Le nostre giornate tra paure e angoscia cercando il coraggio affrontando i luoghi ritenuti a rischio.
Parigi non sembra più Parigi, noi non sembriamo più noi, Bruxelles non sempra più Bruxelles, non siamo più quelli di prima, non potremmo esserlo.
Sensazione di guerra diffusa, spari e sirene, esplosioni e blocchi, mitra ad altezza di finestrini: abituarsi al terrore non è cosa facile. Ansie e domande da nuovo terrorismo. Convivere con il rischio di morte dietro l’angolo, davanti a un bar, in una piazza non era e non deve essere, fortunatamente, nella nostra quotidianità. Eppure da qualche giorno dobbiamo fare i conti con questa “inedita modalità”, come l’ha definita il presidente della Repubblica Mattarella, celebrando l’anniversario di Firenze Capitale. Libertà e sicurezza sono i fondamenti della democrazia: mettere insieme libertà e sicurezza è la missione più delicata di ogni governo ed è stato l’assillo di generazioni di filosofi e pensatori, di storici e di scrittori. Le nostre nuove giornate cosiddette normali si snodano tra nuove paure e bisogno di coraggio, nella ricerca della normale libertà di movimento che si misura con rischi di “luoghi e situazioni” pericolose.
Noi italiani che abbiamo vissuto il terrorismo nostrano si dice che saremmo più preparati. Ma questo è un altro tipo di terrore: mitra e bombe contro la civiltà, contro la vita quotidiana, non direttamente contro i “poteri”. Così adesso dobbiamo cercare di abituarci a stadi blindati, partite annullate e concerti che saltano o che riprendono tra misure di sicurezza da vertici mondiali. Dobbiamo abituarci a messe con il passy di sicurezza per accedere alle funzioni, a controlli e sorveglianze per viaggiare e ritornar a casa. L’altro giorno durante l’operazione di Saint Denis le parole chiave da coprifuoco erano comprese nelle frasi delle notti di terrore.
Sentirsi dire, in piena notte da messaggi speciali in televisione o dalle urla in strada “state in casa, non accendete le luci, non affacciatevi alla finestra stendetevi sul pavimento , se uscite morite” dev’essere stato un colpo per gli abitanti di Saint Denis. Un colpo anche per noi.
Testimonianze e rumori, fragori e bagliori di una notte di attacco ai covi del terrore che segnano una ulteriore tappa di quella che è considerata una guerra a pezzi. Queste ore che ci pongono tante domande Stiamo perdendo in libertà? Stiamo perdendo in umanità? Abbiamo o hanno sbagliato politiche e leggi? Hanno sottovalutato e dimenticato? Ci sono fasi. Vanno comprese la paura e l’agitazione anche quella dei gendarmi che, ovviamente tesi, possono puntare una pistola a un camionista che per caso arriva sotto il palazzo dell’attacco.
Ci dicono che tutto questo è il prodotto di un fallimento che mette insieme gli “arrabbiati” contro l’umanità. Si parla di disperazione delle periferie, di fallimenti di modelli. Sicuro: c’è un vuoto politico e c’è un vuoto culturale e bisogna ricostruire i sistemi di governo mediorientali, dicono gli analisti più accorti. E intanto come vivere? Non bisogna avere paura eccessiva, ci dicono tutti, perché altrimenti si fa il loro gioco. Ci proviamo, con tutto il cuore. Ma non è facile. Ci dicono che molti hanno sbagliato e si sono dimenticati che c’era la brace sotto la cenere, che i covi covavano e che i terroristi pianificavano.
Chi l’avrebbe mai detto che alla vigilia del Giubileo l’invito poteva essere “state in casa, non andate a scuola”. Chi l’avrebbe mai detto che affacciandosi all’alba da casa propria uno vede militari poliziotti forze speciali, elmetti e mitra. Cambiamo orizzonte. Come ci cambia la vita quotidiana? Paura dei grandi assembramenti, angoscia di partire, incertezza a dir poco sulla scelta di un volo o di aeroporto. Che vita sarebbe che vita è dover stare chiusi in casa, non poter andare a scuola? Uno psicologo l’altro giorno indicava come spiegare anche ai bambini cosa sta accadendo perché troppo fuori della vita quotidiana, magari attraverso lo sguardo comprensivo e misericordioso della mamma, che può aver paura ma può rassicurare.
Come combattere l’angoscia e il rischio? Abituarsi al rischio e all’evento avverso? Asserragliati, assediati, rinchiusi? Italia in guardia, italiani in allerta come in Francia e Belgio, a Milano come a Napoli o Roma. Investigatori e forze dell’ordine, governi i e comandi militari, associazioni e rappresentanze internazionali devono fare quello che serve per mettere nelle condizioni di maggior sicurezza tutti noi cittadini, e noi cittadini dobbiamo condividere l’invito del presidente Mattarella che l’altro giorno a Firenze ci ha ripetuto che è in atto “un tentativo di guerra globale dalle modalità inedite, che vuole deturpare l’inizio di questo Millennio. Ma non ci faremo rubare il nostro modello di vita e il nostro futuro”. Pensierino finale: Il diritto al nostro futuro è il cuore del nostro coraggio.

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