A Strasburgo preoccupazione bipartisan, da De Castro alla Gardini: attenzione il nostro agroalimentare non può sopportare misure così pesanti. E i rimborsi di 125 milioni di euro sono “solo” una partita di giro.
Il tema è spinoso e scabroso. Coinvolge economia e diplomazia. Le sanzioni dell’Unione europea verso la Russia di Putin, per il caso Ucraina, hanno provocato sanzioni come risposta, che colpiscono in particolare il nostro sistema agroalimentare, dalla frutta ai formaggi, che proprio nel mercato russo stavano sfondando. E qui a Strasburgo, durante l’ultima sessione plenaria del Parlamento europeo, non si parlava d’altro. Rischio concreto che pomodori e prosciutti, pesce e formaggi una volta ben diretti al mercato di Mosca e di San Pietroburgo ora si inchiodi. Commercio e politica, diplomazia e bilancia dei pagamenti a confronto. L’emergenza mette d’accordo politici di schieramenti opposti come Paolo De Castro, del gruppo Socialisti e Democratici, che di agricoltura si intende essendo stato a suo tempo ministro italiano e nell’ultima legislatura europea presidente della potente commissione agricoltura che ha fatto la nuova Pac, come la popolare di Forza Italia, Elisabetta Gardini che parla di vero e proprio rischio globale per iniziative che dovevano essere meglio ponderate. “ Le sanzioni colpiscono chi le fa non chi dovrebbe subirle –spiega De Castro – le pagano i nostri agricoltori. In più i rimborsi di 125 milioni sono presi dai fondi per l’agricoltura quindi è quasi una partita di giro.” Insomma una bella patata che scotta al centro delle comunicazioni di una ventina di europarlamentari italiani a confronto con i giornalisti in missione strasburghese nel seminario promosso dall’ufficio informazioni Parlamento Europeo di Milano diretto da Bruno Marasà. Si sono alternati neo deputati e parlamentari europei di lungo corso dalla Moretti alla Kyenge, dalla Schlein alla Gardini, da De Monte a Sernagiotto, da Zanonato a Toia, Benifei, Cofferati, Salini, Bresso. Primi passi della legislatura europea ma problemi già ben pesanti che colpiscono le nostre terre, padane e toscane, piemontesi e lombarde, tra coltivazioni, stalle e produzioni agroalimentari. Le organizzazioni agricole come Coldiretti, Cia e Confagricoltura, sono già ad allarme alto. Per parlare di settori concreti basti fare riferimento a ortaggi e frutta. E’ il comparto del Made in Italy piu’ colpito dall’embargo con le esportazioni che avevano raggiunto i 72 milioni di euro nel 2013 senza dimenticare i flussi indiretti verso il mercato russo ed i danni provocati dal rischio di invasione sul territorio nazionale di prodotti di altri Paesi che non possono trovare piu’ uno sbocco nell’ex impero sovietico. Lo scrive in particolare la Coldiretti in riferimento al progetto per nuovi aiuti in favore degli ortofrutticoli colpiti dall’embargo russo presentato dall’Esecutivo Ue a Bruxelles. Complessivamente il danno diretto per l’Italia è stimato in circa 200 milioni di euro all’anno e riguarda oltre all’ortofrutta il blocco delle esportazioni delle carni per 61 milioni di euro e di latte, formaggi e derivati per 45 milioni di euro. Da segnalare che sono stati colpiti anche prodotti tipici dal Parmigiano Reggiano al Grana Padano (per un importo di 15 milioni di euro), ma anche prosciutti a denominazione di origine.
La sessione plenaria di settembre finisce ma l’allarme rimane e De Castro annuncia che non si potrà arrivare a fine mese, all’audizione dei nuovi commissari, senza aver preso una decisione che dovrà essere molto diplomatica ma molto decisa. Fare le quote nazionali, anticipare i pagamenti Pac a metà ottobre. Ma bisogna risolvere il problema alla radice per evitare la cronicizzazione della malattia.

Lascia un commento