In Toscana Forza Italia è in crisi. I segnali sono continui. Gli ultimi mesi hanno accentuato il fenomeno. A fare da detonatore l’accordo istituzionale, a livello regionale, su Statuto e legge elettorale. Due voti a favore della maggioranza di centro sinistra che pesano come piombo e che hanno avuto conseguenze forti nel momento in cui si è trattato di andare alla composizione delle liste. Lo Statuto è in sedicesimo la carta costituzionale della Regione. Contiene le regole di funzionamento degli organi e i principi fondamentali, vale a dire la filosofia, il modo di essere di un dato ente. Il modello della sinistra non può essere quello del centrodestra e viceversa. Un esempio su tutti: la concertazione che è il caposaldo del modo di amministrare della sinistra e che, al contrario, in una concezione liberaldemocratica viene vista non come diritto di veto riconosciuto ad una parte ma solo come occasione di dialogo e di confronto.
Gli esempi potrebbero essere infiniti. Se il centrodestra si accoda al modello della sinistra può significare solo due cose: o il centrodestra non ha un suo modello progettuale da portare avanti o prende una posizione conciliante pensando di poter ricevere qualche vantaggio sotto altri profili. La stessa impossibilità di convergenze c’è in materia di legge elettorale. Da una concezione come quella della sinistra, burocratica e centralista può benissimo scaturire l’abolizione delle preferenze cosa che invece non è ammissibile per chi dice di richiamarsi ad una visione liberale della società che ha nell’individuo il suo punto di forza. La legge introdotta in Toscana è figlia della prima. Il partito ha il predominio, è lui a decidere chi deve essere eletto e chi no, l’elettore non può far altro che prendere o lasciare. Come può Forza Italia, che è un movimento nato in aperta polemica con la partitocrazia, votare un simile provvedimento? Con il vecchio sistema i contrasti fra gli esponenti di un partito si risolvevano nel segreto dell’urna. Le sconfitte avevano il sigillo della volontà popolare e non solo erano accettate ma invogliavano i singoli ad impegnarsi di più per avere poi più consensi nella società. Con l’abolizione delle preferenze avviene il contrario. Non c’è più l’incentivo all’impegno sul territorio e i contrasti, dovendo risolversi all’interno del partito si trasformano in guerre aperte. E’ quello che sta avvenendo. Chi perde, si defila quando non proprio non se ne va.
Il supposto interesse alla base della decisione, cioè l’aumento del numero dei consiglieri, non vale assolutamente la candela. Da qui la crisi. In tutte le province toscane si è registrata la fuga di una parte del partito dopo che lo stesso aveva imposto dall’alto i candidati ritenuti più idonei. Lo scontento è forte e inevitabilmente si tradurrà in una perdita di consensi

Non so se ci sia crisi vera ,vedremo in seguito . Quello che vedo è che si usa sempre lo stesso sistema della disinformazione ,già verificato per la “presentazione ” dello Statuto regionale . Nella sua forma più banale ,che costa meno: per evitare un argomento si porta la attenzione su altri …..Adesso più voci si levano contro l’abolizione delle preferenze ,effettuata con nuova legge elettorale;nessuno che accenni all’aumento dei posti da Consigliere …quello interessa tutti , ed allora é “democratico”! Quella dei posti in più é però norma statutaria ,e non si cambia facilmente.Si è affossato il referendum ( e ribadfisco l’affossato) nella speranza di sedersi a tavola con più agio , e su questo nessuno osserva alcunchè .
Che coraggio !