Non ci sono più i punti di riferimento fissi ad indicare con e contro chi essere. E gli italiani sono oltre che confusi, impauriti.
L’Italia, come è noto, non ha mai avuto nella sua storia una vera politica estera. E’ facile capirlo per i molti secoli tra la caduta dell’Impero romano e l’unità. Gli staterelli della Penisola, Stato Pontificio a parte, niente altro potevano fare che barcamenarsi tra i grandi stati europei, subendone sempre l’influenza e spesso il dominio. Fatta l’unità di Italia, invece, apparve subito che la lacuna era innanzitutto culturale. Le “conquiste” coloniali furono cotrassegnate da pressapochismo ed errori che resero ancora più tragiche queste avventure per noi e per i popoli assoggettati. Mussolini proprio per difetto di cultura trascinò il Paese nella immane tragedia che fu la seconda guerra mondiale, schierandolo dalla parte sbagliata. Caduta la Francia ad opera di Hitler credette che il più fosse stato fatto e si precipitò a dichiarare guerra ai Francesi ritenendo di guadagnarsi, nel giro di poche settimane, un posto al tavolo della pace in veste di vincitore. Il grande Indro Montanelli racconta quanto gli disse il direttore del giornale livornese Giovanni Ansaldo: che aveva suggerito ad Italo Balbo, tra i gerarchi più ostili all’entrata in guerra, di portare a Mussolini l’elenco telefonico di New York se voleva dissuaderlo.
Come eravamo. Più recentemente, dalla fine della guerra alla caduta del muro di Berlino, gli Italiani erano soliti accapigliarsi di brutto in tema di politica estera. Ma era come al videogame: si riscaldavano, ma i fatti e le tragedie riguardavano altri. Litigavano per conto terzi. Chi subiva l’influenza dell’America e del mondo occidentale rinfacciava le malefatte dell’URSS e dei regimi comunisti a quella parte di connazionali che ne erano affascinati: le dittature imposte ai Paesi dell’Est Europa, le brutali repressioni in Ungheria e Cecoslovacchia, etc.. Questi ultimi, a dire il vero, erano molto più attivi e costringevano le Camere, i consigli regionali, provinciali, comunali di quartiere a fare le ore piccole per discutere le “porcherie” degli americani, degli inglesi e dei francesi in ogni angolo della terra: dal Vietnam all’America Latina e persino in casa loro quando eseguivano sentenze di condanna a morte (che peraltro erano molto più abbondanti nei regimi comunisti, solo che i giornali non ne potevano parlare). C’era, a dire il vero, un’altra piccola parte di Italiani che seguiva teorie terzomondiste. Ma siccome lottava contro la povertà, era smaniosa di abbattere il mondo dei ricchi. Perciò si ritrovava naturaliter nella sfera di influenza di quelli che credevano nel comunismo che (checchè ne dica Veltroni oggi) c’erano ed erano moltissimi. Un po’ come gli “indipendenti” di sinistra, che nessuno, se non loro stessi, considerava indipendenti ed erano per questo chiamati altrimenti “utili idioti”.
Come siamo. Quel mondo è oggi scomparso, salvo che i più feroci nemici di Putin sono oggi gli ex comunisti, che lo sono perché l’amico carissimo dello “zar” è Silvio Berlusconi. Ma, in genere, non ci sono più i punti di riferimento fissi ad indicare su quale parte del mondo buttarsi. E gli italiani sono oltre che confusi, impauriti. Perciò meno propensi ad accapigliarsi e dividersi. L’ignoranza delle cose del mondo è minore perché moltissimi giovani e tanti imprenditori capaci il mondo lo girano, trovandosi non poco bene. La tragedia è il Paese che è incapace di marcare una sua presenza secondo una chiara strategia politica, che vada oltre la scontata e pedissequa adesione all’Unione Europea. Di colpo, ci ritroviamo smarriti perché direttamente coinvolti e responsabili in proprio di ciò che ci può accadere. Ancora con la speranza dell’intervento del deus ex machina, ovvero della superpotenza o Alleanza che armate di tutto punto vadano ad estirpare il mostro nelle regioni remote, ove ha preso forma e si è sviluppato.
Ma, se i mostri fossero già tra noi?

La cosa che si deve evidenziare è che gli altri capi, in Europa , sono stati eletti e sono legittimati, Renzi NO!
Come sia possibile ancora una cosa del genere? Non dovrebbe neppure essere invitato, l’Italia non ha nessun primo ministro, poiché esso non è mai stato eletto dal popolo.
Sono d’accordo che il problema è gravissimo.
Forse l’origine non è Renzi, che si è solo adattato alla realtà Italiana, ma il popolo stesso e la facilità con cui si vendono giornalisti, politici e tutti senza alcuna remora.
Abbiamo visti già Berlusconi comprarli tutti, la sinistra ammaestrarli tutti, in pratica il giorno che mancherà pensalibero, o da destra o da sinistra, ma ritorna il duce.
Caro Luigi,
Passera, Marchini, ora Della Valle: sembra che nemmeno gli imprenditori, in questo momento, in Italia, abbiano voglia e tempo per pensare alla reindustrializzazione. Troppo impegnati a fare…politica.
Caro Nicola,
Passera, Marchini e della Valle sono solo dinosauri amici di Renzi che nulla hanno a che fare con il nuovo modo di fare industria, quello nato a Silicon Valley.
Oggi l’industria la fanno gli operai e gli impiegati anche statali, quando gli si da l’opportunità di investire il loro trattamento di fine rapporto, non in industrie decotte pronte a fallire o al massimo a restare uguali, tipo come meno peggio la Fiat, ma pensa anche a Olivetti, Montedison etc.
In Italia occorrono 300.000 nuove Start Up all’anno, mille al giorno, solo per sostituire le industrie che andranno in perdita!
Un Piano Marshal fatto dai nostri operai ed impiegati investendo i loro risparmi, se gliene si da l’opportunità come nei paesi più avanzati, sveglia Renzi!
Caro Nicola,
Sto investendo a Londra su start-up alcune Italiane di Cesena e Livorno, ma domiciliate a Londra.
Per gli Inglesi le Seis appena fondate prevedono la possibilità di detrarre il 50% dell’investito dalla dichiarazione redditi e poi per le Eis nessuna tassa su eventuali guadagni.
Il razionale di questo è reindustrializzare e creare un azionariato popolare e diffuso, vista la vita media delle aziende sui 30 anni, ovviamente se oltre a non favorire la nascita di Italiani, non favoriamo neppure la nascita di aziende in cui possano un domani lavorare almeno gli immigrati, tanto vale fare dei lagher, prepariamoci.