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Cose da pazzi

Scrivo queste note ad urne quasi chiuse, senza disporre nè di exit poll nè di alcun tipo di risultato previsionale che non siano le mie personali valutazioni : ovviamente, se mi sarò sbagliato ed il Psi di Milano avrà ottenuto un clamoroso successo , sarò lieto di fare pubblica ammenda . ( Franco D’Alfonso)

di Franco D'Alfonso | 5 Aprile 2010

Non intendo riaprire questioni ormai superate relative alle alternative possibili alla inutile presentazione delle liste del Psi in Regione Lombardia ma a fronte del prevedibile e previsto lancio da parte della segretario nazional-toscano Nencini e del segretario di Milano, Biscardini, del rosario di “giustificazioni” alla sconfitta che è comunque alba di un futuro radioso ( per gli amanti del tema vedere l’editoriale in queste ore sul sito www.socialista.com ) vi propongo alcuni dati che dimostrano quanto dissennata ed immotivata sia stata questa scelta , dal punto di vista di chi pensa che i socialisti siano ancora parte politica attiva di Milano e Lombardia e non un marchio “vintage” da preservare.
Vi invito a meditare su questa serie di dati elettorali della città di Milano , il cui andamento è del tutto simile e congruente con i dati dell’intera Lombardia:

1993 (marzo ) Camera dei deputati Lista : Psi voti 136.203 ( 13,2%) capolista Bettino Craxi , con oltre 50 mila preferenze

1993 (giugno) Comune Lista Socialisti
Riformisti voti 12078 ( 1,6 %) eletto Formentini sindaco, nessun eletto socialista ( Tangentopoli in pieno)
1994 Camera Lista Psi voti 10248 ( 1,0% ) prima vittoria di Berlusconi
1995 Regionali Lista . Patto
Democratici voti 22247 (2,9%) Biscardini 1130 preferenze ( 1 ) , eletto cons regionale . Lista con Segni, Bordon etc
1997 Comune Lista Socialisti
Italiani Uniti voti 7379 (1,1%) Intini 299 preferenze (1) nessun eletto
1999 Europee Lista SDI voti 7272 (1,0%) Biscardini 1558 preferenze (1) nessun eletto
2000 Regionali Lista SDI voti 10822 (1,7 %) Biscardini 885 preferenze (1) eletto cons regionale
2001 Comune Lista SDI voti 3588 (0,6%) Grancini 301 preferenze (1) nessun eletto
2001 Camera dei deputati Lista Girasole voti 15468 (1,8%) alleanza con i Verdi , nessuna preferenza (listino bloccato)
2004 Europee Ulivo ( non interessa) Pia Locatelli 4005 preferenze ( 8a) eletta parlamentare europea
2004 Regionali Ulivo (non interessa) Luraghi 1784 preferenze , nessun eletto
2006 Camera dei Deputati Lista Rosa nel
Pugno voti 31377 (3,8%) lista bloccata , 1 eletto nel collegio di Milano
2006 Comune Lista Rosa nel
Pugno voti 8603 ( 1,4%) Biscardini 800 preferenze ( 1 ) nessun eletto
2008 Camera dei deputati Lista Ps voti 5078 (0,7%) lista bloccata , nessun eletto

2009 Europee Lista Sinistra
e libertà voti 18390 (2,9%) Pia Locatelli 1288 preferenze ( 5a) nessun eletto

Alcune considerazioni immediate :
1) i voti socialisti “identitari ” si sono ridotti a circa un decimo di quelli del Psi per effetto di Tangentopoli , pari a circa 12 mila e nell’arco di quindici anni ulteriormente sino a 5000 .circa .
2) i voti socialisti “organizzati” , più o meno identificabili con le preferenze espresse e tenendo conto delle inevitabili simpatie/antipatie dei singoli candidati , sono stimabili in 2000 circa negli anni ‘ 90 ridottisi a circa 1000 lo scorso anno . Gli “iscritti” al partito restano in rapporto più o meno costante di 1:10 .
3) Negli ultimi dieci anni le due coalizioni con i socialisti aventi carattere politico oltre che elettorale ( hanno attratto voti oltre i consensi dei soggetti “fondatori” ) , la Rosa Nel Pugno e SeL , hanno portato consensi e considerazione politica non da prefisso telefonico , riuscendo ad eleggere socialisti .
4) L’essere in lista con Ulivo-Pd e simili impedisce di fatto l’elezione di socialisti : l’eccezione di Pia nel 2004 Europee è dovuta al risultato molto personale ottenuto a Bergamo e provincia , che le permise di rientrare nel quintetto di eletti .

Alcune valutazioni politiche , poco meno che immediate :
1) l’abbandono delle ipotesi politiche ( Rnp , SeL ) e non solo elettorali , pur con abbondanza di “scarico” di responsabilità sulle spalle dei partner d’occasione sempre colpevoli di non voler valorizzare adeguatamente il Partito , riporta lo Sdi-Ps-Psi esattamente al punto di partenza , sul piano inclinato in discesa inesorabile . L’intero “dividendo” , per magro che possa essere , dell’operazione resta nelle mani degli “altri” : i Radicali , per esempio, hanno avuto 34 mila voti in città alle ultime europee , più ancora della Rnp . Il dato di SEL alle Regionali se come credo si attesterà tra i 7 e gli 11 mila voti in città , confermerà questo fatto
2) il livello sotto il minimo valutabile raggiunto dal consenso identitario non è quindi figlio di alcuna mancata rivendicazione di autonomia o peggio di alcun presunto “scippo”. La consunzione del mitico “zoccolo duro” è ormai tale da non permettere alcuna manovra di “valorizzazione” del marchio ( stile Toscana , per capirci : lì vale ancora un seggio di consigliere per il segretario regionale Ciucchi e quello di assessore per quello nazionale Nencini) . L’ultima valorizzazione ha riguardato i collegi di revisori dei conti di alcune società minori della Provincia di Milano , grattando il fondo del barile e per di più soffiando la “crosta” al “Partito ufficiale” ( messo pure fuori dall’inutile listino Penati..)
Per avere un paragone ancora più crudo e realistico del peso politico ed elettorale cui è ridotto il Psi : il Partito Umanista , presenza folkloristica della Prima Repubblica a Milano , nel suo momento di “minimo storico” aveva 9000 ( novemila) voti in città..

Alcune domande retoriche :
1) che cosa può aver spinto a pensare che la riproposizione identitaria del Psi avrebbe portato ad un risultato anche solo “confortante ” e diverso dalla ragionevole previsione di avere tra i 2500 ed i 5000 voti in città di Milano ( proporzione iscritti : 250 per 10, tot 2500 ; ritorno al passato più recente , Camera del 2008, 5000 voti ; preferenze individuali , 1/5 nella migliore delle ipotesi , egualmente 1000 per 5 , pari a 5000 tot) ?
2) come si poteva pensare di dare “maggior forza” alle proposte socialiste , sconosciute al 99,5 % della popolazione milanese ed italiana , attraverso la presentazione di una lista priva di qualsiasi preparazione minima e che , ove fosse stata presentata al congresso di una delle sezioni del Psi storiche , tipo la ” Centro” , la “Feltre Palmanova ” , la “Magenta” , avrebbe avuto difficoltà ad ottenere più di un membro del Direttivo di sezione ?
3) perchè si rinunciato anche solo all’accordo elettorale, per esempio , con SeL grazie al quale il piccolo gruzzolo di 1000 preferenze socialiste/Psi (solo città) avrebbe potuto garantire se non un consigliere eletto , quantomeno una dignitosa aggrregazione e mantenimento del “peso” pur leggero dei socialisti “organizzati” ? Per quale motivo è stata suonata la grancassa della “pari dignità” sul simbolo , mai posta prima dell’ultima ora ?

Considerazioni finali :
1) la storia del Psi come organizzazione autonoma in grado di formulare e gestire politiche , liste ed alleanze è finita almeno dal 2006 . E’ probabile che la finzione resti in essere ancora per un po’, dal momento che ci sono ancora 4/500 mila euro all’anno di finanziamento pubblico fino al 2013 , oltre alla membership nel Pse ( finchè dura : fossero ancora i tempi dell’ Internazionale Socialista , si sarebbe già stati quantomeno “sospesi” per irrilevanza) . Ma la politica, con questo, non c’entra nulla.
2) i socialisti , quelli del Psi e quelli non iscritti, che intendono fare ancora politica possono farla ormai in un solo modo : mantenendo una capacità autonoma di elaborazione di idee e di proposta , con un’organizzazione che sia consona a questo compito e non sia ridotta a parodia del tempo che fu e proponendosi ed operando come lievito di una Sinistra nuova che non può e non potrà mai essere rappresentata dal Pd . Una Sinistra nuova che non avrà le forme di un partitino nato dall’accordo tra pseudoligarchie residuali ( per intenderci, non penso affatto che si debba “entrare” in Sel o in altro gruppo nella forma attuale) ma assumerà forme diverse , attraverso la costituzione di liste e formulazione di candidature finalizzate alla competizione elettorale come quello di movimenti e gruppi di azione sul territorio su singole battaglie qualificanti .
3) coloro i quali hanno portato il Psi di Milano e nazionale a questa nuova, inutile, sconfortante umiliazione , non sono dei romantici idealisti che hanno condotto il Partito nell’ultima gloriosa battaglia . Nella migliore delle ipotesi , sono dei pessimi dirigenti politici che, pur conoscendo la situazione esattamente come me o qualsiasi altro modesto lettore di dati ed articoli , hanno buttato le utlime residue forze organizzate e speranze di qualche centinaio di militanti di età media superiore ai 70 anni su un numero scelto a caso sulla roulette sperando in un imponderabile miracolo . L’ipotesi peggiore non la formulo nemmeno.

Una preghiera, accorata e realmente sentita :
Se i vari “segretari” titolari del marchio Psi intendono continuare nell’opera intrapresa, magari lanciando strali contro i traditori , panciafichisti e quantaltro prevede il classico repertorio della benemerita cooperativa nonostante la stessa sia ormai al di sotto del numero minimo di legge dei componenti , evitino possibilmente di coprirsi di ridicolo e di conseguenza di rendere ridicoli tutti, storia passata compresa . Non ci vuole molto , basta evitare di dire che si è “invitata Martina Aubry a concludere la campagna elettorale del Psi ” o che ” il nostro segretario Riccardo Nencini è stato il primo tra i leader socialisti europei a congratularsi per la vittoria di Papandreu in Grecia ” ( storico , verificate sul sito “ufficiale” ! ) , che “il voto socialista , diffuso e organizzato, pur nella congiura mediatica dell’informazione, dei grandi partiti , della Cia e del Kgb etc etc è speranza di un futuro etc etc ” , come sono sicuro dichiarerà un segretario a caso .
Servirebbe anche a loro : qualcuno , vedendoli andare in giro a dire che “sono il segretario del PSI ” , potrebbe denunciarli per uso abusivo di denominazione sociale , pensando al “vero” Psi . Oppure , più probabilmente, li inviterebbe a togliersi il colapasta dalla testa e comincerebbe a criticare ancora (sbagliando) la legge Basaglia, proprio nel trentennale della morte del suo grande ispiratore !

Franco D’Alfonso

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, aubry, battaglia, berlusconi, bettino craxi, camera dei deputati, campagna elettorale, consenso, considerazioni, conti, costituzione, craxi, euro, figlio, finanziamento pubblico, futuro, grecia, informazione, internazionale socialista, lombardia, manovra, milano, nato, Nencini, papandreu

Info Franco D’Alfonso

Conseguita la laurea in Giurisprudenza alla Statale di Milano, prosegue gli studi con il Master Business Administration, MBA conseguito alla Scuola di Direzione Aziendale dell’Università Bocconi. Dal 1984 al 1998 è stato manager in Fininvest e Mediaset, dove ha ricoperto la carica di direttore delle produzioni internazionali. La sua vita professionale in ogni caso è principalmente incentrata sulla consulenza aziendale nel campo della telecomunicazione e dei media, con esperienze in Alfa Romeo, Finmeccanica e Italtel. E’ stato inoltre amministratore delegato di numerose aziende in settori diversi, dalla discografia al turismo. Giornalista pubblicista dal 1975, è editorialista per quotidiani e periodici locali e nazionali. Socialista storico milanese, è animatore di vari circoli e organizzazioni nati dopo la dissoluzione del Psi. Dal 2006 al 2008 è stato vicepresidente dell’ANMC – Associazione Nazionale Mutilati Invalidi Civili di Milano. Dal 1992 al 1997 è stato Consigliere d’amministrazione del Piccolo Teatro di Milano, nel periodo della direzione artistica di Giorgio Strehler.
E’ stato coordinatore e organizzatore della Lista Milano Civica per Pisapia Sindaco, con il quale ha svolto l’incarico di Assessore al Bilancio.

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