Recentemente ho avuto occasione di parlare con un addetto alle vendite di un negozio Media World. Non c’è di meglio che dialogare con una persona semplice, per comprendere e andare al cuore del problema. Parlando della pausa domenicale con il commesso, il giovane afferma: divisa per sette o per sei, la torta rimane sempre la stessa. Tradotto, la capacità di spesa degli acquirenti rimane sempre uguale. Anche nel caso che i negozi rimangono aperti sei o sette giorni gli incassi sono sempre gli stessi. Non si può non essere d’accordo; è solo in nome della concorrenza che nel corso degli anni si è accentuata la propensione a tenere sempre aperto. I soldi in circolazione, il potenziale di acquisto dei cittadini non cresce quando si aggiungono giorni d’apertura.
Il primo maggio, con mia sorpresa ho scoperto che i dipendenti di grandi catene commerciali hanno lavorato. Non è una novità, il fatto che i lavoratori abbiano visto diminuire il loro potere contrattuale negli ultimi decenni. Ma quando pensiamo ai dipendenti del settore commercio, ci chiediamo a chi giova tenere aperto la domenica?
E poi, il Primo maggio è festa in tutto il mondo. La torta (la capacità di spesa dei cittadini), se la dividiamo per sei o per sette giorni, è sempre la stessa.
È questione diversa quella degli Enti pubblici (erogatori di servizi ai cittadini in orari d’apertura limitata rispetto ai negozi) che dovrebbero dare il buon esempio; viceversa non solo non ci pensano neppure ad aprire la domenica, ma loro chiudono anche il sabato.
Che dire! La contraddizione è grande; i negozi hanno un ampio orario d’apertura, che consente a chiunque di poter far spesa dopo l’uscita dal lavoro. Viceversa, il comune è chiuso e sono costretto ad assentarmi dal lavoro per chiedere un certificato.
Tutto questo è assurdo.
I negozi sempre aperti e i comuni chiusi.
Roberto Fronzuti

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