
Bersani dopo il poco felice risultato elettorale del 24 e 25 marzo 2013 non si convince che è stato bocciato dal Popolo per governare da solo il Paese. Bersani non si dimette subito dopo il risultato elettorale e con una cinica eleganza riesce a convincere il Capo dello Stato a conferirgli il mandato esplorativo per ottenere dalle forze politiche elette in Parlamento un consenso a formare un suo governo con il famoso voto “18 politico” per non ripetere le votazioni.
A Bersani bisognerebbe raccontargli quanto accaduto presso l’Università degli Studi di Bari durante un esame del secondo anno di giurisprudenza tra un giovane impreparato e un professore esigente e molto serio.
A fine esame, durato circa trenta minuti il Professore invitò lo studente a ritornare dopo aver preparato bene la materia d’esame. Lo studente non si alzò e con un fare poco corretto nei confronti del professore chiese il voto politico. Il Professore rispose di no.
Bersani sta facendo ricordare l’avvenimento vissuto da studente universitario. Era ed è noto che non si supera un esame se non si è sufficientemente preparati. Cosi come non si può pretendere di governare il Paese senza avere una maggioranza assoluta in entrambi i rami del Parlamento.
Bersani oltre a fare lui una pietosa figura, come quello studente impreparato sta rovinando l’immagine del PD che non condivide il comportamento del Segretario politico, lesivo per la sinistra. Nel PD si avvertono segnali di scissione. La linea politica del Segretario non è condivisa da molti autorevoli compagni di partito.
Molti dirigenti del PD non sono favorevoli a trascinare lunghe trattative per un esecutivo di minoranza perché l’Italia ha bisogno di un governo forte per realizzare le riforme e la ripresa economica. Lo stesso Matteo Renzi invita Bersani a trovare un accordo con il PDL o andare subito al voto.
Bersani insiste a portare avanti la sua linea per un’altra ragione che è quella di arrivare a votare un uomo si sinistra a Capo dello Stato.
Bersani sa bene che si andrà subito al voto e che la maggioranza per governare non la prenderà più. Egli però, mira a continuare a creare difficoltà, con l’aiuto del Capo dello Stato e dei noti magistrati di sinistra a chi dovesse vincere le elezioni.
La logica perversa di Bersani è: “Muore Sansone con tutti i Filistei”. Le preoccupazioni manifestate dalla CGIL e condivise dagli altri Sindacati non preoccupano Bersani che mai potrà vivere le angosce degli operai che corrono il rischio di rimanere senza la quota della cassa integrazione; di chi è senza lavoro e senza moneta per comprare il pane per i propri figli.
Bersani conserva gli stimoli comunisti e lo dimostra con il preferire la centralità del potere, secondo cui pochi devono stare benissimo e il resto obbedire e basta.
Per limitare i danni che Bersani sta procurando al Popolo italiano, occorre una ferrea reazione di Matteo Renzi prendendo le distanze dal Segretario del PD dopo averlo clamorosamente additato come solo responsabile dei danni arrecati al Popolo italiano e al PD.
Hanno ragione i giornalisti, gli intellettuali e quanti addebitano al Capo dello Stato, Napolitano una corresponsabilità per quanto sta avvenendo nello scenario politico italiano.
Napolitano avrebbe dovuto subito dopo il fallimento di Bersani affidare ad altra persona il mandato di formare un governo. Il nuovo Presidente, chiunque dovesse essere agirà solo sciogliendo le Camere e far gestire le elezioni dal Governo dei tecnici tanto odiato dai cittadini italiani.

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