Non è tutto oro quello che sta al Lingotto. Ora sappiamo che, in realtà, la polvere che avvolgeva Veltroni durante la sua teatrale autocandidatura non era aurea ma molto più semplicemente la polvere del tempo. In effetti, appena esaurito il coro dei celebranti il rito veltroniano a colpi di “Ma quanto è figo Walter, ma quanto è innovativo Walter, ma quanto è buono Walter”, c’è stato appena il tempo di farsi quattro sane risate sulla affermazione della Bindi “Mi candido anch’io, lo faccio per le donne” – ci stiamo ancora asciugando le lacrime dal gran ridere, noi, donne di buon senso – che è scoppiata la bomba generazionale. Con due paginate, il Corriere della Sera – che porti sfiga davvero, come sostiene Ricucci?! –ha annunciato la candidatura del rampante Enrico Letta alla leadership del Pd, che per ora ha più aspiranti capi che cose da dire, ma questo è secondario. Il fatto eclatante è che una domanda angosciante ha immediatamente percorso l’Italia che conta, quella che si fa la barca, si fa la banca, e riconosce come assoluto maestro del pensiero prèt-à-porter Adriano Celentano: ma Veltroni è rock o lento?! Domanda esiziale, esistenziale ancorchè decisiva per le sorti prossime e future del nostro intellettualismo chic, sempre abile a cogliere i mutamenti sociali con prontezza e profondità di analisi, onde non sbagliare – giammai! – la scelta della parte giusta con cui schierarsi per la prossima legislatura. E qui, direbbe un fine pensatore popolare – se mai Repubblica volesse prenderci in considerazione – so’ cavoli amari, anzi amarissimi, e l’ultimo week end a Capalbio ha registrato movimenti sismici di rilevante entità negli spostamenti di ombrelloni – “Farà più figo sdraiarsi vicino a Rutelli o a Ferrara?” – e nelle notturne peregrinazioni di villa in villa. Chè in Italia, ormai è noto, i veri ricchi sono tutti di sinistra. Le dame romane che tengono salotto sono in ambasce, hanno già chiesto alla Palombelli di tenere un seminario di sopravvivenza in spiaggia sul tema “Se Veltroni fa rima con …Baglioni – che pensavate?! – Letta fa rima con eletta?!”, sperando così di chiarirsi le idee prima del fatidico settembre che chiederà forzatamente di schierarsi per uno o l’altro candidato, organizzando cene, feste, ricchi premi e cotillons per il futuro leader del più grande pastrocchio che sarà dato di vedere in questo paese, peraltro aduso a tutto. Insomma, il dibattito è aperto, e gli argomenti non mancano: se Walter ripropone tutto un datatissimo ciarpame anni sessanta-settanta, e porta ancora la stessa montatura degli occhiali di quando andava ai concerti dei Procolarum, Letta ha sdoganato gli anni Ottanta, sì proprio quelli dell’edonismo reaganiano, del disimpegno, della Milano da bere, dei Duran Duran e dei paninari, la cosa meno di sinistra che l’Italia ha vissuto nella sua storia unitaria, ed ha avuto pure il coraggio di dichiarare che “sono stati anni straordinari”. Ma non basta; mentre quel bravo ragazzo, invecchiato in bravo ragazzo con le rughe ed i capelli bianchi, ovvero Walter, ha ripetuto il logoro rituale delle feste di partito, il palco, la scenografia, le foto dei bambini e dei paesaggi toscani, il telo rosso di sfondo, il discorso letto sul gobbo, la giacchina a tre bottoni che fa tanto mestizia, e si è limitato ad eludere ogni ostacolo fidando nella Provvidenza – tanto poi, male che vada, lui va in Africa – il rampante Enrico cosa ti inventa?! Annuncia la propria candidatura online in contemporanea sul proprio sito e su Youtube – tranquilli, non si è spogliato – indossando una camicia strapazzata con le maniche rimboccate modello sto-lavorando-per-voi-non-ho-tempo-di-stirare, e dandosi come riferimenti Wikipedia e Van Gogh. Che ora, non stiamo a sottilizzare, vi sfugga il rapporto fra i due soggetti, è cosa del tutto secondaria, ma volete mettere la figata, la fantasia, la rutilante entrata in campo, il profumo di aria pulita e, soprattutto, nuova, che il giovane Enrico ci ha fatto respirare?! Frattanto, i due volponi che avevano gettato Walter nell’arena dicendogli “vai tranquillo, ci pensiamo noi, puoi solo vincere”, ovvero Massimo D’Alema e Franco Marini, hanno rilasciato interessanti dichiarazioni alla stampa, sul genere “Noi abbiamo convinto Walter?! Ma và, ci siamo giusto incrociati sulla via di Damasco – intanto che lui tornava dall’Africa – e gli abbiamo detto che in fondo poteva pure provare a candidarsi, se poi lui è rimasto folgorato dall’idea, noi che c’entriamo?!”…Appunto.
Chiara Boriosi

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