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Crisi e malattie del paese: vero, non basta la morfina

di Fabrizio Binacchi | 15 Aprile 2012

Può una sia pur dura critica della Marcegaglia, l’uscente presidente di Confindustria, che ha detto che il provvedimento sul lavoro è peggiorato rispetto alla bozza iniziale, far venire di nuovo la crisi da spread?

Settimana penosa. Nuovi e vecchi nodi sono venuti al pettine. Pensavamo di aver archiviato la paura da spread ed invece, eccolo, appena dopo la pausa pasquale riprovarci a mordere bilanci e prospettive. Pensavamo di aver superato l’ansia dell’altalena delle borse ed invece, eccola, appena dopo il lunedì dell’Angelo lo sprofondo da 5 punti e poi leggeri rimbalzi. E quindi la domanda che scorreva sotterranea diventa aperta: già finito l’effetto Monti? In Facebook molti hanno commentato: se il governo dei professori ha fallito, chiamiamo gli idraulici. Ma non dimentichiamo i falegnami, aggiunge un altro. Al di là della battute la doccia fredda deve essere parecchio fredda se all’indomani, di corsa, il presidente Napolitano ha colto una occasione già formale per ricordare che i problemi economici non sono affatto superati nemmeno nella loro fase emergenziale, che se non più la Grecia ora la Spagna è dietro l’angolo e che bisogna continuare a risanare ma anche a progettare crescita. Ha anche ragione ad invitare quelli che si augurano, ogni due ore, la crescita di smettere di augurarsela soltanto ma di farla. Ecco il problema. Smettere di auspicare ed augurarsi ed invocare, ma fare, progettare, praticare, realizzare. Intanto la botta è stata dura e al rientro dal giro mediorientale lo stesso Monti ha provato a cercare giustificazioni tra provvedimenti non ancora digeriti dalla politica e dure reazioni di parte della Confindustria sul disegno di legge del lavoro. Ma in molti ambienti ci si è chiesti: può una sia pur dura critica della Marcegaglia, l’uscente presidente di Confindustria, che ha detto che il provvedimento sul lavoro è peggiorato rispetto alla bozza iniziale, far venire di nuovo la crisi da spread? Mah. L’altra notte è comparso in tv un professore di economia, non della Bocconi, ma di Tor Vergata, l’altra Università di Roma, come direbbero i romani. Si chiama Gustavo Piga, oridnario di economia politica appunto a Tor Vergata, e da qualche mese fa appelli al prof. Monti perché negozi con l’Europa una nuova politica fiscale meno recessiva. L’altra sera-notte in tv è stato molto schietto: “Consiglierei al prof. Monti come rientra dal Cairo di prendere un aereo per Berlino e rinegoziare con la Merkel la politica economica che non può più colpire così”. Il così sta per tasse, imu, prelievi, imposizioni, tagli e via elencando. Insomma risanamento abbastanza bene, tolti i dolori più forti con la morfina al Paese malato, e abbiamo scongiurato la fine ateniese: ma con la sola morfina non si guarisce. Dice ancora Piga: ci vogliono stimoli, dopo il calmante ci vogliono gli stimolanti. Se non la dopamina almeno la serotonina. Già. Ma con quali soldi? Le banche comprano titoli di debito e non riescono a prestare credito alle piccole e medie imprese. Ci sarebbero i soldi da recuperare dalla storica palude italiana. Perché a guardar bene i tre problemi più grossi che costituiscono il vero profondo grave debito del Paese Italia sono ancora tutti lì: uno,  evasione ed elusione fiscale da podio europeo; due,  macchina Stato poderosa e pomposa quanto bloccata e bloccante (chiedere agli imprenditori); tre, distrazione di  fondi e corruzione politico-sociale con manifesta rappresentazione da Paese delle banane. Con tutto il rispetto per la qualità di queste ultime. Povera Marcegaglia: s’era presa per un suo commento la colpa del ritorno dello spread, ed invece le cause vere non sono in una  frase recente ma nei  mali  antichi, ben conosciuti ancora tutti da aggredire.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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