
Per invertire la tendenza il Governo ha avviato le riforme della scuola, del mercato del lavoro,delle pensioni. Tentativi giusti ma ancora parziali che però hanno trovato e continuano a trovare la resistenza della sinistra, dei sindacati, delle lobby di vario genere abituate da sempre a rendite di posizione non più ammissibili. I giornali ne parlano poco, e la cosa non meraviglia, ma le grandi organizzazioni internazionali indicano per l’Italia la strada che il Governo ha già imboccato. Così tempo fa la Commissione europea, sulla strada degli obiettivi della conferenza di Lisbona così più recentemente l’OCSE ha messo a fuoco un programma che va molto al di là delle misure già messe in cantiere. Ne riportiamo alcuni punti salienti: 1) riduzione della presenza dello stato nell’economia 2) introduzione della concorrenza nell’ambito dei servizi pubblici 3) riduzione delle imposte e dei contributi sociali sul lavoro 4) miglioramento del tasso di scolarità legando ai risultati la carriera degli insegnati 5) riforma delle regole societarie 6) introduzione di salari diversi fra Nord e Sud del paese ad iniziare dal settore pubblico.
COMPETITIVITA’ E SVILUPPO. ITALIA IN DIFFICOLTA’ PER LE POLITICHE DEL PASSATO. LE AMMISSIONI DEL PRESIDENTE MONTEZEMOLO
Rigidità del mercato del lavoro e protezionismo sociale. Sono queste le cause della perdita di competitività dell’Italia. Le organizzazioni internazionali spingono per la liberalizzazione del sistema

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