
La tensione in Medio Oriente raggiunge un nuovo picco oggi, 19 aprile 2026, con sviluppi drammatici che colpiscono sia le rotte energetiche globali che le missioni di pace internazionali.
L’Iran ha ufficialmente richiuso lo Stretto di Hormuz, annullando la breve apertura dei giorni scorsi. La decisione di Teheran è una risposta diretta al blocco navale statunitense mantenuto dai porti iraniani nonostante i tentativi di negoziato.
Oltre al blocco fisico, il Parlamento iraniano ha formalizzato un sistema di pedaggi per il transito delle navi commerciali. Fonti di settore segnalano richieste fino a 2 milioni di dollari per ogni singolo viaggio.
Le autorità iraniane avrebbero richiesto il versamento dei pedaggi in criptovalute.
Il transito sarebbe garantito solo alle navi dei paesi considerati “amici”, mentre per le altre il passaggio è subordinato al pagamento o totalmente interdetto.
La fragilissima tregua in Libano è stata macchiata dal sangue. Un casco blu francese è rimasto ucciso e altri tre sono stati feriti in un’imboscata a Ghandouriyeh, nel sud del Paese.
Il militare deceduto, identificato come il sergente capo Florian Montorio, faceva parte di una pattuglia impegnata in operazioni di sminamento.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha puntato il dito contro Hezbollah, dichiarando che “tutto lascia pensare” che la responsabilità sia del gruppo sciita.
Il Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha condannato fermamente l’attacco, ribadendo che la sicurezza dei peacekeeper deve essere garantita.
La concomitanza di questi eventi — il ricatto energetico a Hormuz e l’attacco frontale alle forze ONU — segna una pericolosa escalation che rischia di far precipitare la regione in un conflitto ancora più vasto.
Giuseppe Basilico

Lascia un commento