
L’Europa continua a essere esposta alla crisi energetica. Occorrono dei cambiamenti, anche di politica economica per evitare la stagflazione. Lo spiega anche il Prof. Giulio Sapelli, emerito di Storia economica all’Università degli studi di Milano, in una intervista rilasciata al ‘Sussidiario: “Mentre il Governo ha provato a correre ai ripari varando un taglio delle accise sul gasolio di 17 centesimi al litro fino al 6 agosto, al di là di sperare in una de-escalation in Medio Oriente, per affrontare la crisi energetica l’Europa deve fare la sua parte con misure sensate e ragionevoli. Per certi versi è stata una misura inevitabile, ma resta un palliativo. Vorrei che crescesse la consapevolezza riguardo al fatto che la vera criticità in questa fase non è relativa al petrolio, ma alla raffinazione. In Medio Oriente gli iraniani hanno preso di mira anche impianti di raffinazione. E lo stesso sta accadendo con gli attacchi ucraini in territorio russo. Questo crea dei problemi enormi in un’Europa che, per colpa di assurde normative dell’Ue, negli ultimi decenni ha chiuso molte raffinerie. Tutto questo ci ricorda che la crisi energetica ha molti volti.
Per fortuna c’è una buona notizia arrivata in questi giorni dall’Italia di cui poco si è parlato. Eni, attraverso la sua controllata norvegese Var Energi, sta acquisendo la danese BlueNord, ampliando così la sua presenza nei giacimenti del Mare del Nord, un’area oggi più sicura del Medio Oriente.
Mi sembra che i fatti di queste settimane stiano confermando quel che sostengo da anni: il futuro sarà Artico, dove fortunatamente il fondamentalismo islamico non è presente. Con questa politica economica le risorse possono arrivare solamente dal taglio ragionato di alcune spese inutili, ma non sono molte. Il punto vero è che andrebbe cambiata la politica economica in tutta Europa. Anche se inizialmente può richiedere qualche sacrificio, occorre passare da una politica economica basata sull’export a una fondata sull’ampliamento del mercato interno. L’Italia deve battersi affinché nell’Ue non prevalga il principio ordoliberista del libero mercato, ma ci sia spazio per i valori sociali che ben temperino il libero mercato, tramite, per esempio, un aumento dei salari, collegato naturalmente a un aumento della produttività, e una crescita del mercato interno. Il che è doppiamente annoso, perché non si tratta di un’inflazione da salari, ma da offerta. E non la si può combattere con un aumento dei tassi di interesse. Mi auguro che la BCE non si muova in questa direzione a settembre, altrimenti è bene che Christine Lagarde, che ha già fatto disastri, torni a fare l’avvocata d’affari e che alla guida dell’Eurotower arrivi un vero Banchiere centrale. Non da oggi, i profitti continuano a scendere e si cerca di riequilibrare questa situazione con una diminuzione dei salari e un aumento delle esportazioni. Il che non fa altro che restringere il mercato interno creando i presupposti per una stagnazione che, accompagnata da uno shock esterno relativo ai costi delle materie prime, si può trasformare in stagflazione.
Purtroppo siamo in un’era di guerre permanenti e questo rischio è più alto. L’Ue è in mano a dei pazzi. La prima cosa da fare è svincolare il prezzo del gas, che incide su quello dell’elettricità, dall’andamento del Ttf di Amsterdam, un mercato sottilissimo esposto a grande volatilità. La Burocrazia celeste dovrebbe piuttosto collegare il prezzo del gas a quello del Brent o spingere per i contratti take or pay. Bisogna poi essere cauti sull’elettrificazione, altrimenti si rischia di dipendere da una sola fonte e non essere sicuri dal punto di vista energetico. La domanda di elettricità aumenterà nei prossimi anni anche per via della costruzione di data center, il che vuol dire che servirà un sistema di centrali di produzione e una rete di distribuzione adeguati e sicuri. Stiamo vedendo quanto le infrastrutture energetiche stiano diventando bersagli nelle guerre.
A mio avviso, checché ne dica l’Ue, non si può prescindere da un uso ragionato dei fossili. È bene avere più fonti nel mix energetico tenendo anche conto della neutralità tecnologica. E occorre anche tenere a mente che la spinta all’elettrificazione ci avvicina sempre più alla Cina, vista la leadership di Pechino nelle auto elettriche e in tutta la componentistica per la produzione di elettricità da eolico e fotovoltaico”.
Tuttavia, anche al prof. Sapelli è sfuggito la convenienza economico tecnica della geotermia per la produzione di energia elettrica in Italia, riducendo la dipendenza energetica da altri paesi. Inoltre, ci sarebbero nuovi margini di competitività.
Salvatore Rondello

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