era uno dei paesi più ricchi dell’America Latina ed aveva riserve petrolifere per più di 30 anni.
Il crollo del valore petrolifero nel 2015 ha portato il paese nella crisi più profonda. Secondo l’ONU 5,3 milioni di venezuelani hanno lasciato il paese negli ultimi anni. La disputa per il potere proseguirà ancora per una settimana, da un lato il dittatore con l’esercito e dall’altro il capo della rivoluzione affiancato da una popolazione affamata che ha ormai poco tempo per sopravvivere.
Ennio Ricanelo – dal Brasile

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