Chiederei piuttosto l’adozione del reddito di disoccupazione, magari secono la formula svedese, approvata all’ultimo congresso su proposta della giovanile, che spetta a tutti a partire da 90 giorni senza lavoro.

Lasciamo perdere che di spese militari ne facciamo troppo poche per essere in un quadrante in ebollizione da cui gli USA hanno annunciato di volersi ritirare, e le facciamo male perchè non c’è coordinamento nella spesa a livello Nato e neanche Europa, e lasciamo perdere che non si capisce cosa voglia dire tassare le rendite finanziarie in Italia quando i capitali sono liberi di muoversi per l’Europa: FIAT è diventata olandese per ragioni fiscali e nessuno ne ha parlato nè in politichese nè in sindacalese.
Ma quello che vorrei capire è cosa significa “in deroga”: c’è la cassa integrazione ordinaria, automatica quando una azienda deve sospendere per un breve periodo la produzione in uno o più reparti: magari per traslocare in uno stabilimento più moderno e funzionale, che ha potuto costruire dopo solo 20 anni di attesa dei permessi urbanistici. C’è quella ” straordinaria, che penso venga concessa in casi eccezionali e dopo pressanti richieste sindacali: non mi è chiaro se i costi sono a carico di tutti i lavoratori, compresi i precari, oppure dello Stato. Poi c’è quella in deroga, di cui si sta parlando: un esempio sono i 9 anni concessi all’Alitalia in premio dell’interessamento della CGIL per far fallire , in accordo con Maroni, l’accordo con Air France: costo per noi 5 miliardi buttati più quelli di questa cassa, che spero sia a carico dello stato e non dei contributi dei precari.
In tempi di maggiore occupazione, si diceva tra gli industriali che solo un folle poteva acquistare un’azienda in cassa integrazione da più di 6 mesi, perchè in quel periodo i lavoratori migliori avevano trovato un altro lavoro, quelli più traffichini lo avevano trovato in nero e non volevano rinunciare a questa specie di stipendio aggiuntivo con contributi, e poi c’eran i più inetti, in vera difficoltà: adesso certo non è più così, ma resta da chiedersi per quale ragione i lavoratori delle aziende medio grandi, cioè quelli sindacalizzati, godano di casse integrazioni così estreme, mentre quelli delle aziende piccole e i precari di vario genere se restano senza lavoro sono fatti loro.
Se fossi al posto di Grillo, per il quale han votato prima di tutto i precari ( in mezzo all’indignata sorpresa di PD e Cgil, per i quali i precari non devono esistere) chiederei l’adozione del reddito di disoccupazione, magari secono la formula svedese, approvata all’ultimo congresso su proposta della giovanile, che spetta a tutti a partire da 90 giorni senza lavoro, e ovviamente con la disponibilità a fare quello che gli viene proposto. Magari evitando i corsi di formazione fasulli, che servono a dare stipendi ai formatori e basta: in materia, con gran disperazione dei sindacati in genere e della Cisl in particolare, sarei per pagare i corsi in funzione di quanti dei frequentatori han poi trovato effettivamente lavoro.

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