Gianni De Michelis è morto, dopo alcuni anni nei quali la malattia lo aveva costretto a ritirarsi a vita privata e non più intervenire nelle vicende politiche. Una vita nel PSI, più volte ministro (degli Esteri, del Lavoro) è stato un protagonista della politica italiana, diventando ministro a 40 anni, come aveva previsto nei suoi anni giovanili, da giovane attivista che non disdegnava, come usava una volta, picchettare fabbriche per distribuire volantini e andare personalmente ad attaccare manifesti. Appartiene a quella generazione di uomini politici che venne falcidiata durante gli anni terribili e nefasti di Tangentopoli, ovvero anni di terrore mediatico giudiziario, che consentirono di inferire alla democrazia italiana ferite non rimarginate. Il prodotto di quegli anni è stata la decadenza del Paese in campo economico, lo scadimento della nostra democrazia e, finanche, della qualità della classe politica. De Michelis, sempre animato da autentica passione politica, non si rassegnò e tentò di restituire un ruolo alla tradizione politica e culturale del PSI. Lo fece alleandosi con Berlusconi negli anni in cui questi sembrava perseguire una rivoluzione liberale, foriera di autentiche riforme. Quando fu chiaro che questa non era la vera direzione di marcia, Gianni se ne discostò. Non era di quei politici, oggi molto in auge, che barattano gli ideali per il proprio tornaconto personale.
Nicola Cariglia

Un altro grave lutto caro Nicola, non solo per la politica, ma soprattutto per la cultura, per la verità atteso da tempo.
Gianni aveva un’intelligenza politica formidabile oltre che un’energia fisica fuori dal comune come dimostravano le sue nottate in discoteca, La gioia di vivere!
Era sempre preparato, ma non perché si fosse scervellato a capire; solo per l’intuizione che lo contraddistingueva.
Gianni Venezia diventò così Gianni Italia e nell’aprile del 1980 ebbe la carica di Ministro della Repubblica, quindi ben prima dei 40 anni che compirà poi il 26 novembre. Due cose ricordo bene di lui: la prima quando da ministro del lavoro dichiara che se non fosse stata fatta urgentemente la riforma delle pensioni, si sarebbe rischiato di non poterle più pagare (era il 1980, altro che la Fornero), trovando la più accanita critica da parte del PCI. che aveva ovviamente torto marcio. La seconda quando in un sua presenza in Francia per incontri col Governo Francese, ebbe la ventura (secondo me sottovalutata), di stringere la mano ad un brigatista – tale Scalzone – riparato in Francia, avendo una storica reprimenda da parte di Pertini allora Pres. della Repubblica
Ma la più grande fu che dal MIDAS (1976) lui “lombardiano” fu fedele a Bettino Craxi fino alla morte. .Nessuno come Lui, neanche Rino formica che pure era vicinissimo al “capo”.
I miei rapporti personali – da minus quam ovviamente – furono sempre difficili, ma divennero collaborativi quando fondò con Intini ed altri, il Nuovo PSI, che poi presentò alle elezioni europee sotto il simbolo UNITA’ SOCIALISTA, ottenendo due parlamentari.
Certo ebbe le sue “grane” con tangentololi e con l’impedimento che una cultura censoria, che vediamo emersa ancor oggi, gli impedì di riprendere l’insegnamento Universitario all’Università di Venezia. Non ricordo alcuno che abbia fatto ammenda di questa clamorosa violazione del diritto al lavoro. Ma siamo già ad una normale pratica da parte dei “nemici” dei socialisti.