I manifesti elettorali delle liste per le Città metropolitane e Province non servono, tanto i cittadini non votano. Si risparmia sulla carta ha deciso il Governo.
“Non vi si chiede la fatica di andare a votare e allora niente manifesti con le liste dei candidati, del resto cosa vi interessa di sapere chi sono coloro che andranno a sedere nei consigli degli enti intermedi di Provincia e Città metropolitane”. Non lo ha detto esplicitamente così come lo abbiamo riportato qui sopra ma poco ci è mancato. Il Governo e il Viminale chiedono agli italiani di non “impicciarsi” troppo del sistema di voto di quella fantastica riforma che prima ha cancellato le vecchie amministrazioni provinciali, poi le ha resuscitate sdoppiandole e infine alle poltrone vacanti ha resitituito i “gettoni d’oro” delle indennità di carica aboliti in tutte fretta in nome della tanto evocata spending review. Non stiamo scherzando ciò che abbiamo scritto è quello che appare sul sito istituzionale dell’Associazione nazionale dei comuni italiani in questi giorni e che riportiamo integralmente. “Alle elezioni di secondo grado “dei consigli metropolitani, dei presidenti delle Province e dei consigli provinciali nelle Regioni a statuto ordinario”, previste dalla legge Delrio, non è applicabile “la disciplina della propaganda tramite pubbliche affissioni di cui alla legge 212 del 1956, tesa a rendere note le liste e i candidati a tutti gli elettori partecipanti alle elezioni”. Lo ha precisato infatti Gianpiero Bocci, sottosegretario all’Interno, rispondendo alla Camera ad un’interpellanza, a prima firma di uno questori di Montecitorio Stefano Dambruoso, che chiedeva al governo cosa intendesse fare per “garantire un corretto svolgimento delle elezioni dei consigli metropolitani” e la par condicio. E il caos generato dalla legge di riforma approvata in tutta fretta e come sempre emendata e modificata nelle duplici “letture di Camera e Senato ha partorito un provvedimento macchinoso e pasticciato che ha generato nei comuni che dovevano gestirsi la patata bollente della cancellazione delle Province italiano difficoltà e problemi chi si vanno a sommare con la già difficile situazione gestionale dei bilanci degli enti locali. Il tutto lo conferma il numero uno dei sindaci italiani. “Abbiamo analizzato l’applicazione della legge Delrio – ha detto il presidente Anci, Piero Fassino – che avrà il suo passaggio cruciale tra il 28 settembre e il 12 ottobre quando ci saranno le elezioni degli organi di governo delle Città metropolitane e delle nuove Province, che segneranno l’avvio di queste due nuove istituzioni”. Fassino a tal proposito ha ricordato che nelle scorse settimane l’Anci ha svolto un lavoro preparatorio che è culminato con l’accordo con il governo, sancito in sede di Conferenza Unificata, sulle competenze dei nuovi enti insieme al governo.
“In particolare – ha riferito il sindaco di Torino – l’accordo prevede che accanto alle funzioni già previste dalla legge, le competenze regionali fino ad oggi delegate alle Province potranno, secondo il principio della sussidiarietà, essere delegate alle Città metropolitane e alle Province di secondo grado”. Tuttavia, ha tenuto a precisare il presidente Anci, “è necessario definire nella legge di stabilità le risorse disponibili” come è altrettanto “essenziale che entro fine mese si riesca ad individuare quelle risorse necessarie per garantire alleProvince uscenti di erogare i servizi fino a 31 dicembre”, cosa ad oggi impedita “da una spending review che ha inciso pesantemente sui bilanci di questi enti”.
Fassino è poi tornato sul nuovo Senato delle autonomie auspicando che la ripresa della discussione in Parlamento affronti il tema della rappresentanza dei Comuni “non tanto da un punto di vista quantitativo – ha rimarcato – quanto nel metodo di elezione, ad oggi prerogativa dei consiglieri regionali”.
Per quanto riguarda l’imminente discussione sulla legge di stabilità, il presidente Anci ha elencato i quattro punti su cui si baserà il confronto con l’esecutivo ovvero patto di stabilità, fiscalità locale, spending review e società partecipate.
Sul patto, i sindaci hanno ribadito che si deve andare verso un “superamento, anche alla luce del nuovo sistema di contabilità che partirà nel 2015 e che rende questo ulteriore vincolo superfluo”.
Anche sulla fiscalità locale, Fassino ha ribadito la posizione che Anci propone da tempo ovvero “riconoscere l’esclusiva competenza ai Comuni, senza compartecipazione da parte dello Stato centrale. Non chiediamo inasprimenti fiscali – ha tenuto a precisare – ma autonomia nella modulazione dei i tributi”. Autonomia che ritorna anche sul tema della riorganizzazione della spesa che secondo il vertice Anci “deve essere organizzata non su una somma di prescrizioni, che da sempre intervengono nella vita dei Comuni, ma secondo una spending review basata sui saldi. Si stabilisca – è la proposta – quale deve essere la riduzione di spesa del singolo comparto e una volta stabilito il saldo si lasci alla discrezionalità dei Comuni le decisioni di come raggiungerlo. Basta con la giungla di prescrizioni che hanno messo in causa l’autonomia dei Comuni e prodotto scarsi risultati”.
Infine, sulle società partecipate, Anci si augura norme chiare per riorganizzarle “perché – ha puntualizzato Fassino – siamo i primi a volerle riorganizzare e accorpare per consentire, a costi sostenibili, migliori servizi per i cittadini”. Forse l’ex segretario nazionale dei Ds è stato un tantino lungo e prosaico e poteva essere più diretto dicendo: “cari Renzi e soci, siamo d’accordo per fare le riforme ma se volete vi diamo una mano noi in trincea non scomodate troppo i pensatori di palazzo Madama e Montecitorio”.
Cesare Mannucci

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