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È necessario lavorare la domenica e il Primo Maggio?

I soldi in circolazione, il potenziale di acquisto dei cittadini non cresce quando si aggiungono giorni d’apertura.

di Roberto Fronzuti | 13 Maggio 2019

Recentemente ho avuto occasione di parlare con un addetto alle vendite di un negozio Media World. Non c’è di meglio che dialogare con una persona semplice, per comprendere e andare al cuore del problema. Parlando della pausa domenicale con il commesso, il giovane afferma: divisa per sette o per sei, la torta rimane sempre la stessa. Tradotto, la capacità  di spesa degli acquirenti rimane sempre uguale. Anche nel caso che i negozi rimangono aperti sei o sette giorni gli incassi sono sempre gli stessi. Non si può non essere d’accordo; è solo in nome della concorrenza che nel corso degli anni si è accentuata la propensione a tenere sempre aperto. I soldi in circolazione, il potenziale di acquisto dei cittadini non cresce quando si aggiungono giorni d’apertura.

Il primo maggio, con mia sorpresa ho scoperto che i dipendenti di grandi catene commerciali hanno lavorato. Non è una novità, il fatto che i lavoratori abbiano visto diminuire il loro potere contrattuale negli ultimi decenni. Ma quando pensiamo ai dipendenti del settore commercio, ci chiediamo a chi giova tenere aperto la domenica?

E poi, il Primo maggio è festa in tutto il mondo. La torta (la capacità di spesa dei cittadini), se la dividiamo per sei o per sette giorni, è sempre la stessa.

È questione  diversa quella degli Enti pubblici (erogatori di servizi ai cittadini in orari d’apertura limitata rispetto ai negozi) che dovrebbero dare il buon esempio; viceversa non solo non ci pensano neppure ad aprire la domenica, ma loro chiudono anche il sabato.

Che dire! La contraddizione è grande; i negozi hanno un ampio orario d’apertura, che consente a chiunque di poter far spesa dopo l’uscita dal lavoro. Viceversa, il comune è chiuso e sono costretto ad assentarmi dal lavoro per chiedere un certificato.

Tutto questo è assurdo.

I negozi sempre aperti e i comuni chiusi.

Roberto Fronzuti

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, lavoro, mondo, soldi

Info Roberto Fronzuti

Fronzuti Roberto, editore e giornalista. Nel 1967 Inizia l’attività giornalistica collaborando con varie testate. Nel 1968 Fonda e tuttora dirige il settimanale d’informazione “L’Eco di Milano e Provincia”. Ha fondato le riviste di settore mensili, “Stampare” e la pubblicazione “F & C Magazine” tradotta anche in inglese e spedita in altri paesi. Dal 1970 al 1980 ricopre incarichi a livello amministrativo nel Comune di San Donato Milanese, nel ruolo di assessore alle Finanze e Commercio. Nel 1992, su nomina del Presidente dell’0rdine dei Giornalisti, entra nel Consiglio di Presidenza dell’Istituto per formazione al Giornalismo Carlo De Martino. Dal 1992-1997, viene eletto nel Consiglio direttivo dell’Associazione Lombarda dei giornalisti. Dal 1997 ad oggi, è Segretario Nazionale della Associazione onlus “Tribunale per la Tutela della Salute”.
Ad oggi, Editorialista del settimanale on-line www.pensalibero.it, dal 1
gennaio 2016 è stato nominato direttore de Il Globulo, la rivista dei Donatori di Sangue dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

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