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Così la politica italiana adesso si fa a Bruxelles

di Fabrizio Binacchi | 4 Marzo 2012

Dopo il contagio da spread, fortunatamente ricondotto attorno a 300, siamo al contagio positivo delle relazioni politiche, che dal contesto europeo determinano nuovi equilibri all’interno dei singoli Paesi.

Settimana paradigmatica, quella appena passata, per capire che nella politica italiana molto è cambiato anche nei luoghi e nelle scenografie.  Nei posti degli incontri e nelle tavole allargate, dove si fanno gli accordi. La politica italiana si fa a Bruxelles. Un po’ anche a Francoforte e a Strasburgo, un po’ anche a Berlino e a Parigi. Come, d’altra parte e per contrappasso un po’ di politica francese e tedesca si fa a Roma o ad Atene. Dopo il contagio da spread, fortunatamente ricondotto attorno a 300, siamo al contagio positivo delle relazioni politiche, che dal contesto europeo determinano nuovi equilibri all’interno dei singoli Paesi.. Certo non sono scomparsi i salotti tipici, le interviste davanti o dentro Montecitorio, le corse delle Iene a sentire se questo o quel deputato prende meno o più di questo o quel commissario dell’authority. Ovviamente la politica che segue la costruzione delle leggi si fa ancora in buona parte dentro o attorno al Parlamento e l’esempio delle lobby durante i lavori di commissione e di aula delle redenti settimane sul decreto liberalizzazioni la dice ancora lunga sull’aree calde e sulle zone roventi per gli interessi delle classi sociali e delle categorie produttive. Ma soprattutto, dopo l’ultima settimana, possiamo dire che tutto questo che si svolge dentro i patri confini è una conseguenza di quello che si pensa e si decide a Bruxelles. E non solo ovviamente in materia di economia e finanza, ma di politica globalmente intesa. Non è stato un caso che ad esempio qualche giorno fa fossero a Bruxelles alcuni protagonisti della scena politica italiana,  da Monti a Berlusconi a Casini, e che in poche ore arrivassero in Italia segni di grande incoraggiamento e soddisfazione internazionale per come si mettono le cose economiche in Italia. Ma arrivavano anche notizie più prettamente e squisitamente politiche come la dichiarazione quasi choc di Berlusconi sulla “grossa coalizione”,  anche dopo le prossime elezioni politiche nazionali del 2013. Cambia insomma la geografia del metabolismo politico italiano. Una volta bastavano due cene tra il ristorante Settimio agli Uffici del Vicario o le Colonnelle attorno a Montecitorio e al massimo al Panteon vicino al Senato dove si faceva e disfaceva la maggioranza, adesso, nell’era Monti, anche la politica delle strategie prende la strada europea, decolla a livello di visione continentale. Monti stava con la Merkel a parlare di misure ed accordi e Berlusconi e Casini stavano al congresso dei popolari europei per decidere alleanze e strategie. Si alza enormemente l’orizzonte, si allarga la visione, si superano improvvisamente barriere che qui da noi, nella provincia della politica italiana, sembravano insormontabili. E anche questo non è sicuramente un male. Siamo passati nel giro di pochi mesi da una contrapposizione muscolare tra fronti politici tra loro sordi ad una propensione annunciata alla collaborazione post elettorale. Perché stanno capendo che 14 mesi sono un “certo” periodo di tempo ma che i tempi della crescita non sono i tempi del consolidamento. Si è già parlato di piccoli miracoli Monti per lo spread, adesso si parla anche di piccoli miracoli Monti per la trasformazione e innovazione del dialogo politico. E se davvero Berlsconi sta pensando di superare il partito che egli stesso ha voluto e fondato con una nuova formazione che si chiamerebbe o chiamerà Tutti per l’Italia vuol dire che è stato anche se indirettamente  a scuola da Monti. Dopo “Salva Italia”  e il “Cresci Italia” il partito “Tutti per l’Italia” è il segno che la politica sta raggiungendo altri livello e respira in Europa..

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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